Nelle scorse settimane abbiamo assistito al balletto delle coperture per dare i famosi 80 euro al mese ad una parte dei lavoratori italiani. Per raggiungere il risultato si è fatto ricorso a coperture incerte, che hanno costretto il Presidente della Repubblica a convocare il Ministro dell’Economia per un supplemento d’indagine o anche certe, togliendo ben 30 milioni di euro alla cultura (ed in particolare all’Università già tartassata oltre il lecito). Eppure vi sono fondi che continuano ad essere distribuiti con allegria, come quelli per i giornali ed in particolare per quelli di partito.

Così come scrive Gabriella Colarusso sul sito di Lettera43.it. Nel bilancio di previsione sono già previsti 140 milioni di euro per il 2014, 2015 e 2016. Evidentemente non bastavano: l’ultima Legge di stabilità ha aggiunto 50 milioni euro per il 2014, 40 per il 2015 e 30 per il 2016. Dunque nel solo 2014 ben 190 milioni di euro per i giornali. Serviranno anche a pagare le agevolazioni postali concesse dalle Poste ai giornali sulle tariffe di spedizione! Se si tiene conto che a beneficiare di queste agevolazioni sono stati i grandi gruppi editoriali, che pagano poi milioni di euro ai direttori dei giornali ed ai loro manager e poi sostengono di essere in passivo, ben si comprende l’idiozia di una tal misura!

Las lista dei “contributi diretti” erogati nel 2012 vede “premiate” 78 testate (l’elenco si trova al seguente link http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2012/comma2.pdf ) tra le quali alcune ben note come Avvenire (4,4 milioni), Italia Oggi (3,9 milioni),  L’Unità (3,6 milioni), Manifesto (2,7 milioni), La Padania (2,0 milioni), Il Corriere (1,6 milioni), Il Foglio (1,5 milioni), ma anche testate improbabili, come Cronaca Qui (2,3 milioni), Conquiste del Lavoro (2,2 milioni),  Primorski Dnevnik (2,2 milioni), La discussione (1,8 milioni), Il Cittadino (1,7 milioni), America Oggi (1,6 milioni), Il Corriere Mercantile (1,4 milioni), La Voce di Romagna (1,3 milioni), Cronache di (1,2 milioni), il Dolomiten (1,1 milioni), Europa (1,1 milioni), Scuola Snals (1,1 milioni), Il Giornale dell’Umbria (1,0 milioni), Il Secolo d’Italia (0,9 milioni), L’opinione (0,9), Quotidiano di Sicilia (0,9 milioni). Ma si trovano anche Il Romanista (0,5 milioni), Left (0,4), Motocross (0,3 milioni), Il Salvagente (0,3 milioni), Sprint e Sport (0,3 milioni).


Eppure questo è un tema sul quale sono sempre trasversalmente tutti d’accordo.

Vorrei qui riproporre, per coloro che non l’abbiano mai sentito, il mio intervento alla Camera del 12 luglio 2012, quando Italia dei Valori fu l’unico partito presente in Parlamento, ad opporsi a nuovi stanziamenti a favore dell’editoria. Ho trovato quel discorso simpatico, ironico, e del tutto attuale. Ne riporto anche il testo di seguito.

“Signor Presidente, noi di Italia dei Valori abbiamo fatto una battaglia da soli contro questo provvedimento. Quando penso a un titolo da dare a questa mia dichiarazione di voto penso: zitti tutti, ci sono i contributi all'editoria da spartire; oppure, che cosa significa davvero conflitto di interesse. Perché se ci fosse una legge sul conflitto di interesse forse troppi non dovrebbero votare su questo provvedimento. La verità è che in un momento così difficile per la nostra economia, con tanti bisogni, con gli esodati da sistemare, con i disabili che chiedono aiuto, con le famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, quando c'è bisogno di trovare i soldi per la casta politica quelli si trovano subito e sempre, 120 milioni messi lì (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Solo che questa volta è proprio: zitti tutti, ci sono i contributi dell'editoria da spartire. Si ode a destra uno squillo di tromba. Il PdL: zitti tutti perché ci sono da proteggere i giornali di famiglia, intendo famiglia Berlusconi, ma non solo, c'è anche Il Secolo d'Italia da proteggere.

