Quando, nel 2000, entrai in Italia dei Valori i temi della moralità nella vita pubblica e del cambiamento della classe politica stavano al primo posto, prima di qualunque altra considerazione e venivano continuamente declinati negli slogan della nostra campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001.
Subito dopo quelle elezioni, quando assunsi l’incarico di “Coordinatore Nazionale dei Dipartimenti Tematici”, che furono allora da me costituiti insieme a Giorgio Calò, ci demmo, come primo compito, quello della stesura di un “Programma politico generale” di Italia dei Valori. Il lavoro impegnò per alcuni mesi, non senza discussioni anche aspre, un centinaio di persone, con svariate competenze di elevata qualità. Al termine dei lavori fu lincenziato un testo, che passò agli organi politici del partito, venne posto integralmente sul sito internet e rimase invariato fino alle elezioni politiche del 2008, con una revisione svolta nel 2006/2007. Riporto ciò era scritto nella premessa di quel programma:
“L’Italia dei Valori ritiene indispensabili alcune semplici regole che valgono sia all’interno del partito che al suo esterno, nel quadro generale della vita pubblica italiana.
Per eletti, nominati o designati negli enti e classe dirigente vogliamo
· incompatibilità tra le cariche di ministro e di parlamentare; di parlamentare europeo e parlamentare nazionale; di ministro e di professionista; di parlamentare, consigliere regionale e sindaco nei casi in cui si possa determinare conflitto di interesse
· in tutte le assemblee elettive, massimo di due legislature
· controllo delle spese elettorali anche in caso di elezioni europee, a cura dei revisori dei conti dei bilanci e dei revisori dei conti dei bilanci dei partiti per i parlamentari
· riduzione dei costi della politica e conseguente diminuzione del numero degli eletti e degli assessori; limitazione della possibilità di partecipare a più commissioni in cui sia previsto un gettone di presenza
· trasparenza delle nomine negli Enti, nelle Società a capitale pubblico, nelle Società a capitale misto; auditing pubblici di commissioni parlamentari e consiliari, integrate da tecnici, esamineranno i curricula dei candidati e proporranno una rosa di nomi nell’ambito dei quali gli organi esecutivi degli enti opereranno le scelte
· tetto massimo per stipendi e indennità dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione che non potranno superare quelli dei parlamentari
· ridefinizione del ruolo e del funzionamento delle Autorità e del rapporto con enti e società sottoposti al loro controllo
· vigilanza del Senato, in quanto Camera federale, sulle Autorità;
· revisione dei criteri di nomina e delega al Presidente della Repubblica;
· revisione degli stipendi dei Presidenti e dei componenti le Autorità che non potranno superare l'indennità dei Parlamentari;
· divieto di assunzione di parenti entro il terzo grado di parentela nelle Autorità e negli Enti e Società sottoposte al loro controllo nonché nelle Istituzioni e nelle Società private che hanno rapporti con le Autorità e viceversa.”
Il “NO” alla “politica come professione”, come ben ci si può immaginare, è di quelli particolarmente cruciali ed è tra quelli che, a mio giudizio, sono alla base di tanti consociativismi presenti nella poltica italiana. E’ così che si è in realtà formata quella che da tutti viene definita “la casta”. I privilegi della casta nascono proprio dalla trasformazione della “politica come servizio” in “politica come mestiere”. Per questo, noi di Italia dei Valori, crediamo che il cambiamento delle solite vecchie facce della politica passi attraverso una limitazione dei mandati parlamentari. Solo così si possono garantire i principi di meritocrazia e di cambiamento e fare si che colui che ricopre cariche politiche abbia prima dimostrato le sue capacità nella società civile, alla quale deve tornare dopo aver esercitato il mandato elettorale. Non deve esistere un principio che “la politica è professionalità”, poiché dopo sei mesi tutti possono apprendere i “meccanismi” di funzionamento del Parlamento e, in ogni caso, il vantaggio della nuova linfa è sempre preferibile a quello di una professionalità usurata.
Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione
“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, devono dare attuazione al principio della “politica come servizio” e per tale ragione “nessuno, ad eccezione del Presidente del partito, che abbia già svolto il mandato parlamentare per più di due legislature, potrà essere candidato ad un terzo mandato. Il principio potrà non essere applicato nel caso in cui una legislatura si interrompa prima che sia trascorsa la metà della sua durata naturale. E’ indifferente il fatto che il mandato parlamentare sia stato svolto alla Camera o al Senato. La regola vale anche per il mandato di consigliere regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano.”
