E’ iniziata oggi alla Camera la discussione sulla mozione di sfiducia a Berlrusconi. Ecco il testo del mio intervento:

Signor Presidente, il berlusconismo rappresenta uno stile di vita e un modello di società che è la negazione dei valori che stanno alla base dello sviluppo morale e materiale di una nazione.

La scorsa settimana la discussione della proposta Gelmini per la riforma dell'Università si era arenata sulla discussione di un emendamento anti-parentopoli proposto da Italia dei Valori. In sostanza si vietava l'assunzione in una Università a coloro che, nella medesima, avessero già dei parenti entro il terzo grado incardinati nei ruoli dei professori. In quella seduta sia Fli che Lega Nord avevano già dichiarato il loro voto favorevole.

L'altro giorno un inviato di "Striscia la notizia" si è occupato della mia proposta di abolizione del vitalizio dei parlamentari. Lo ha fatto con il tradizionale stile ironico, ma anche pungente, con cui questo programma tratta le vicende politiche.

E' interessante sentire come alcuni colleghi, un ex parlamentare, ed un Sottosegretario si arrampicano sugli specchi.

Tra l'altro due di loro ripetono la tesi (sostenuta nel sito del Pd come giustificazione del loro voto) che la proposta era sbagliata perché fatta attraverso un ordine del giorno. Si trattava invece non di un generico ordine del giorno di quelli che si fanno a corredo delle leggi, ma di un ordine del giorno nella discussione del bilancio interno della Camera. La sua approvazione avrebbe avuto il valore di legge per l'Ufficio di Presidenza che sarebbe stato obbligato a comportarsi di conseguenza.

Infatti il vitalizio dei parlamentari è istituito con una semplice delibera degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato e non con una legge.

E’ doveroso da parte mia rispondere alla valanga di fango (anzi di m…) che con un metodo di dossieraggio, che credevo pratica diffusa di giornalisti prezzolati, la signora Sonia Alfano ha ritenuto di gettarmi addosso nel suo intervento su “Il Fatto Quotidiano”. La mia colpa era di aver osato chiedere a Luigi De Magistris, rinviato a giudizio per omissione di atti di ufficio nella sua qualità di magistrato, di autosospendersi (non di dimettersi) così come previsto dal Codice etico di Italia dei Valori. Né più né meno quanto anche Marco Travaglio aveva chiesto di fare dalle colonne del “Fatto”.