Berlusconi vuole vietare le intercettazioni per farle solo lui. Con i “fido bau” Alfano, Schifani, Minzolini…La vergognosa vicenda delle 18 telefonate fatte da Berlusconi all’Autorità per le comunicazioni, allo scopo di interferire nelle competenze della medesima per ottenere la chiusura del programma di Santoro, come è noto è venuta alla luce grazie alle intercettazioni telefoniche. La cosa ha fatto irritare Berlusconi ed i suoi scagnozzi (Bonaiuti, Bondi, Cicchitto, e compagnia) che hanno nuovamente dichiarato che:
1. Bisogna far approvare la legge sulle intercettazioni, che più che “sulle” è “contro” e di fatto le impedirà 2. Che c’è sempre il solito complotto dei magistrati che permettono le fughe delle notizie per le quali mai nessuno paga. Il “fido bau” Schifani ha subito detto: 'Sarebbe opportuno che si faccia luce al più presto su questa preoccupante fuga di notizie'. . 'Ormai il segreto istruttorio, con la pubblicazione delle intercettazioni, credo non esista più. Credo occorra dare risposta con indagini chiare ed efficaci che finalmente vengano a scoprire dov'è il marcio.” Cioè una dichiarazione esilarante ( forse era in preda ai fumi dell’alcol come il Questore di Roma quando diceva che in piazza erano solo 150 mila!) tenuto conto di ciò che è emerso e cioè che il primo a violare il segreto istruttorio è stato l’altro “fido bau” Minzolini, subito dopo essere stato interrogato. A parte che è di una gravità inaudita il fatto che  la seconda carica dello Stato (aiuto!) si preoccupi di chi ha fatto uscire la notizia invece che della gravità del contenuto di quelle telefonate. Il “fido bau” Alfano, da parte sua, ha subito mandato gli ispettori a Trani. Chissà se li manderà anche a Milano (sono certo di no) dove ora viene alla luce un’altra storia di violazione delle regole ben più grave, di cui è stato parte il solito Berlusconi. In poche parole il 24 dicembre 2005 (era ancora Presidente del Consiglio) l’amministratore delegato (tale Roberto Raffaelli) di una azienda(la Rcs-Research control system) incaricata dalla procura di intercettare il presidente di Unipol, Consorte, gli fa sentire, in anteprima ed in violazione dei doveri di riservatezza, penalmente sanciti, la nota telefonata con Fassino (“allora, abbiamo una banca?”). Incurante di avere di fronte un farabutto che stava violando la legge il Presidente del Consiglio Berlusconi non solo non lo scaccia ma gli dice : "La famiglia ve ne sarà grata per l'eternità", secondo il racconto di uno dei soggetti coinvolti. Già l’uso della parola famiglia appare un richiamo diretto a termini propri del vocabolario della mafia. In più, terminato il faccia a faccia, i personaggi coinvolti nella vicenda avrebbero spedito, in un pacchetto anonimo, l'intercettazione a il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. E dopo sette giorni il quotidiano ha pubblicato in esclusiva il contenuto dell'intercettazione. Morale della favola. Berlusconi non è un solo un capopolo, come sostiene Bersani, bensì un vero e proprio capobanda, che come tutti i banditi è pronto a dire tutto e il contrario di tutto a seconda dell’interesse suo e dei suoi amici. Ed è evidente che vuole la legge sulle intercettazioni in realtà perché non si facciano più, salvo che non sia lui a ordinarle per attaccare i suoi oppositori politici.

Commenti   

#3 decolle 2010-03-25 10:05
Il tgr Veneto delle ore 14.00 del 24 marzo, ha riportato un servizio su Verona, nel quale veniva illustrato, alla presenza del ministro Maroni e del sindaco Tosi, un progetto "pilota" di videosorveglianza integrata che si avvale delle oltre 400 telecamere installate in varie zone della città. Le immagini vengono centralizzate e selezionate, avvalendosi di un apposito software, presso gli uffici della polizia municipale, con lo scopo di coadiuvare le indagini in caso di crimini commessi o addirittura di prevenirli in particolari circostanze (?). I filmati rilevati dal sistema di telecamere consentono di visualizzare la fisionomia dei singoli passanti, oltre che le targhe degli autoveicoli, il luogo, il giorno e l'ora. Tutto ciò a vantaggio della sicurezza dei cittadini e nell'ambito di un progetto più ampio denominato "città sicura", come dichiarato dal ministro Maroni e che lo stesso ritiene possa e debba essere esteso ad altre città più grandi o più piccole. Mi sorgono spontanee alcune domande : il ministro Maroni è al corrente del fatto che il presidente del consiglio è contrario alle intercettazioni telefoniche, ancorchè "mirate a singoli individui" e debitamente autorizzate da un magistrato, a seguito di un ufficiale avvio di indagini su persone sospettate di aver in qualche modo avuto a che fare con un crimine già commesso ? Come potrebbe quindi il presidente del consiglio essere d'accordo nel controllare in massa, attraverso riprese filmate ed indiscriminate semplici cittadini "passanti" ? Come assolve tale sistema al compito di prevenzione ?
Che ne è del tanto declamato rispetto della privacy ? Come si colloca tutto ciò con l'accusa reiteratamente rivolta alla sinistra di voler instaurare un regime di polizia ? Forse la fondamentale differenza stà nel fatto che quella municipale può, mentre invece quella di stato non può ? Forse perchè quest'ultima non ha mezzi sufficienti ? Ho qualche problema a discernere la coerenza di tale iniziativa...estendibile anche ad altre parti del territorio nazionale, mi può aiutare ?
Grazie.
Maurizio de Colle
#2 Tony_C 2010-03-25 00:37
L'arroganza e la prepotenza non pagano, perchè provocano solo irritazione ed un'adeguata reazione nell'animo delle gente. Io credo che alle prossime elezioni si vedranno i risultati di questi modi di agire e spero che siano sufficienti per far cadere "FINALMENTE" questa incredibile maggioranza che dimostra ogni giorno di più di star perdendo tutti i lumi della ragione!
#1 Dilling 2010-03-25 00:26
quindi tutto di lui dovrebbe essere pubblico.

Chi ci tiene alla privacy non si candidi e non accetti incarichi pubblici, qua invece si vuole fare il contrario.

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