Il 14 dicembre sono intervenuto ad un incontro di In cammino per cambiare con un tema particolarmente significativo e stimolante: Il partito che non c'è!
Il dibattito è stato organizzato da Fare per fermare il declino ed in particolare da Michele Boldrin, economista che insegna in una Università degli Stati Uniti e con il quale da anni mi è capitato di discutere sulle azioni da intraprendere su "come salvare l'Italia". Perchè di questo si tratta.

L'audio che potete sentire riporta il mio intervento nella discussione alla quale hanno partecipato illustri personaggi di svariata provenienza, come riferisce anche l'articolo apparso sul sito www.formiche.net, che riproduco più sotto.

Al dibattito ha partecipato anche Niccolò Rinaldi, anche in veste di rappresentante di ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici Europei), che resta il punto di riferimento comune di tutti coloro che hanno preso parte all'evento.

Se son rose fiorniranno!

Ecco il vascello liberale di Boldrin, De Luca e Passera. La rotta europea e le incognite italiane

Il progetto nato dall’incontro di Fermare il declino e PLI non scioglie del tutto i nodi aperti del rapporto con il mondo cattolico-popolare e mentre Ali e Scelta Civica tentano le carte di Monti e Bonino. Intanto al cantiere liberale e riformatore, allestito da Boldrin, De Luca e Passera si sono affacciati esponenti del Centro democratico, ex leghisti e anche… Nomi, tesi e progetti

Rappresentare il popolo dei produttori vessati dal fisco e dalla burocrazia contro la conservazione e i privilegi delle formazioni egemoni nella seconda Repubblica. Promuovere un taglio rigoroso, massiccio e selettivo della spesa pubblica cresciuta del 30 per cento tra il 2001 e il 2012. Rompere il predominio popolare e socialista nell’Ue realizzando una visione federale e solidale dell’Europa grazie a un robusto ancoraggio all’Alleanza dei liberali e democratici.

È questo l’orizzonte del progetto federativo “In cammino per cambiare”, che riunisce forze differenti della galassia liberale e si prefigge l’obiettivo di un’unica aggregazione politico-elettorale in vista del voto per l’Assemblea di Strasburgo. Presentato alla Residenza Ripetta di Roma, il progetto arricchisce i fermenti in atto nell’universo laico-liberale reduce dai fallimenti elettorali di Fermare il declino, di Scelta civica e Italia futura, dei Radicali italiani. Ragion per cui, complice il rigido sbarramento del 4 per cento previsto per il voto del Parlamento europeo, appare vitale il rapporto con i potenziali compagni di strada.

ANTICHI E NUOVI PARTNER

Resta chiusa la porta verso l’Alleanza liberal-democratica promossa da Oscar Giannino, Silvia Enrico e Alessandro De Nicola, la “vecchia guardia di Fare” che ha rotto in modo burrascoso con Michele Boldrin. Rimane aperto il confronto con i Radicali impegnati in un’iniziativa comune con Mario Monti e Scelta civica. Ma i confini del nuovo cantiere liberale potrebbero allargarsi in molte direzioni. All’assemblea erano presenti il leader del Centro democratico Bruno Tabacci, l’imprenditore e vice-presidente di Apindustria William Beozzo, l’ex parlamentare dell’Italia dei valori Antonio Borghesi, il parlamentare europeo eletto con l’IDV aderente al gruppo dell’ALDE Niccolò Rinaldi, l’ex presidente di Coldiretti Sergio Marini, il numero uno dei Giovani di Confartigianato Marco Nardin, il presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare Fernando Ferroni, e Andrea Lemma in rappresentanza dei Popolari per l’Italia di Mario Mauro e Pier Ferdinando Casini. Una platea di interlocutori che accresce gli interrogativi sulle possibili alleanze della federazione liberale. Ma nessuna delle incognite aperte viene sciolta. Solo un elemento appare certo: il ruolo di protagonista che nel nuovo cantiere giocherà Corrado Passera.

GLI OBIETTIVI DEI PROMOTORI

A illustrare le caratteristiche distintive di ciò che potrebbe trasformarsi in partito è Michele Boldrin, coordinatore nazionale di Fare per fermare il declino: “Vogliamo lottare in modo propositivo contro lo status quo che produce ‘il popolo dei forconi’. Aspiriamo a essere altrove rispetto alle tradizionali classificazioni di destra e sinistra, inadeguate alle priorità cui offrire risposta, come la sostituzione della cassa integrazione con un autentico sussidio di disoccupazione eguale per tutti”. Un progetto, spiega l’economista, in grado di rivolgersi alla mente e non alla pancia dei cittadini “come fanno i propagandisti anti-euro”. Tuttavia, se tra gennaio e febbraio l’iniziativa non avrà raccolto la forza necessaria in vista delle elezioni europee, il leader di Fare è pronto a passare la mano.

