In queste ore si sta decidendo il futuro dei rapporti tra la Grecia e gli altri partners dell’Unione Europea. Al momento non sappiamo come finirà: accordo globale, default della Grecia senza uscita dall’Euro, uscita dall’Euro. La crisi economico-finanziaria terminale della Grecia era iniziata più o meno 5 anni fa e giusto il 6 maggio 2010 aveva luogo alla Camera una Informativa urgente del Governo sulla crisi economico-finanziaria in atto in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell´euro. Sull’intervento dell’allora Ministro dell’Economia Tremonti si svolse il dibattito.

La coerenza “paga” sempre e trovo interessante riproporre ora il mio intervento di allora nel quale, a titolo meramente riassuntivo, ricordavo i seguenti principi:

- …..benché il mio gruppo abbia deciso comunque di appoggiare questi aiuti, mai come in questo caso ho avuto delle forti riserve, perché l'aiuto in questo caso potrebbe risolversi in un premio alla speculazione

- ….un default, in qualche modo controllato, della Grecia non avesse avuto effetti tutto sommato non diversi sul piano interno per quanto riguarda la popolazione, che certamente subirà comunque effetti devastanti, ma magari avrebbe avuto effetti maggiormente positivi per un ritorno più esteso e più rapido della Grecia ad una situazione migliore

- …..tra coloro che, se la Grecia andasse in default, pagherebbero vi sarebbe naturalmente una serie di banche, e non tanto quelle italiane che, come noto, hanno una esposizione che è intorno ai 5 miliardi nei confronti della Grecia, ma soprattutto le banche francesi e tedesche che, come sappiamo, si muovono su ordini di grandezza ben maggiori (parliamo di 45-50 miliardi per la Francia e di 35-40 miliardi per la Germania)

Il successivo 14 giugno 2010 si svolgeva il dibattito sul Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 67 del 2010: Disposizioni urgenti per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell´area euro e in quella sede esplicitavo ancora meglio il mio pensiero rilevando oltre ai punti precedenti:

- …..quando ci sono crisi come questa c'è qualcuno che non paga mai e c'è qualcuno che paga sempre. A non pagare mai sono, ad esempio, gli speculatori…..

- ….Ci sono banche che prestano denaro sapendo che vanno incontro a dei rischi e che non pagano mai quando quei rischi diventano effettivi con la scusa che il sistema bancario va salvato e che il risparmio pubblico va salvato…

- I loro dirigenti - che continuano a fare i dirigenti anche dopo che, senza l'intervento pubblico, le loro aziende sarebbero fallite - non pagano mai e continuano a lavorare più che con la vera attività di banca, cioè prestando denaro, con un'attività che diventa di trading, di operazioni di speculazione ai quali essi stessi partecipano e grazie alle quali come dirigenti, come amministratori, usufruiscono di enormi indennità basate su quei risultati attraverso stock option di dimensioni inimmaginabili per un comune cittadino; tali dirigenti sono sempre lì e non cambiano mai

- Vi sono amministratori pubblici che non pagano mai, perché quando si riduce un Paese sul lastrico quelli non pagano mai, perdono forse un'elezione, ma la volta dopo ci sono di nuovo…..

- Poi vi sono quelli che pagano sempre, che sono i cittadini, i lavoratori, i pensionati, quelli che - direttamente o indirettamente, con tasse vere o con l'inflazione o con altri strumenti - si vedono improvvisamente decurtate le proprie entrate

- ci siamo chiesti: ma se quei Paesi che non sono più in grado di onorare i loro impegni venissero dichiarati sostanzialmente falliti dalla comunità internazionale, cambierebbero le conseguenze per i cittadini di quei Paesi? E cambierebbero in misura così rilevante rispetto a ciò che noi stiamo facendo oggi, al punto tale da dire: «Buttiamo 600 o fino a 750 miliardi di euro, noi Italia mettiamo 5 miliardi di euro, ma li mettiamo per far star meglio loro»? Io non credo, non credo che cambierebbe sostanzialmente la vita di quei cittadini: quei cittadini pagherebbero comunque un prezzo che non è diverso da quello che dovranno pagare nei prossimi anni

Per chi volesse lascio i testi integrali che sono anche completi di altre informazioni e considerazioni.

