Ieri ho voluto accogliere l’invito di alcuni amici a presenziare, in rappresentanza del nostro partito, al giuramento del Presidente Napolitano, perché “Italia dei Valori è comunque una forza politica di questo Parlamento”, profondamente confortato da questo giudizio di alti rappresentanti delle Istituzioni attuali.

Il discorso del Presidente Giorgio Napolitano mi ha colpito per la provata severità dei suoi moniti e per la sentita accoratezza dei suoi appelli: questa secondo me ha generato l’autentica commozione dell’oratore e di noi che lo ascoltavamo. La mancata riforma elettorale è stata posta come una pesante colpa a chi applaudiva ignobilmente alla condanna delle proprie responsabilità, così come il richiamo all’urgenza di politiche sociali ha denunciato la mancata volontà di quelle stesse forze che si apprestano ora a formare un nuovo Governo.

Un discorso al Parlamento per parlare al Paese: un monito perentorio alle forze politiche per sollecitare le forze sociali. Un equilibrio di contenuti ed una compostezza di forma che ha onorato il diffuso dissenso per questo suo secondo incarico.

 

Alcuni giornalisti mi hanno chiesto di commentare quanto in corso, più come reduce di una storia finita che di una realtà futura. La comunicazione, infatti, ha già scritto la parola fine al nostro partito, ricorrendo,a tanti di noi che oggi risultano impresentabili, solo per farne oggetto di scherno: mi sono accorto però che quando la stampa così come le televisioni sono obbligate a trattare dell’Italia dei Valori al netto dei suoi personaggi, emerge naturale un contenuto politico che difficilmente può essere trascurato.
Sono le nostre numerose battaglie politiche che il Parlamento ci riconosce, il valore della nostra identità che supera il mandato dell’ ideologia per osservare quello del bene pubblico; la nostra disponibilità al dialogo costruttivo e propositivo al netto delle nostre ferme convinzioni. Tutto un patrimonio politico che il Paese nelle sue rappresentanze ci riconosce: ma che è stato duramente compromesso da episodi di comune malaffare e ridicole pretese elettorali di cui dobbiamo avere il coraggio di prendere distanza massima.
Pensare che il Partito possa continuare a cercare consensi che eleggano un amministratore piuttosto che un deputato o senatore, è ora chiaro che non ha funzionato. Sperare che una politica d’interesse elettorale piuttosto che di contenuto ci rendesse visibili, è chiaro che ci ha reso patetiche macchiette. Immaginare un rinnovamento che affidi alla classe dirigente che ha fallito il percorso da intraprendere, è evidente che comprometterà irrimediabilmente il futuro di Italia dei Valori, ma soprattutto la sua storia.
Leggo che si è scelto di mettere nel nostro simbolo l’appartenenza all’A.L.D.E : Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa, un'unione di eurodeputati centristi e liberal-sociali ( nati dal Partito Democratico Europeo, formato dalla francese UDF e dall'italiana Margherita). La nostra identità dichiaratamente post-ideologica, che coniuga e concilia le differenti formazioni personali come valore di’importante scambio culturale, si caratterizza dalla collocazione in una alleanza europea, di valore democratico e liberale.
In coerenza a questo DNA dobbiamo avere il coraggio di condannare senza se e senza ma l’adesione ad una Rivoluzione che assemblava i partiti dell’estrema sinistra, dopo mesi di una politica di partito che fuori dal Parlamento non faceva che esprimere gli argomenti delle nostre battaglie in toni e forme che non ci appartengono, e mai ci sono appartenute: prima su tutte il lavoro. Mentre presentavamo Contromanovre di ingegneria economica per lo sviluppo del sistema , mentre impegnavamo il Governo a rispondere al paese fino al cavillo istruttorio, mentre imponevamo ai media il riconoscimento della nostra politica ben più tecnica di quel Governo, fuori si rincorrevano i voti della protesta che la storia aveva già definito come superata, e soprattutto l’Italia aveva giudicato ben poco rappresentativa delle proprie esigenze di sviluppo economico moderno.
E ad oggi ancora leggo proposte il cui contenuto manca di nozioni che uno dei miei studenti potrebbe controbattere, pubblicazioni tratte da contesti politici per i motivi di cui sopra a noi estranei, disposizioni ed iniziative per isolarci e renderci comunque partito di opposizione.

Io dico no. C’è un dibattito generale all’interno di ogni partito che sta facendo emergere un rinnovamento culturale non solo anagrafico: si cercano onestà intellettuale, coerenza ideologica, competenza professionale. Il centrosinistra sta esprimendo ed organizzando un nuovo assetto che non va visto con risentito riserbo o misera soddisfazione. Abbiamo fatto grandi e importanti errori, loro pure. E’ la storia, quella a cui l’informazione forse vorrebbe relegarci.

