La causa giudiziaria sull’eredità di Gianni Agnelli sta portando alla luce un dato incredibile: in conti esteri protetti nei paradisi fiscali sarebbe nascosta la somma gigantesca di 1,5 miliardi di euro, sfuggiti al fisco italiano.
La vicenda, come rivela un importante quotidiano italiano, nasce attraverso una serie di sofisticate operazioni finanziarie tra Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, Usa e paradisi fiscali dei Caraibi. Un possibile "tesoro" estero che, secondo gli analisti internazionali ingaggiati per tre anni dalla figlia dell'Avvocato, avrebbe il suo fulcro in un'operazione finanziaria del 1998, celebrata all'epoca come una delle più importanti dal dopoguerra: l'Opa Exor. Le tracce di queste operazioni potrebbero essersi addirittura intersecate con i "fondi neri" Fiat emersi nel processo torinese contro Cesare Romiti sui falsi in bilancio. Non interessa qui descrivere la complicata operazione nel dettaglio, ma resta il fatto che l’ingente “tesoro” costituito all’estero (da 1 a 2,5 miliardi di euro, in media appunto 1,5 miliardi) dal 1999 in avanti sarebbe poi transitato su una decina di “trust offshore” (in parole più semplici società fiduciarie estere). E’ un fatto che nel corso della sua lunga storia la Fiat sia stata più volte salvata dallo Stato italiano. Anche per superare la recente crisi internazionale ha ricevuto consistenti aiuti di stato, attraverso il “bonus” per l’acquisto di autovetture. La vicenda che ora emerge deve portare ad un severo giudizio sul piano etico per il comportamento dei membri della famiglia Agnelli. Ancor più dovrebbe portare alla più ferma opposizione dell’idea allo studio del duo Berlusconi-Tremonti di un condono sotto forma di “scudo fiscale” per riportare in Italia (praticamente esentasse) i capitali finiti all’estero in evasione di ogni imposta. Accusiamo fin d’ora il governo Berlusconi del reato di riciclaggio se ciò dovesse avvenire. E’ drammatico sapere che in quel caso una legge dello Stato diventerebbe lo strumento per ripulire a bassissimo costo il denaro non solo degli evasori fiscali, ma anche della criminalità organizzata (mafia, camorra e ndrangheta in testa). Un’ultima considerazione. Forse tra Giovanni Agnelli e Silvio Berlusconi la differenza non è poi così grande: Berlusconi si sporca le mani, Agnelli le faceva sporcare ad altri. Non saprei che dei due sia meglio.

Commenti   

#1 lormar2 2009-06-14 01:57
il fatto grave è che in UE esistono dei paradisi fiscali :in primis lussemburgo e belgio dove si conducono operazioni esterovestite . Spero che De magistris s impegni per il suo retroterra a leggi volte a combattere l'evasione fiscale autorizzata e il riciclaggio . Spero che la sua dea di combattere ogni scudo fiscale sia seguita ma credo che con la fame di denaro dei governi il meglio che ppossa avvenire è una tassa sul rientro del 8-9% e non il vergognosoregalo di tremonti

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