Un’ultima considerazione: nel mio secondo intervento cito l’allora Ministra Giorgia Meloni che in aula rappresentava il governo. Fu il suo governo con la sua condivisione ad intervenire in quel modo con la scusa che solo salvando la Grecia si salvava l’Euro. Confrontate il pensiero della Meloni, e di altri suoi alleati di governo, oggi e capite cosa significa essere populisti e demagoghi!



DIBATTITI SVOLTI NELLA XVI LEGISLATURA

Assemblea

INDICE

Informativa urgente del Governo sulla crisi economico-finanziaria in atto in Grecia e sulle possibili ripercussioni sulla stabilità dell´euro [Scheda]

pag. 44

Intervento del Ministro dell´economia e delle finanze

pag. 45

Interventi

pag. 48

RESOCONTO STENOGRAFICO

BUTTIGLIONE Rocco. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, se il Presidente Buttiglione non mi interrompe, affermando che vado fuori tema, mi verrebbe da iniziare così: «Cantami, o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta, che infiniti lutti addusse agli Achei». Credo infatti che i lutti di ieri siano probabilmente solo l'inizio di lutti ben maggiori che dovremo contare alla fine di questa vicenda.
Signor Ministro, vi è un'agenzia Reuters di qualche ora fa, che riporta che i CDS a cinque anni sui titoli del tesoro greco sono saliti a 873 punti base, da 844, dal che si deduce che viene scontata una probabilità implicita di default del 50 per cento. Sono tre le considerazioni che mi vengono da fare sul suo intervento, che giudico peraltro insufficiente, perché mi aspettavo qualche cosa di più anche con riguardo al nostro Paese e le dirò che cosa mi aspettavo che lei ci dicesse.
La prima è che, benché il mio gruppo abbia deciso comunque di appoggiare questi aiuti, mai come in questo caso ho avuto delle forti riserve, perché l'aiuto in questo caso potrebbe risolversi in un premio alla speculazione. Gli speculatori (gli hedge fund), che si sono riuniti, come è noto, all'inizio dell'anno proprio per preordinare un attacco combinato all'euro attraverso i CDS e i future sui titoli di Stato e probabilmente anche contro le obbligazioni del debito pubblico dei Paesi europei più rischio, rischiano a loro volta di essere premiati per la loro attività speculativa.
Mi chiedevo allora se un default, in qualche modo controllato, della
Grecia non avesse avuto effetti tutto sommato non diversi sul piano interno per quanto riguarda la popolazione, che certamente subirà comunque effetti devastanti, ma magari avrebbe avuto effetti maggiormente positivi per un ritorno più esteso e più rapido della Grecia ad una situazione migliore.
Voglio ricordare che l'Argentina oggi ha un debito pubblico che è il 40 per cento del PIL ed ha incrementato fortemente, quadruplicandole, le sue riserve auree dopo il default. Certo vi è anche chi nel default ha pagato e vengo ora al secondo punto che mi preme sottolineare, perché fondamentalmente tra coloro che, se la
Grecia andasse in default, pagherebbero vi sarebbe naturalmente una serie di banche, e non tanto quelle italiane che, come noto, hanno una esposizione che è intorno ai 5 miliardi nei confronti della Grecia, ma soprattutto le banche francesi e tedesche che, come sappiamo, si muovono su ordini di grandezza ben maggiori (parliamo di 45-50 miliardi per la Francia e di 35-40 miliardi per la Germania).
Ecco allora il secondo punto: davvero abbiamo fatto qualcosa in questo anno di crisi per imporre alle banche dei paletti ed impedire che diventino gli strumenti per attaccare via via i Paesi più a rischio, quelli più deboli? In Italia abbiamo fatto abbastanza? Non credo, signor Ministro, che lei abbia fatto abbastanza per controllare la gestione delle banche, che sono i veri poteri forti della nostra economia in questo momento, al punto che talune misure, che a volte anche l'opposizione ha suggerito (misure piccole, come un semplice indicatore che permette di confrontare i prestiti in modo reale e di non lasciare il mercato così opaco), sono state rifiutate dal Governo in termini di applicazione.
Credo che il sistema bancario e finanziario sia realmente il secondo punto su cui l'Europa - e, se non opera insieme ad essa, l'Italia per quanto ci riguarda - renderà più agevole il fatto che quella speculazione, che oggi attacca la
Grecia, poi attaccherà anche noi.