La nuova aggregazione, rileva il presidente di Uniti verso Nord Alessandro Cè, rifiuterà ogni “velleità nuovista e giovanilista così come la strumentalizzazione eversiva delle proteste di piazza”. Riecheggiando accenti e toni del Polo della libertà versione 1994, l’ex capogruppo della Lega Nord a Montecitorio promette di “difendere i produttori, fascia economico-sociale demonizzata rispetto alla classe parassitaria che dissipa la ricchezza”. E di farlo con le armi di un federalismo sussidiario e responsabilizzante “contro la sfrontatezza e l’inadeguatezza degli Stati nazionali”, con una visione “europeista critica” ostile alla speculazione finanziaria. Tagliando la spesa pubblica improduttiva, combattendo i conflitti di interesse e l’illegalità capillare, promuovendo regole anti-trust.

L’imperativo di “capire, non arruolare, la protesta diffusa e l’aspirazione a liberarsi da un fisco oppressivo, da una burocrazia soffocante, da una Ue germano-centrica per un’Europa federale e solidale”, viene richiamato da Stefano De Luca, segretario del Partito liberale. Forza che intende contribuire alla “necessaria rivoluzione liberale contro gli intollerabili privilegi corporativi base del consenso ai partiti finora egemoni”. E che vuole liberare il nostro paese da un ventennio privo di politica, caratterizzato da un “turismo politico” con volti impresentabili e sigle botaniche o calcistiche: “Antitetico a una prima Repubblica in cui contavano le idee e le forze identitarie con radici profonde”.

Guarda all’orizzonte di un’Europa rinnovata il leader dei Liberali italiani Raffaello Morelli, per il quale bisogna riprendere il percorso verso la cittadinanza comunitaria e il Welfare per giovani e donne. Ma con quali ricette? “Riducendo di almeno un quinto il debito pubblico per creare risorse utili alla ripresa produttiva, alienando aziende statali, favorendo un contributo straordinario progressivo che non può tradursi in un’aggressione classista contro il reddito e il patrimonio”. Rivolgersi all’Europa, rimarca l’ex esponente del PLI, vuol dire affrontare con criteri liberali l’emergenza giustizia e carceri su cui pende la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo. E la prima risposta passa attraverso “l’eliminazione della custodia cautelare per i cittadini non condannati, tranne che per i reati più gravi. Perché questo è l’insegnamento da trarre dalla vicenda giudiziaria e umana di Angelo Rizzoli”.

LE ATTENZIONI VERSO IL CANTIERE LIBERALE

Adesioni al progetto federativo giungono da importanti rappresentanti del mondo culturale, imprenditoriale, giornalistico. Carlo Stagnaro, direttore Ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni, esorta i promotori a focalizzare l’impegno sulla liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici per privatizzare, integralmente e in tempi ragionevoli, le aziende industriali di Stato ed enti locali. Un’iniziativa, precisa l’intellettuale liberale-liberista, “orientata a liberare l’economia italiana dalle grinfie e dalle ingordigie del ceto politico. E che non è frutto di una decisione assunta dalla ‘perfida Albione’ nei panfili inglesi attraccati sulle nostre coste”.

Paolo Guzzanti, presidente del Consiglio nazionale del PLI e direttore del magazineRivoluzione liberale”, ricorda la necessità di “non rincorrere l’ultimo forcone, e di ricostruire dalle fondamenta l’identità culturale e civile degli italiani”.

Più radicale la riflessione di Santo Versace, già parlamentare del PDL che ha abbandonato in modo traumatico: “Vogliamo intercettare l’Italia che vota Cinque Stelle o sceglie l’astensione per scardinare l’assetto partitico egemone negli ultimi vent’anni, responsabile della crescita abnorme della spesa pubblica. Vogliamo eliminare la piaga della corruzione, valorizzare i produttori rispetto ai ‘prenditori’ che lavorano con la pubblica amministrazione e a chi vive di politica”. Perché è allo Stato, puntualizza l’imprenditore, che bisogna imporre una “patrimoniale effettiva”.

LA SCOMMESSA DI PASSERA

Fortemente intenzionato a guidare “il superamento di una politica che nel 2013 ha visto i passaggi drammatici del verdetto della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e del raggiungimento di 10 milioni di persone prive di vero lavoro e dominate dalla paura” è Corrado Passera. Il quale rilancia la strategia prospettata oltre due mesi fa: “Togliere le zavorre che schiacciano le aziende, valorizzare il Terzo settore e le energie comunitarie, rendere snello ed efficiente il comparto pubblico che regola ma non gestisce le attività economiche e sociali decentrate”. Finalità, evidenzia l’ex ministro dell’esecutivo Monti, del tutto disattese da una legge di stabilità che prevede nei prossimi anni un aumento della spesa pubblica per 75 miliardi di euro”.

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