4 operai stanno su un carro ponte per 8 giorni. Salta fuori un compratore che si impegna a riprendere l’attività. Tutti contenti: i 49 operai in cassa integrazione, i sindacati, i politici, il prefetto.
"L'accordo raggiunto per il mantenimento ed il rilancio delle attività produttive alla Innse è un successo che va ascritto alla lotta caparbia dei lavoratori ed alla mobilitazione del sindacato, che hanno saputo coinvolgere e coagulare adesioni e solidarietà ampie attorno all'obiettivo di impedire la dismissione di una fabbrica d'eccellenza". Così Nino Baseotto, segretario generale della Cgil Lombardia. “La lotta radicale paga, e questo è il principale insegnamento per il movimento operaio italiano e che potrà avere un riverbero positivo per l'autunno". Commenta così, il segretario nazionale del partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando. L'ex presidente della Camera Bertinotti elogia gli operai della fabbrica di via Rubattino e chi ha dimostrato loro solidarietà.
Trovo invece che la vicenda offra lo spunto per dire che siamo in presenza di un esempio negativo di relazioni sindacali e di un atteggiamento vetero-sindacale che non dovrebbe essere seguito. Cercherò di spiegare il mio punto di vista.
La INNSE Presse nasce dalla storica officina Innocenti Santeustacchio, che ha avuto un ruolo leader come azienda metalmeccanica nella zona di Lambrate, la cosiddetta ”area ex Maserati”. A suo tempo produceva la Lambretta. Ancora nel ’73 ave­va 2 mila operai. All’epoca della privatizzazione dell’IRI per l’Innocenti è avvenuto il passaggio dalla finanziaria pubblica Finsider alla tedesca SMS Demag, dalla quale c’è stata una successiva cessione alla Società Manzoni, proprietaria di altri siti produttivi nella province di Bergamo e Brescia. Dopo anni di incertezza occupazionale con periodi di cassa integrazione guadagni, nel 2002 la Manzoni decide la messa in liquidazione della INNSE Presse, che nell’anno successivo viene attratta nella procedura di amministrazione straordinaria dell’intero Gruppo Manzoni. Nel 2006 l’imprenditore Silvano Genta l’acquista per 700 mila euro con la promessa di rilancio. Promessa presto naufragata. I telegrammi di licenziamen­to furono spediti a partire da giugno del 2008, e da quel mo­mento gli operai iniziarono l’oc­cupazione della fabbrica, fino alle vicende di questi giorni, con un nuovo acquirente per 4 milioni di euro ed un accordo che garantirebbe la riassunzione immediata di tutti e 49 gli operai. Da chiarire il piano industriale e gli ammortizzatori sociali che porteranno tutti i lavoratori a indossare a breve di nuovo la tuta blu. Il gruppo bresciano si è impegnato a garantire il livello occupazionale dell'azienda e il suo rilancio nel settore metalmeccanico. La Innse resterà un'area industriale produttiva almeno fino al 31 dicembre 2025, assicura Camozzi. Un ramo della Innse era già finito nelle mani del gruppo bresciano alcuni anni fa, ora il gruppo Camozzi è il nuovo proprietario della storica azienda milanese.
Io mi faccio qualche riflessione e qualche domanda:
  1. Questa azienda da molti anni non produce utili. La sua storia è la tipica storia di aziende statali sopravvissute solo grazie a continue iniezioni di denaro pubblico
  2. Si tratta dunque di una azienda rimasta in piedi attraverso forme di assistenzialismo dello Stato
  3. Sarebbe interessante fare il conto complessivo di cosa sia costata a tutti noi contribuenti negli ultimi venti anni
  4. Non condivido una sola parola di ciò che Maurizio Zipponi ha scritto il 5 agosto sul blog di Italia dei Valori. Egli parla di “difesa di posti di lavoro”, di “orgoglio di produrre pezzi e macchine”. Trovo queste frasi espressioni di vetero-sindacal-comunismo populista
  5. Quei 50 posti di lavoro gli Italiani li hanno pagati ormai 100 volte
  6. Quando un’azienda non produce utile, per definizione distrugge ricchezza
  7. E’ anche interessante chiedersi come mai nessun imprenditore si sia fatto avanti un anno fa quando tutte le istituzioni erano impegnate in una spasmodica ricerca di qualcuno che ritenesse possibile investire guadagnandoci
  8. Forse che l’industriale Comazzi, saltato fuori all’ultimo momento, si è reso conto che , grazie al recente decreto anticrisi, potrà fruire di nuovi sostanziosi aiuti pubblici per rinviare di un altro paio d’anni la fine di questa azienda in stato di decozione?
  9. Io penso che il nostro Paese uscirà dalla crisi se accetterà l’idea di non gettare più risorse dei contribuenti per salvare posti di lavoro ormai definitvamente persi investendo invece in ricerca ed innovazione, che sono gli unici veri strumenti per creare nuovi posti di lavoro effettivi

