Ho presentato oggi, nell'aula di Montecitorio, la mozione di Italia dei Valori che impegna il governo ha costituirsi subito parte civile al processo sulla "trattativa Stato-mafia", che vede tra gli indagati politici come Calogero Mannino e Marcello dell'Utri. In quello stesso processo è anche indagato per falsa testimonianza l'ex Presidente della Camera, Nicola Mancino, che, come è noto, si rivolse al Presidente della Repubblica Napolitano chiedendogli di intervenire presso i magistrati di Palermo

Riporto anche di seguito il testo del mio intervento:

 Signor Presidente, vorrei ricordare che presso il tribunale di Palermo è in corso un procedimento penale sulla trattativa tra Stato e mafia, o meglio tra pezzi di Stato e mafia, negli anni tra il 1992 e il 1994, anni nei quali nel nostro Paese vi furono attentati in Sicilia, a Roma, a Firenze, stragi e così via.
L'inchiesta è stata chiusa a metà giugno di quest'anno e non è la prima. Bisogna dire che già in passato, più volte, altre inchieste hanno dimostrato che vi è stato un tentativo di rapporto e di trattativa tra Stato e mafia.
Basti ricordare che nel 1998 la sentenza della corte d'assise di Firenze sulle stragi del 1993, certificò i colloqui degli ufficiali del Ros dei carabinieri Mori e De Donno con l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino.
Quei rapporti avevano tutta l'aria, secondo i magistrati, di essere una trattativa per convincere i capi mafiosi ad evitare interventi come quelli delle stragi. Quei magistrati pensarono che quei contatti avessero aperto la strada all'arresto di Totò Riina, dietro una serie di concessioni ai mafiosi, e in particolare l'allentamento del carcere duro, del 41-bis.
I contraenti di questa trattativa sarebbero stati, da una parte, gli ufficiali dell'Arma, ed eventuali mandanti politici, dall'altra, e come beneficiari, ovviamente, i boss mafiosi. I pubblici ministeri di Palermo ritengono di avere ricomposto un altro pezzo di questo mosaico e di avere identificato gli uomini dello Stato Mario Mori, Giuseppe De Donno, Antonio Subranni, Calogero Mannino, Marcello Dell'Utri, che sono, per questo, accusati di minaccia o violenza a un corpo politico dello Stato, proprio per aver rafforzato la volontà ricattatoria dei mafiosi nei confronti del Governo.
Dall'altra parte sono stati identificati altri rappresentanti di Cosa nostra come Totò Riina, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano, Nino Cinà; inoltre, sono stati indagati per false informazioni ai pubblici ministeri Giovanni Conso, Giuseppe Gargani e, per falsa testimonianza, Nicola Mancino. È evidente che di fronte a reati contestati come questi appare doveroso che vi sia la costituzione di parte civile da parte del Governo. Il Governo è parte lesa e come tale può esercitare tale facoltà in base alla legge, ma nello specifico, in un caso del genere, pensiamo che non si tratti di una facoltà, ma che non possa che essere un dovere da parte del Governo. Una decisione diversa non potrebbe che apparire come un gesto di disinteresse e di incuria nei confronti dello Stato. Ora, vorrei ricordare che l'udienza preliminare di questo processo è già fissata per il 29 ottobre 2012 e non posso non ricordare che nella seduta della Camera del 5 settembre, rispondendo ad un'interrogazione a risposta immediata dell'onorevole Di Pietro, il Ministro per i rapporti con il Parlamento disse che il Governo si era reso parte attiva per accertare se vi fossero i presupposti formali per intraprendere iniziative. Un documento, questo, molto politichese, alla fine del quale si trovava che non c'era nessun avviso, ai sensi dell'articolo 419 del codice di procedura penale, notificato per ordine del tribunale di Palermo, sulla base del quale sarebbe eventualmente scattata la ricognizione, la valutazione e la decisione da parte del Governo. Per cui, solo a seguito di fissazione dell'udienza vi sarebbe stata questa valutazione governativa. In realtà, come è noto, ai sensi di legge, la parte lesa si può costituire sin dall'udienza preliminare, proprio perché la legge vuole dare la possibilità a chi si sente leso di intervenire fin dall'inizio del Pag. 34processo; se vuole l'accertamento della verità, il Governo non ha bisogno di notifiche di nessun genere per impegnarsi e per costituirsi parte civile in questo processo.
Per questo, con questa mozione, che vuole essere anche una cartina di tornasole di come si voterà in questo Parlamento per fare chiarezza su un momento davvero buio della nostra storia - perché non possiamo immaginare che vi sia un momento più buio se non quello nel quale lo Stato e un'organizzazione criminale come la mafia possano trovare linee di accordo - vogliamo impegnare il Governo ad autorizzare la costituzione di parte civile dello Stato, da proporsi già nell'udienza preliminare, nel procedimento in corso presso il tribunale di Palermo relativo alla trattativa Stato- mafia, in cui il Governo è parte lesa.
Vorrei ricordare che il sito Internet internazionale Avaz - che è una comunità transnazionale che vuol significare «voce» in tante lingue europee, mediorientali ed asiatiche e che si prefigge di organizzare i cittadini di tutte le nazioni per avvicinare il mondo che le persone oneste vorrebbero - ha raccolto, in sole 72 ore, 50 mila sottoscrizioni della petizione che corrisponde a quello che noi chiediamo oggi al Governo e cioè di costituirsi senza indugio parte civile nel processo a Palermo che riguarda la trattativa Stato-mafia.

Commenti   

#1 Max 2012-09-17 20:28
Piu' che trattativa Stato-mafia occorre ridefinire questo concetto in trattativa massoni appartenenti al governo-mafia.
Oggi molti esponenti politici appartengono a societa' segrete e semi-segrete (Lions e Rotary).
Quindi il governo anziche' costituirsi parte civile faccia delle leggi molto severe affinche' i vari organi dello Stato vengano ripuliti da questi personaggi criminali.Occorre ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che l'attuale premier e' legato a societa' segrete come il Bilderberg, e nonostante cioe' i politici anziche' condannare questi personaggi li sostengono.Oggi la massoneria controlla tutta la politica ed i media.

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