Fin dall’inizio di questa crisi finanziaria ho chiesto che il governo più che di salvare le banche si preoccupasse di proteggere i piccoli risparmiatori ed investitori. Approvo dunque la garanzia sui depositi bancari, che tuttavia chiederemo sia estesa anche a quelli postali.
Ho sostenuto subito che in Italia non aveva senso l’ingresso dello Stato nel capitale delle banche, poiché da sempre vi è contiguità, spesso anche sospetta, tra vertici delle banche e politica. Ed inoltre non mancano le forme di pressione esercitabili su di esse attraverso la Banca d’Italia. Penso inoltre che non si possano dare sostegni alle banche in crisi senza condizionare gli interventi a comportamenti più virtuosi. Per questo presenterò un emendamento che preveda la riduzione dei compensi agli amministratori ed ai massimi dirigenti ed una moratoria di cinque anni nella previsione di stock options. Queste ultime, che in definitiva sono forme di bonus aggiuntive alle indennità (stiamo parlando di milioni di euro) sono una delle cause della crisi ed hanno spesso portato le banche a vendere prodotti cattivi, ma che producevano utili per la banca. Ho sostenuto in più occasioni, da quando la crisi è iniziata, che il vero problema era la tutela dei piccoli investitori, che su consiglio di alcune banche poco corrette (non tutte) hanno acquistato questi prodotti. Non vogliamo proteggere coloro che sono stati ampiamente informati dei rischi che correvano ed hanno deciso di correrli, ma non possiamo farla passare liscia a quelle banche che hanno approfittato di risparmiatori inconsapevoli, che in qualche caso hanno investito magari la loro liquidazione. Come fare a distinguere i due casi? La strada c’è e depositerò un emendamento con il quale chiederò l’immediata entrata in vigore della Class Action (o azione collettiva) approvata nell’ultima finanziaria del governo Prodi e sospesa dal governo Berlusconi. Rendendola applicabile subito si permetterebbe a chi si ritiene danneggiato di proporla e sarebbe poi un giudice a decidere se ne ha diritto o meno. Mi pare la soluzione più rapida: non costerebbe nulla allo Stato, e colpirebbe direttamente quelle banche o società finanziarie che si sono comportate male con i risparmiatori.

Commenti   

#2 Kammamuri 2008-10-26 15:19
LUI si crogiola credendosi blindato dalla SUA (nel senso DI SUA PROPRIETA') maggioranza ma ignora la storia, la quale c'insegna che sovente i grandi rivolgimenti sono stati preparati da minoranze infime ma decise e che altrettanto sovente basta un frullo d'ala per innescare una valanga che tutto travolge.
A volte basta gridare "Che l'inse!"
Chiarimento: il riferimento a Balilla non significa che chi scrive sia filofascista, anzi.
#1 Spigai 2008-10-24 10:37
La crisi fianziaria sollecita sicuramenti moltissimi commenti e tante paure a noi cittadini, che ci sentiamo sempre un po' "frullati" in un contenitore troppo più grande di noi. Personalmente, una volta tanto io, famiglia monoreddito, totalmente privo di fondi da investire essendo troppo impegnato a quadrare i conti ordinari, potrei sentirmi "al di sopra" di ogni preoccupazioni. Non mi leggo i listini di borsa, non vado a parlare con il direttore di banca per modificare il mio "portafoglio titoli", ecc.
Tuttavia non mi sfugge che in una economia così complessa e interconnessa, il tracollo delle banche possa diventare un problema non solo per i risparmiatori e gli imprenditori, ma anche per i bancari e per noi tutti, alla fine dei giochi. Nel masticare amaro, all'idea che qualche decina di miliardi faticosamente rastrellati dalla Finanziaria di mezza estate nelle mie tasche, finiscano in azioni privilegiate dellao Stato nelle banche, penso che almeno il managment che ha portato accollato tali rischi agli istituti di credito debba rispondere del problema. Mi sembra quindi necessario legale ogni possibile investimento pubblico nelle banche ad un ricambio dei vertici, ad una limitazione dei poteri dei vertici rispetto alla Assemblea degli azionisti, ad una intensificazione dei poteri di controllo di Bankital e Consob ed ad una riduzione di liquidazioni e compensi. Insomma, se il governo vuole reintrodurre i voti in decimi e la bocciatura in condotta, per un minimo di coerenza, lo faccia anche per i managers delle banche, prima di gettargli il salvagente.

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