lavoroANTONIO BORGHESI Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, questo provvedimento richiede, a mio giudizio, una discussione separata dei due articoli di cui si compone l'originario decreto-legge il quale, lo ricordo, prevede all'articolo 1 una serie di proroghe di termini: dal 31 dicembre 2006 al 31 dicembre 2007, dal 31 marzo 2006 al 31 maggio 2006, infine dal 15 aprile al 15 giugno 2006. Vi è poi un secondo articolo in cui non è previsto un vero e proprio incremento - come nella lettera stessa dell'articolo 2 -, poiché di fatto si tratta di un rifinanziamento.

Per quanto concerne l'articolo 1, non mi pare vi sia molto da discutere perché, certamente, vi sono tutte le condizioni e i requisiti affinché si dia luogo a questa proroga di termini. Ricordo che il rappresentante del Governo in Commissione ci ha proposto un prospetto riassuntivo degli accordi firmati al 22 maggio, quindi mancava ancora una settimana alla scadenza del nuovo termine, fissato per il 31 maggio. Già fino a quel momento erano stati stipulati accordi che riguardavano circa il 50 per cento dei lavoratori coinvolti - 3.000 lavoratori -, mentre mancava ancora del tempo per gli ulteriori accordi da firmare riguardanti la restante parte di lavoratori.

Non vi è alcun dubbio sull'esigenza di queste proroghe. In particolare, il comma 2 dell'articolo 1 concerne il reimpiego di lavoratori ultracinquantenni, che beneficiano del programma sperimentale per il sostegno al reddito, nonché il termine per il relativo piano di riparto.

Conosciamo bene le problematiche che insorgono nel paese quando un lavoratore che ha superato i 50 anni si trova in una condizione di disoccupazione. Spesso si tratta anche di lavoratori che potrebbero avere maggiori difficoltà di altri ad adeguarsi, in particolare, ai sistemi informatici con i quali oggi si lavora. Senza tener conto che la legge Biagi, per la parte che agevola in modo evidente l'assunzione in forme diverse, in particolare con contratti a tempo determinato, finisce certamente per creare ulteriori difficoltà in ordine all'assunzione di questo tipo di lavoratori. Pertanto, per quanto concerne questa parte dell'articolo 1, non vi è discussione.

univrÈ iscritto a parlare l'onorevole Borghesi, al quale ricordo che ha a disposizione cinque minuti. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, l'insulto del collega Barani al presidente dell'Italia dei Valori non merita risposta, se non per ricordare che Antonio Di Pietro si è sottoposto a tutti i processi ai quali è stato chiamato, uscendone sempre assolto con formula piena, a differenza di altri personaggi politici, del passato e del presente, che ai processi hanno cercato di sfuggire, ammettendo così, implicitamente, le loro colpe.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FAUSTO BERTINOTTI (ore 18,50)

ANTONIO BORGHESI. Non mi voglio soffermare sulle cause, delle quali si è già molto dibattuto, che hanno condotto il nostro paese verso il fondo della graduatoria della competitività. I ricercatori - e sia lei, signor Presidente del Consiglio, sia chi le parla ha dedicato gran parte della sua vita professionale alle attività di ricerca scientifica - lo avevano previsto, restando vox clamantis in deserto.

Mi piace qui ricordare, signor Presente del Consiglio dei ministri, un aneddoto che la riguarda e che risale a circa trent'anni or sono. Il mio maestro, prematuramente scomparso e che di lei fu amico, Giovanni Panati - al quale va oggi il mio deferente pensiero -, decise di portare due giovani assistenti ad un convegno a Tirrenia, promosso dalla rivista L'Industria, da lei a quel tempo diretta. Il suo intervento, quell'anno, ebbe per tema «la deindustrializzazione del sistema economico italiano» e mi colpì molto, poiché aprì un velo su scenari futuri, dei quali a quel tempo nessuno ancora parlava.

incidente

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Borghesi 13.200 e Valducci 13.203.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Borghesi.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, colleghi, vorrei invitarvi a riflettere sul contenuto di questo articolo e delle modifiche che sono state introdotte. Infatti, il principio che stava e che sta alla base dell'indennizzo diretto, in campo assicurativo, intende agire per abbassare i costi dei risarcimenti, quindi le liquidazioni dei sinistri; il che obbligherebbe, per effetto di una legge di mercato, le compagnie assicuratriciad abbassare le tariffe e i premi delle assicurazioni. Tale è appunto l'effetto che si vorrebbe ottenere attraverso la normativa dell'indennizzo diretto.

Va osservato che in questi anni abbiamo assistito generalmente a una riduzione della sinistralità, cioè del numero degli incidenti, ma ad un incremento del risarcimento medio del sinistro, e questa è la motivazione che le compagnie bene o male adducono per negare l'effetto di riduzione sulle tariffe.

europa

PRESIDENTE. È iscritto a parlarel'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente,rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, prendo la parola dopo che già altri due miei colleghi sono intervenuti: mi riferisco all'onorevole Costantini questa mattina e all'onorevole Palomba nel pomeriggio, che hanno rappresentato l'insoddisfazione del gruppo dell'Italia dei Valori per la formulazione attuale del progetto di legge in esame. Ciò significa che noi lavoreremo per migliorarne il contenuto durante l'iter in Assemblea, anche se è evidente che quello che noi definiamo un miglioramento rappresenta un assoluto peggioramento per l'opposizione e per l'onorevole Bondi, che è intervenuto in precedenza.

Sono interessato alla questione del conflitto di interessi in quanto tale, non perché riguardi singole persone o singoli imprenditori, grandi o piccoli che siano. Personalmente, non nutro atteggiamenti né di ripugnanza verso la ricchezza, né di invidia verso chi è ricco e possiede ingenti patrimoni. Osservo però, quotidianamente, che il conflitto di interessi costituisce qualcosa di molto più vasto nella nostra vita sociale e politica.