Di fronte al fallimento, in alcun modo superabile, dei modelli di socialismo reale ed all’insufficienza del modello liberista (crisi del ’29, risposta del modello keynesiano del “deficit spending”, ecc.) sia i propugnatori dell’uno come dell’altro hanno cercato di percorrere strade nuove, generalmente note sotto il nome di “terza via”.
Ciò ha determinato il convergere verso il medesimo obiettivo da una lato dell’esperienza della socialdemocrazia che cercava di rifondarsi. D’altro lato nel modello di società che così andava formandosi (variamente definita come “società post-industriale e della conoscenza”, “società post-moderna”, “società del rischio” o “società della modernità riflessiva” ) le istanza di autorealizzazione dei singoli e quindi il valore dell’individuo prevalgono sulle istanze collettive. In tale quadro si capisce perché anche nella cultura socialista si innesta il concetto di “responsabilità individuale”, fissando nel dovere e nel comportamento morale del singolo l’antidoto ai comportamenti devianti. In ciò si delinea la convergenza con la liberaldemocrazia che si fonda sull’idea che i comportamenti collettivi abbiano la loro radice in quelli singoli. In altri termini un sistema socio-politico ben funzionante non può che basarsi su una diffusa moralità che conformi l’aspetto legalitario e quello partecipativo dello stare insieme. “Nessuna delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista) ha vinto, essendosi imposta una formazione sociale, la liberaldemocrazia, su cui si innesta il socialismo, inteso come una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Il socialismo spinge la liberaldemocrazia ad affrontare la questione sociale, per incrementare le opportunità accessibili agli individui. Mentre il socialismo trae alimento dalle lotte sociali specifiche, la liberaldemocrazia effettua l’universalizzazione giuridico-politica dei contenuti espressi da quelle lotte. Molti partiti politici italiani fondano la ragione della loro presenza sulla sintesi tra le grandi correnti di pensiero del Novecento e dunque non può essere questa la base per l’identità, l’identificabilità e la differenziazione di Italia dei Valori rispetto ad essi. Ancorché anche Italia dei Valori si proponga di raggiungere quell’obiettivo tale identità, identificabilità e differenziazione si dovrà ricercare nelle “parole d’ordine” che Italia dei Valori sente di poter collocare alla base della propria azione. Tali parole d’ordine non possono, a loro volta, che trarre origine dalla storia del movimento, poi diventato partito, e che non potrà prescindere dal suo fondatore, Antonio Di Pietro, né da ciò che egli rappresenta ed ha rappresentato per il nostro Paese. Per questo suggerisco che queste “parole d’ordine”, che devono essere chiare, forti e comprensibili da chiunque, siano: 1. Moralizzazione della vita pubblica, 2. Non candidabilità dei condannati, 3. Rispetto delle regole: no a condoni amnistie indulti, 4. No al conflitto d’interesse ad ogni livello, 5. Riduzione dei costi della politica, 6. Lotta alla corruzione, 7. Si ai principi di meritocrazia, 8. Pari opportunità, 9. Lotta agli sprechi, 10. Sussidiarietà e federalismo, 11. Immigrazione programmata, 12. Certezza delle pene, 13. Lotta all’evasione fiscale, 14. Tutela dei consumatori e dei risparmiatori, 15. Marchio etico e statuto dell’infanzia e dell’adolescenza, 16. Flessibilità, ma non precarietà, del lavoro, 17. No al finanziamento della politica, 18. Codice etico dei partiti. Nella generale crisi che ha investito il mondo globalizzato il modello di capitalismo realizzato nei Paesi scandinavi, in Danimarca ed in Finlandia, sembra quello che, meglio degli altri, ha avuto capacità di assorbimento degli effetti negativi che si sono prodotti. Qualcuno parla di “capitalismo democratico”, con ciò intendendo un alto grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni aziendali. Una delle cause è il profondo senso di egualitarismo , in particolare nel sistema formativo. Uno dei fattori di ciò è l’assenza di classi sociali. “Chiunque può ricevere una buona formazione indipendentemente dalla sua origine”.“Nella maggior parte dei Paesi nordici ci sono piccole differenze salariali. La gente va alle stesse scuole. Non ci sono reali distinzioni di classe.” I manager svedesi – quelli meglio pagati – guadagnano appena un terzo di ciò che percepiscono i loro colleghi tedeschi. La mancanza di gerarchia nelle imprese vale anche verso l’alto. La partecipazione dei lavoratori alle strategie aziendali è un fattore importante. I dipendenti siedono in molti consigli di amministrazione delle società “nordiche”. Management e lavoratori risolvono insieme i problemi! Il modello Nordico non appare facile da emulare e non è facilmente esportabile. Stiamo parlando di Paesi piccoli, egualitari e con buoni sistemi educativi. Così il modello può essere ammirato ma replicarlo appare davvero complesso. “Complesso” non significa tuttavia “impossibile”.
Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione
MOZIONE
LIBERALI DEMOCRATICI RIFORMATORI: IL CONGRESSO OPTI PER IL MODELLO DEL CAPITALISMO DEMOCRATICO

“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, ed in particolare Presidente, Ufficio di Presidenza ed Esecutivo Nazionale, nell’ambito delle loro funzioni, esercitino il loro mandato per perseguire un modello di società definito come “capitalismo democratico”, nel quale si realizzi la sintesi delle tre grandi correnti politiche dell’Occidente( la liberale, la democratica e la socialista), coniugando la liberaldemocrazia in campo economico con una politica volta a dare espressione alle lotte sociali mediante l’allargamento dei diritti. Un “capitalismo democratico”, con elevato grado di uguaglianza e partecipazione nell’assunzione delle decisioni, anche a livello aziendale e dove la ricchezza sia distribuita in larga maggioranza verso la “classe media”, attraverso la formazione di ”veri e propri ascensori sociali”, che renderebbero compiuta la realizzazione dei principi di meritocrazia e pari opportunità."

Chiunque voglia sottoscrivere la mozione potrà farlo inviando un messaggio in posta elettronica al seguente indirizzo, dichiarando altresì se è delegato al congresso: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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