BUTTIGLIONE Rocco. Onorevole Borghesi, deve concludere.

ANTONIO BORGHESI. Vi è poi un terzo punto, e le chiedo qualche secondo ancora per poterlo illustrare. Lei, quando si sono tenuti gli incontri tra Fondo monetario e Banca mondiale, è apparso contento circa il fatto che tutto sommato il nostro avanzo primario dovrebbe essere del 4 per cento nei prossimi anni, più o meno come quello della Germania. Ma poiché nella storia degli ultimi venti anni esso è stato attorno al 2 per cento, la differenza del 2 per cento equivale a 20-25 miliardi all'anno in più: mi sarebbe pertanto piaciuto che lei ci avesse detto come immaginava di recuperare tali risorse nel nostro Paese, posto che i consumi intermedi anche quest'anno sono aumentati di ben 6 miliardi anziché essere ridotti come lei ci aveva promesso un anno fa.

BUTTIGLIONE Rocco. Onorevole Borghesi, voglio rassicurarla che raramente Omero è fuori tema. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

. Assemblea

INDICE

Disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 67 del 2010: Disposizioni urgenti per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell´area euro - (A.C. 3505 ) (Discussione) [Scheda]

pag. 2

Discussione sulle linee generali - A.C. 3505

pag. 2

Repliche del relatore e del Governo - A.C. 3505

pag. 25

RESOCONTO STENOGRAFICO

ANTONIO BORGHESI . Signor Presidente, la Ministra Meloni sa che io ho tanta simpatia nei suoi confronti tuttavia trovo grave, ingiustificato e inaccettabile che il Ministro Tremonti non sia presente in quest'Aula oggi quando si discute di un tema che costa, perlomeno per cassa, ai cittadini italiani più di 6 miliardi di euro; così come è inaccettabile che un Ministro, spesso assente e in questo caso assente ingiustificato, non senta il dovere di essere presente in questa sede e preferisca invece i salotti delle televisioni per parlare dell'economia italiana anziché l'Aula del Parlamento. Ciò a me pare che sia una ulteriore dimostrazione di come questo Governo ritenga che il Parlamento abbia un ruolo residuale e del tutto diverso da quello che la Costituzione gli assegna nell'attività legislativa che deve svolgere.
Noi dell'Italia dei Valori voteremo contro il provvedimento in esame. Siamo sicuramente soli a farlo ma lo facciamo perché vogliamo richiamare alcune questioni che riteniamo importanti e sulle quali anche il Ministro Tremonti nelle audizioni svolte si è rifiutato di dare risposte chiare.
Vede, signor Presidente, quando ci sono crisi come questa c'è qualcuno che non paga mai e c'è qualcuno che paga sempre. A non pagare mai sono, ad esempio, gli speculatori, coloro che spostano masse di danaro non importa se utilizzando fondi di Paesi socialisti piuttosto che di Paesi a diverso regime economico, ma spostano montagne di danaro per fruire solo di vantaggi speculativi e che, quando si interviene come stiamo intervenendo noi, vedono garantito il successo della loro azione speculativa.
Ci sono banche che prestano denaro sapendo che vanno incontro a dei rischi e che non pagano mai quando quei rischi diventano effettivi con la scusa che il sistema bancario va salvato e che il risparmio pubblico va salvato. I loro dirigenti - che continuano a fare i dirigenti anche dopo che, senza l'intervento pubblico, le loro aziende sarebbero fallite - non pagano mai e continuano a lavorare più che con la vera attività di banca, cioè prestando denaro, con un'attività che diventa di trading, di operazioni di speculazione ai quali essi stessi partecipano e grazie alle quali come dirigenti, come amministratori, usufruiscono di enormi indennità basate su quei risultati attraverso stock option di dimensioni inimmaginabili per un comune cittadino; tali dirigenti sono sempre lì e non cambiano mai.