A sinistra risponde uno squillo. PD: zitti tutti perché anche lì ci sono contributi da incassare, l'Unità, Europa , milioni di euro che tutti gli anni se ne vanno a questo scopo. C'è la Lega, (beh, ci mancherebbe), la Padania incassa 4-5 milioni di euro all'anno di contributi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Persino il gruppo Radicale che è sempre attento ai contributi ai partiti e ai finanziamenti ai partiti: zitti, ci sono i contributi dell'editoria da spartire. Se Radio Radicale non fruisse di 10 milioni di euro all'anno per sostenersi con i contributi pubblici non starebbe in piedi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Persino il gruppo linguistico altoatesino: zitti tutti, ci sono i contributi da spartire, Il Dolomiten ed altri giornali in lingua tedesca che incassano almeno un milione di euro all'anno. Ma anche il gruppo sloveno (non so se è rappresentato qui) ha un giornale che incassa qualche milione ogni volta. Poi non ci sono solo i gruppi politici, ci sono anche i direttori dei giornali, questa volta: zitti tutti, perché ci sono i contributi da spartire. Penso a direttori come Vittorio Feltri o come Maurizio Belpietro che fanno battaglie contro le spese della politica, contro i costi della politica, contro la casta.

Sono quotidianamente con loro quando portano avanti queste battaglie, però, in questo caso, zitti tutti perché ci sono i contributi dell'editoria da spartire. Libero ha incassato qualcosa come 40 milioni di euro in questi anni e mi piacerebbe sapere da dove vengono l'indennità e il compenso mensile di questi direttori. Non c'è solo lui, penso a Giuliano Ferrara de Il Foglio con almeno 3-4 milioni di euro all'anno di contributi. Loro sono pagati dal settore pubblico, da tutti i contribuenti e questo i contribuenti lo devono sapere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). È ora che lo sappiano. Noi abbiamo portato avanti questa battaglia da soli e qualcuno qui continua a richiamare la protezione della libertà di informazione garantita dalla Costituzione. Ma che c'entra la libertà di informazione con un mezzo delinquente - non lo dico io - come tale Lavitola che dal 1997 al 2009 ha preso 23 milioni di euro di finanziamenti pubblici all'editoria? 2,5 milioni di euro all'anno per una vendita complessiva di 200 copie al giorno. Ma che c'entra con la libertà di informazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)? E, poi, la libertà di informazione è altra cosa. Può darsi che questo c'entri con la pluralità, ma non significa nulla. La pluralità è una cosa, la libertà di informare è una cosa, il messaggio che arriva è cosa ben diversa, e nel nostro Paese noi non dobbiamo andare a guardare a quanti messaggi partono verso la gente, ma quanti ne arrivano, e se andiamo a guardare quelli che arrivano, allora ritorniamo di fronte al duopolio dell'informazione Mediaset-RAI. Duopolio? Non so. Se andiamo a guardare com'è stato formato il consiglio di amministrazione della RAI ritorniamo a parlare quasi di monopolio, non più di duopolio. Posizioni dominanti che il Parlamento europeo ha condannato tantissime volte. Ma che c'entrano 120 milioni di euro dati all'editoria, compresa l'editoria di partito, con la libertà di informazione? Che c'azzecca, direbbe Antonio Di Pietro che sta qui e rassicuro tutti che sta bene, come vedete, ed è qui insieme a noi.

Per non parlare poi di finte cooperative, di situazioni varie. Pensate che ci sono dei giornali che per il fatto di essere in cooperativa, come Cavalli e Corse, hanno visto 2,5 milioni di euro. Altre sigle come Il Salvagente, piuttosto che sigle di carattere sconosciuto, di carattere sportivo che incassano milioni di euro. Sapete che sta prendendo ancora dei soldi Linea quotidiano del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore che è qualcosa di assolutamente scomparso? 2,5 milioni di euro qualche anno fa ha preso di contributi all'editoria. E, allora, finiamola, perché qui è ora di dire le cose come stanno: anche questi sono costi della politica che devono essere eliminati dal panorama del nostro Paese, che non hanno nulla a che vedere con la libertà di informazione e che servono soltanto ad alimentare ancora i costi della politica. Per questo noi avevamo portato avanti una battaglia contro questo provvedimento. Credo che dobbiamo informare i cittadini contribuenti. Potevamo dedicare questi 120 milioni di euro a chi ne ha bisogno, magari ai terremotati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Ieri abbiamo approvato il decreto-legge sui terremotati e ci chiedevamo dove prendere i soldi. Forse era meglio darli a loro, forse era meglio darli per la crescita del Paese che ne ha tanto bisogno e certamente non farli finire ancora una volta nelle tasche dei giornali di partito e da lì poi chissà dove (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).”

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