Ieri, alla Camera, nella discussione sulla 34ma fiducia chiesta dal governo Monti sono intervenuto a nome di Italia dei Valori ed ho dimostrato che abbiamo ragione di criticare il Presidente della Repubblica Napolitano se non interviene. Ho usato le stesse parole che il Presidente ha scritto nei suoi messaggi e che provano l'incostituzionalità di questo decreto sulla spending review.

Riporto di seguito anche il testo del mio intervento:

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, vorrei partire da una considerazione che riguarda la costituzionalità del decreto-legge di cui stiamo discutendo. Lo dico perché abbiamo ritenuto di non presentare questioni pregiudiziali per permettere all'Assemblea di lavorare più rapidamente, però ciò non toglie che vi siano molti elementi cruciali sui quali dovremmo riflettere.
Leggo. «L'adozione di criteri rigorosi diretti ad evitare sostanziali modificazioni del contenuto dei decreti-legge è indispensabile perché sia garantito, in tutte le fasi del procedimento, il rispetto dei limiti posti dall'articolo 77 della Costituzione alla utilizzazione di una fonte normativa connotata da evidenti caratteristiche di straordinarietà e che incide su delicati profili del rapporto Governo-Parlamento e maggioranza-opposizione» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 18 maggio 2007) (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Leggo ancora: «Provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggono alla comprensione dell'opinione pubblica e rendono sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. È doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legifera su temi che riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. È in gioco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 15 luglio 2009).
Leggo. «L'inserimento nei decreti di disposizioni non strettamente attinenti ai loro contenuti, eterogenee e spesso prive dei requisiti e di straordinaria necessità, elude il vaglio preventivo spettante al Presidente della Repubblica in sede di emanazione dei decreti-legge. Inoltre, l'eterogeneità e l'ampiezza delle materie non consentono a tutte le Commissioni competenti di svolgere l'esame referente richiesto dal primo comma dell'articolo 72 della Costituzione. Si aggiunga che il frequente ricorso alla posizione della questione di fiducia, realizza un'ulteriore pesante compressione del ruolo del Parlamento» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 22 febbraio 2011).
Leggo ancora. «Valutare l'ammissibilità degli emendamenti riferiti a decreti-legge, con criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando le opportune modifiche dei Regolamenti parlamentari, al fine di non esporre disposizioni, anche quando non censurabili nel merito, al rischio di annullamento da parte della Corte costituzionale per ragioni esclusivamente procedimentali ma di indubbio rilievo costituzionale» (Giorgio Napolitano, messaggio alle Camere, 23 febbraio 2012).
Leggo ancora. «Occorre riflettere su ciò che producono i numerosi decreti legislativi di tipo correttivo. Tutto ciò evidentemente pesa non poco su chi deve giudicare sulla legittimità costituzionale delle leggi. Nel 2010 non poche sentenze della Corte costituzionale si sono dovute riferire all'applicazione più o meno corretta dell'articolo 76 della Costituzione» (Giorgio Napolitano, conferenza stampa di fine anno 2011).
Ohibò, mi viene un dubbio: forse il Presidente della Repubblica presagiva già che vi sarebbe stato un decreto-legge in cui tutti questi rilievi avrebbero potuto trovare spazio. A me pare proprio di sì.
Leggo ancora: Quindi un provvedimento, ripeto, così voluminoso e complesso, quale quello oggi al nostro esame, poco si presta a valutazioni sintetiche e sembra piuttosto caratterizzarsi per l'eterogeneità e non di rado la frammentarietà dei contenuti. Lo ha detto il 2 agosto, nella sua relazione, il relatore di questo provvedimento, Rolando Nannicini. Allora, questo decreto-legge, lo riconosce lui, è la summa delle incostituzionalità. È palese che abbia contenuti eterogenei e frammentari, ha subito modifiche pari a trenta pagine di proposte emendative che lo hanno profondamente modificato rispetto a quando era stato emanato, presenta un'aberrazione costituzionale perché si è inserito un intero decreto-legge dentro un altro decreto-legge, e in più si è aggiunta una questione di fiducia che, come dice il Presidente della Repubblica, quando fosse posta su un decreto-legge realizza un ulteriore pesante compromissione del ruolo del Parlamento.