Vi sono amministratori pubblici che non pagano mai, perché quando si riduce un Paese sul lastrico quelli non pagano mai, perdono forse un'elezione, ma la volta dopo ci sono di nuovo. Noi immaginiamo che anche la politica quando sbaglia dovrebbe pagare. Questo è il gruppo di quelli che non pagano mai.
Poi vi sono quelli che pagano sempre, che sono i cittadini, i lavoratori, i pensionati, quelli che - direttamente o indirettamente, con tasse vere o con l'inflazione o con altri strumenti - si vedono improvvisamente decurtate le proprie entrate, per salvare tutti coloro che stanno da quell'altra parte e che non hanno pagato.
Una delle motivazioni sulle quali noi fondiamo il nostro «no», non è perché non pensiamo che l'Europa e l'euro debbano essere protetti. L'idea di un'Europa vera, di un'Europa che pensa allo sviluppo delle popolazioni e dei cittadini va salvaguardata: ci mancherebbe. Tuttavia noi pensiamo che forse sia ora di iniziare a far capire a quelli che non pagano mai che è venuto anche il momento di pagare. Dunque ci siamo posti di fronte ad uno scenario diverso e ci siamo chiesti: ma se quei Paesi che non sono più in grado di onorare i loro impegni venissero dichiarati sostanzialmente falliti dalla comunità internazionale, cambierebbero le conseguenze per i cittadini di quei Paesi? E cambierebbero in misura così rilevante rispetto a ciò che noi stiamo facendo oggi, al punto tale da dire: «Buttiamo 600 o fino a 750 miliardi di euro, noi Italia mettiamo 5 miliardi di euro, ma li mettiamo per far star meglio loro»? Io non credo, non credo che cambierebbe sostanzialmente la vita di quei cittadini: quei cittadini pagherebbero comunque un prezzo che non è diverso da quello che dovranno pagare nei prossimi anni.
Allora la vera domanda da porsi è: l'idea di quel fallimento che ripercussioni ha dall'altra parte? Noi sappiamo che intanto gli speculatori vedrebbero sconfitta la loro speculazione (e questo è il primo risultato); poi vi sono le banche, che hanno prestato denaro a quegli Stati, che si troverebbero in difficoltà. Tra queste banche, com'è noto, quelle italiane rispondono in misura minore - circa cinque miliardi -, mentre quelle francesi e tedesche rispondono in misura assai rilevante. Mi pare di ricordare - ho anche il dato preciso - che si tratti di una quarantina di miliardi per quelle tedesche e una cinquantina di miliardi per quelle francesi. È evidente che qualora si trovassero in difficoltà, poiché non più ripagate dei loro debiti, vi sarebbero effetti per loro, per i loro dirigenti e vi sarebbero anche effetti per i clienti di quelle banche che hanno, grazie a quelle banche, investito su questi titoli. Però forse qualcuno inizierebbe a pagare. Fra l'altro noi pensiamo che la questione non è finita con ciò che sta capitando oggi.
Infatti, in questi ultimi giorni, si sono verificate alcune vicende e, la settimana scorsa, sul settimanale The Economist era riportato un articolo in cui si dava conto di una situazione.
Tutti sanno che il London interbank offered rate (LIBOR) è il tasso relativo ai prestiti tra banche. In altri termini, le banche che hanno liquidità, la mettono in vendita, e il saggio di interesse che ne risulta è appunto il LIBOR. Questo tasso nelle ultime tre settimane è raddoppiato rispetto al livello di un anno fa e si attende che possa ulteriormente raddoppiare entro la fine dell'anno. La giustificazione che viene data consiste proprio nel rischio delle perdite che le banche potrebbero soffrire a causa del mancato pagamento di bond governativi.