Chiunque voglia sottoscrivere la mozione potrà farlo inviando un messaggio in posta elettronica al seguente indirizzo, dichiarando altresì se è delegato al congresso: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Commenti   

#3 Fagone 2010-01-05 15:30
Grazie On. Borghesi; quanto Lei scrive NON è, a mio parere, un'utopia. Quanti hanno a cuore il futuro di questo Paese dovranno prendere in assoluta serietà le proposte riportate. Da libero cittadino, lavoratore ed incensurato(anche se oggi nella vita comune ha poca importanza!) Le dico Grazie perchè queste sono le vere riforme da fare. E un'utopia NON è tale se alla fine la si raggiunge.
#2 sfitta 2010-01-05 14:39
Concordo e sottoscrivo pienamente quanto afferma il prof Borghesi. E direi che , anche all'interno del partito , la posizione è tutt'altro che isolata e contribuirà ad allargare il numero degli elettori ( per esempio una parte dei "grillini"). Sarà comunque molto difficoltoso mettere "su carta" delle regole così precise.Chi scrive ha avuto casualmente modo di vedere come vengono organizzate le scatole cinesi di società che devono "distribuire" utili alla politica o che hanno al loro interno "consiglieri" che fanno parte del parentado di politici.Per non parlare di presunte "consulenze" pagate a società che consulenza non fanno , ma che hanno come soci i soliti parenti.
Nutro parimenti moltissimi sospetti sugli stipendi dei cosiddetti "manager d'oro" : ritengo estremamente improbabile che un politico che guadagna 22.000 euro al mese metta a capo di aziende pubbliche dirigenti che percepiscono milioni di euro : il sospetto è che molti di questi tornino indietro a chi queste cariche decide..Non si faceva così anche nel calcio ? Brocchi che prendevano stipendi d'oro , a bilancio...E temo non valga solo per le aziende pubbliche (per esempio le banche ?)
Riporto parte dell'articolo di Pardi nell'odierno numero de "Il fatto quotidiano" :
"L’Idv dovrebbe porsi con maggiore decisione il tema
delle incompatibilità. Non è sufficiente la rinuncia
ai doppi incarichi ma è necessario individuare le
numerose inconciliabilità: tra professione e incarico
elettivo (e anche incarichi di rilievo nel partito);
tra soggetti di iniziativa politica e organi di controllo.
Gli organi di garanzia (tipo collegio dei probiviri)
non possono, a qualsiasi livello, essere scelti dall’au -
torità politica. Altrimenti l’autonomia del controllo
va a farsi benedire.
L’Idv dovrebbe adottare l’anagrafe più trasparente
degli eletti e dei propri esponenti di spicco: proprietà
e fonti di reddito devono essere rese pubbliche.
Alla fine della legislatura i cittadini devono poter
verificare se l’eletto abbia tratto vantaggi indebiti
dalla sua carica. Il partito dovrebbe impegnarsi a
porre un proprio limite alla durata degli incarichi
elettivi.
Non so se la sola legislatura, indicata da Flores, sia un
limite praticabile e utile ma, intanto, porre con rigore
il limite delle due legislature sarebbe comunque
un passo avanti. Va da sé che l’Idv dovrebbe
puntare sempre a realizzare la parità di genere negli
incarichi elettivi e direttivi.
C’è infine un punto su cui il giudizio dei cittadini, e
in particolare quelli dei movimenti, sarà sempre più
impietoso: essere parente o convivente stretto di un
eletto non può essere condizione preferenziale per
la candidatura"
#1 mattia.pastrello 2010-01-05 12:24
Buongiorno On. Borghesi, rimango stupito nel leggere questo articolo, onestamente rimango stupito perchè è la conferma che le mie speranze non son affatto mal riposte e che c'è ancora qualcuno, nella fattispecie Lei, che ha il coraggio di rivangare degli argomenti fondamentali.
Questo delle due legislature, in primis.
In una realtà socioculturale come quella italiana una proposta come questa, che io da sempre appoggio, risolverebbe molti potentati e giochi di potere, darebbe nuova linfa e nuovo slancio, permetterebbe l'abbandono dei soliti malcostumi che purtroppo ci contraddistinguono, smantellerebbe forse qualche antico feudo.
Non sono un candidato al Congresso, non sono un iscritto, ma son un libero cittadino italiano che la appoggia in quest'utopica proposta.
I miei più sinceri complimenti.

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