Saremo capaci di vincere questa segregazione se riusciremo a osservare le nuove evoluzioni in corso- quelle che distribuiranno gli assetti dei partiti e del Governo che si formerà-, con un’analisi critica ma consapevole e se riusciremo ad esprimere , laddove richiesto, una posizione chiara, equilibrata e distinta dalle ultime derive.

E’ urgente che il nostro Partito veda nascere una classe dirigente altamente qualificata a questo ruolo, che abbia competenze da spendere più che da ricevere, e soprattutto che conosca la vera identità di questa straordinaria forza che aveva un sogno: cambiare il paese, o almeno provarci. Beh, oggi si può fare.


Commenti   

#2 guglielmino 2013-04-25 17:35
L’argomento primario consiste nel fatto che,in primo luogo, occorre voltare pagina e fare pulizia al ns. interno.
Premesso, che scrivo nelle vesti di ex candidato Sindaco nelle comunali del 2009 per il Comune di Aci Castello (CT), responsabile Provinciale di Catania del Dipartimento 1. INFRASTRUTTURE – AMBIENTE – TERRITORIO, nonchè responsabile del Circolo Cittadino, con propria sede in Via IV Novembre, a far data dell’anno 2006, per la quale il Partito non ha mai corrisposto un centesimo.
Al successivo testo, a firma dei sotto elencati “ONOREVOLI e dirigenti vari” del Partito IDV

COERENZA e DEMOCRAZIA
Orlando Leoluca, Belisario Felice, Costantini Carlo, Allegrino Antonella, Biagi Riccardo, Bigerna Marcello, Bugnano Patrizia, Buquicchio Andrea, Caforio Giuseppe, Capasso Elpidio, D\'Alessandro Cesare, De Masi Emilio, D\'Uffizi Alessandro, Falomi Antonello, Giambrone Fabio, Giorgi Andrea, Maurizio Pio, Rodano Giulia, Rossi Aviano, Sbriglio Giuseppe, Tallarico Mimmo, Zecca Stelvio
RISPONDO
Non conosco la realtà di altre Regioni, ma sicuramente, i Deputati siciliani dovrebbero vergognarsi, dimettersi e/o essere espulsi, così come i transfughi i cui nomi sono sulla bocca di tutti (Razzi. Scilipoti ecc.). La goccia che ha fatto traboccare il vaso, sono le elezioni regionali Siciliane del 2013.
Esempio sotto gli occhi di tutti.
Candidati provenienti da realtà politiche di destra, come autostoppisti, passati, prima delle Regionali sotto le insegne di IDV e, dopo il tracollo, scesi dalla vettura di IDV, saliti e riaccasati in partiti facenti capo all’area destra. Vomitevole.
Il comportamento di arroganza e di superficialità, tenuto da anni, ha fatto sì, che persone oneste che da sempre si sono battuti per la legalità con grossi sacrifici e con rischio della propria incolumità e dei propri familiari si trovano a doversi vergognare dell’inettitudine di detta Dirigenza. Inviate missive, e- mail, telefonate magari senza risposta, magari restando nell’inutile attesa di richiamate di solidarietà, anche se per telefono. Niente, il vuoto assoluto.
Sicuramente in buona compagnia, stante che la “direzione romana”, spesso è stata messa a conoscenza, nel mio caso ed, innegabilmente per conoscenza diretta, anche da parte di altri militanti.
Ed i risultati elettorali, e non solo, sono sotto gli occhi di tutti. Ed ancora si permettono di scrivere proclami vuoti di contenuti, ma soprattutto indegni, del ruolo ricoperto negli anni.
#1 Pinella 2013-04-23 20:01
Caro Borghese,
ricordo bene la votazione vergona che ci riproponi,la proposta. Il potere della casta ormai è palese a tutti. Se le cose non cambiano ci sarà una veramente una rivoluzione. L'ingiustizia è palese e ci viene da coloro che dovrebbero aiutare i poveri, gli esodati e quanti prendono una misera pensione. Se mi rammarico io per la misera pensione che prendo dopo 40 anni di docenza universitaria come ricercatore e poi come associato che supera di poco i duemila euro posso capire la rabbia degli esodati e di tanti anziani che percepiscono 400 eu a fronte dei vitalizi da te denunciati. I parlamentari si arrogano con il potere legislativo i loro vitalizi. Ma fossero solo i parlamentari. Mi sono sempre chiesta perché ad esempio un bibliotecario statale che lavora presso una delle Biblioteche Nazionali con una presenza enorme di lettori e studiosi debba percepire uno stipendio due volte dimezzato rispetto ad un bibliotecario della Camera o del Senato che hanno una utenza minima (i parlamentari disertano i suntuosi arredi e le poltrone costosissime di quelle biblioteche. Forse fu per un mio suggerimento una ventina di anni fa che si aprì la biblioteca della Camera almeno agli studenti di Diritto che possono usufruirne per i loro studi i testi per diritto di stampa dalla medesima. Si purtroppo le sperequazioni sono davvero tante sarebbe ora di cambiare...

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