Un altro tasso, denominato Overnight indexed swap (OIS), nel mese di maggio è triplicato: ciò suggerisce l'idea che le banche vadano ad approvvigionarsi e ad immettere liquidità su questo mercato secondario, invece di ricorrere al LIBOR.
Cosa significa? Secondo gli economisti il fatto che vi sia una contemporanea crescita sia del LIBOR che dell'OIS significa che siamo in una situazione in cui inizia a non esservi più troppa credibilità nel mercato finanziario. Tutto ciò rappresenta un avvertimento piuttosto pesante, considerato che anche il Credit default swap (CDS) è in crescita.
Durante lo scorso fine settimana - ne danno notizia i giornali di oggi - il Ministro delle finanze greco Papakonstantinou, per la prima volta, ha introdotto il concetto della ristrutturazione del debito in
Grecia. L'intervento dell'Unione europea è stato realizzato in modo da evitare che vi potesse essere una ristrutturazione del debito. Attenzione: ristrutturare il debito di un Paese significa che quel Paese non paga più alcune delle sue scadenze, e di fatto, ciò corrisponde al fallimento dichiarato del Paese stesso.
In altri termini, è stata realizzata un'operazione per evitare che ciò potesse avvenire, tuttavia, il Ministro delle finanze greco già immagina che si possa verificare una ristrutturazione del debito, perché la
Grecia non ce la fa. Infatti, per restare all'interno dell'area dell'euro e recuperare quanto si è impegnata a fare in ragione dell'intervento dell'Unione europea, essa dovrebbe presupporre la possibilità di farcela e condizioni di sviluppo che non esisteranno. Contemporaneamente alla Grecia, infatti, tutti gli altri Paesi europei stanno intervenendo con misure restrittive che soffocano l'economia, che non hanno alcuna motivazione di sviluppo e che, anche in Italia, sono pagate - come dicevo prima - dai nostri lavoratori e dai nostri pensionati.
Per questo motivo, abbiamo presentato una contromanovra alla manovra economica del Governo, che ci accingiamo a discutere: con essa pagherebbero coloro che non hanno mai pagato e, in compenso, si destinerebbero, nei prossimi anni, 16 miliardi di euro all'anno alla riduzione delle tasse: 8 miliardi di euro alla riduzione delle tasse dei lavoratori e dei pensionati e 8 miliardi di euro alla riduzione delle tasse delle imprese.
Se non si agirà attraverso meccanismi di questo tipo, si faranno solo operazioni che soffocheranno ancora di più l'economia, indirizzandola verso una situazione di deflazione, che - credetemi - è molto peggio dell'inflazione e produce impatti gravissimi sulla gente e sui cittadini.
Pertanto, in tutto questo, il Ministro dell'economia e delle finanze - assente ingiustificato da questi banchi - ci venga a dire se in una situazione di questo tipo non sarebbe meglio fare ciò che sta succedendo in America. Infatti, qualcuno dice che occorre reintrodurre una moneta diversa. Non è così, signor Presidente. Negli Stati Uniti la California sta per andare al fallimento e usa i dollari come nel resto degli Stati Uniti: ciò non impedisce che all'interno del sistema finanziario americano vi sia uno Stato - appunto, la California - in fallimento ma che, per questo, non cambierà la sua moneta. Certo, in quel modo si determinerà un colpo alla speculazione, a coloro che prestano il denaro (come i banchieri), prendendo un sacco di soldi con operazioni speculative e che vedrebbero, quanto meno, le loro aziende colpite: verrebbero colpiti i loro azionisti e si comincerebbe davvero a far pagare le crisi a coloro che nelle crisi guadagnano e non perdono mai, e forse pagherebbero un po' meno, invece, i cittadini.

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