Commenti   

#12 gattai 2009-08-20 17:14
Bravo Professore! Se non parliamo così si finisce "omologati" al partitello di sinistra tout court. L'IdV. - secondo me - può aspirare ad un ruolo "cerniera" tra PD e PDL ed anche quale sede di un contesto liberaldemocratico di stampo europeista
#11 garnett21 2009-08-16 19:23
Bravo, bene, bis!
Perchè è così difficile essere d'accordo con questa posizione? E' un insuccesso per l'Italia il caso Innse, altro che storie!
Peraltro ricordo che quasi tutti i dipendenti erano stati riposizionati in altre aziende (vero e sano ammortizzatore sociale)
Il tempo sarà galantuomo.
#10 Noi Midi 2009-08-15 22:14
Tutti i Media hanno enfatizzato l'impegno delle Istituzioni, ma la vera verità non l'hanno mai detta, perchè?
Solo l' On. Borghesi era al corrente della vera situazione?
RAI, Mediaset, La 7. ecc. disinformazione spazzatura.
#9 cosetta sartori 2009-08-15 11:21
Ma per lo meno, si è evitato che altre 49 famiglie si trovassero nella disperazione. Non è stato un gesto di solidarietà, e si sospetta che vi sia la certezza di ulteriori contributi statali? All'interno di tutto lo sperpero di denaro pubblico, questo, certamente, non c'entra.
#8 Sabrina Di Napoli 2009-08-14 17:39
Indubbiamente, la questione del lavoro è la più importante che un politico si trovi ad affrontare: implica infatti una visione relativa la stessa crescita del Paese. In questo quadro si mescolano vecchie impostazioni ideologiche e visioni riformiste che però stentano a decollare.
Quando si tutela il lavoratore, noi tuteliamo la famiglia e la dignità delle persone. E lavoratore è anche ma non solo l'impreditore. Su cosa sia garanzia, per un lavoratore io credo che la risposta sia semplice. La serenità di costruirsi un futuro, senza la paura di restare "a secco". Di denaro e di possibilità. E sulle possibilità la capacità di generare flussi informativi che migliorino continuamente la formazione dei lavoratori, che possa quindi far incontrare la domanda e l'offerta in modo che il risultato sia una crescita redistribuita dei redditi degli imprenditori che rischiano, dei lavoratori e dello stato stesso attraverso l'aumento del Pil sia l'obiettivo da perseguire. in realtà in questo paese si tende a dividere e a ragranellare "vantaggio" invece che ha costruire ricchezza, ecco perchè alla fine ogni riforma di buon senso diventa un modo per prevaricare e scade nell'egoismo che accende le polemiche. Così andiamo infine tutti a perdere qualcosa. In dignità personale oltre che di Paese.
#7 lormar2 2009-08-14 12:43
Interssanti commenti ma nessuno ha parlato di grandi aziende per le quali la difesa del posto di lavoro è quasi un automatismo . Chi pensa che Pomigliano d\'arco o Termini Imerese della Fiat chiuderanno ?Rilevo ora che Zipponi è un ex rifondarolo ora aderente a IDV (non eletto alle europee ). Insomma IDV per cui ho votato alle europee raccoglie una pluralità di voci di fatto inconciliabili .Sarà bello vedere il programma elettorale IDV alle politiche oltre alle alleanze (per me scontato e auspicato PD ) . Sono un tecnologo in pensione ma non penso che ricerca e innovazione saranno in cima al programma di nessun partito (non frega niente a nessuno o quasi ) e peraltro per creare molt posti di lavoro in materia ci vogliono anni e la crisi è qui e subito.
#6 albert.z 2009-08-14 07:54
Oltre ai 49 operai, con i soldi dell'assistenzialismo statale ci mangerà anche l'industriale.Solo che mangerà per 100 operai!Sempre con i soldi delle tasse dei cittadini onesti.
#5 albert.z 2009-08-14 07:51
Trovo giusta l'interpretazione del problema. Continuare così vuol dire distruggere ricchezza. Occorre investire in ricerca e nuovi prodotti.
#4 marco.breveglieri 2009-08-13 21:25
Non credo che questa vicenda possa essere equiparata con lo schieramento di Antonio Di Pietro con il personale di volo in agitazione nel caso Alitalia.

Qui non si tratta di deprecare o elogiare l'affiancamento di personale in agitazione, quanto più stabilire se quanto i sindacati in questo contesto rivendicano come un successo sia realmente tale oppure no.

Se ho capito bene il nocciolo dell'articolo, il discorso è il seguente: di quale "successo sindacale" si parla se la cessione che è stata operata mostra di essere smaccatamente una operazione finanziaria volta a intascarsi soldi pubblici senza un serio piano di rinascita dell'azienda in questione?

I sindacati sanno benissimo che esaurita la "beneficienza" statale, si tornerà al punto (triste) di adesso, che ovviamente sarà un problema per i lavoratori, senz'altro non per coloro che hanno assorbito risorse pubbliche senza rilanciare l'azienda.

Se i sindacati difendono i lavoratori, che hanno da esultare? :-)

In Alitalia valeva la stessa cosa, ma a ben ricordare allora Antonio Di Pietro si era appunto schierato a difesa delle associazioni e del personale di volo che contestava l'operazione di acquisto di Alitalia "svenduta", al prezzo stabilito da chi proponeva l'offerta di acquisto (e non ad un prezzo deciso dal mercato), con esuberi e licenziamenti e con l'affidamento di Alitalia a persone che non hanno alcuna esperienza di volo, quindi conclamati "succhiatori di risorse pubbliche", in nome dell'italialità del marchio.

Così come allora questa cosa veniva contestata, la si contesta ora per INNSE; ovviamente, non si contesta la protesta dei dipendenti, ma il grido di "missione compiuta" dei sindacati dietro l'acquisizione da parte di qualcuno che non è in grado di garantire il fatto che una condizione come quella che si è verificata non accada più.

Se i sindacati proseguissero la protesta e chiedessero un piano serio, allora sì che si potrebbe supportarli attivamente.

Ciao!
Marco
#3 laura 2009-08-13 19:25
ma gli uffici crisi aziendali istituiti presso i servizi per l'impiego provinciali e pagati per risolvere queste questioni, semmai da potenziare se non hanno forze sufficienti, dovrebbero - se non è buono il piano aziendale - fare da trade unions per ricollocare secondo competenze quei lavoratori senza che debbano andare a dormire sui tetti come i gatti per difendere un posto di lavoro improduttivo, disperati come sono perchè temono di essere lasciati soli e senza proposte alternative se non agiscono così

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