La posizione di questa questione di fiducia, tra l'altro, era del tutto inutile. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, colpevolmente assente oggi, in sede di Conferenza dei Presidenti di gruppo, dichiarò e ribadì che il Governo si riservava l'apposizione della questione di fiducia in relazione al numero delle proposte emendative. Ebbene, le opposizioni hanno presentato tre, lo ripeto, tre, in tutto tre proposte emendative, dunque il Ministro ha sconfessato se stesso. Capisco che discutere di esodati e di spese militari per questa maggioranza sia tabù, salvo presentare proposte emendative solo per l'Aula, sapendo che non sarebbero mai state discusse. Ora non resta che appellarsi davvero al Presidente della Repubblica, affinché egli riporti tutto al rispetto degli articoli 76 e 77 della Costituzione, qui palesemente violati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Se egli non ritenesse di dare seguito alle sue stesse parole, le ho lette in precedenza - scripta manent - pur ossequiando il ruolo che egli ricopre, non potrei che rivolgere con pieno diritto le mie severe critiche alla persona che quel ruolo ricopre, perché delle due l'una: o il Governo Monti «prende per i fondelli» il Presidente della Repubblica o il Presidente della Repubblica si fa «prendere dai fondelli» dal Governo Monti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
E nessuno si sogni di darci per questo degli eversivi e degli antistituzionali, anzi, dichiaro che ci onoriamo di essere noi i guardiani di una Costituzione violata da chi per primo dovrebbe osservarla e farla osservare (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Vengo al merito, Signor Presidente, per dire che noi avevamo contato molto sulla spending review e la proponevamo da almeno tre anni, perché riteniamo che l'intervento sulle spese inutili della pubblica amministrazione sia quanto di più necessario. Ma mi permetta, signor Presidente, siamo di fronte ad un risultato assolutamente deludente, perché qui dentro più che di spending review, ancora una volta siamo in presenza di una logica di tagli lineari anziché quella di una revisione strutturale dei meccanismi che alimentano le spese. Addirittura ho sentito il relatore dire: siamo riusciti ad evitare l'aumento dell'IVA. No, no, forse il relatore si è sbagliato, forse non ha letto bene: l'aumento dell'IVA è spostato al 1o gennaio del prossimo anno. Non è che sia stato eliminato dall'orizzonte temporale che abbiamo di fronte, anzi, si è fatta un'operazione assurda, ed io dico che un mio studente di primo anno non si sognerebbe mai di spezzare un aumento dell'IVA in due tranche, una da 1,5 per cento e l'altra da 0, 5 per cento. Tutti sanno che quando c'è un aumento dell'IVA ci sono gli arrotondamenti, che portano sempre ad aumentare ulteriormente il prezzo finale per il consumatore. Addirittura in questo caso lo spezziamo in due, così ci prendiamo due volte gli arrotondamenti a danno dei cittadini, favorendo l'aumento dell'inflazione, riducendo la capacità di spesa dei cittadini e con effetto depressivo sull'economia. Eppure l'aumento dell'IVA scatterà il 1o gennaio.
Non solo permane la mannaia dell'IVA ma, come è emerso da uno studio della Confesercenti, ci sono in questo decreto-legge ben due miliardi di tasse in più per 18 milioni di cittadini italiani, per la crescita delle addizionali dell'IRPEF che colpiranno le regioni in deficit sanitario. Quindi la pressione fiscale aumenta ancora e farà aumentare la recessione.
Vogliamo parlare dell'aumento delle tasse universitarie per gli studenti fuori corso? Ah, che mi ricordi io, in larga parte gli studenti fuori corso sono studenti lavoratori che dovrebbero essere aiutati e non sicuramente taglieggiati.
Altro che crescita, questa non è la spending review che dovrebbe colpire le spese inutili, e ce ne sono tante a partire dai costi della politica che questo Governo non ha toccato, anzi a questo proposito c'è un nuovo rinvio sulle province e non ne verremo fuori perché ogni volta che c'è un rinvio ci sarà sempre qualcuno che potrà fermare quel processo, tanto più se i rinvii si avvicinano alla fine dell'anno quando poi ci sarà un bel decreto-legge che si chiama milleproroghe e dove tutto verrà prorogato per chi sa quant'altro tempo. Quindi, ancora una volta, quando c'erano da tagliare i costi della politica il Governo si tira indietro, le lobby - come si è visto anche in questo decreto - fanno sentire la loro voce, e in molti casi vi è stata la marcia indietro del Governo, anche sulle società in house: sono diventate una possibilità, ma quando mai in Italia si farà una cosa quando da obbligatoria diventa possibile?
C'è poi la questione del salvataggio del Monte dei Paschi. Facciamo pure i salvataggi, ma perché non poniamo mai vincoli a chi chiede aiuti? Negli Stati Uniti e persino in Spagna hanno imposto una riduzione fortissima di tutte le indennità degli amministratori. Qui non se ne parla, non si parla di nessun limite ad indennità milionarie di personaggi che già hanno creato danni e che se ne vanno da una parte con buonuscite milionarie e subito dopo rientrano dall'altra con nuove indennità milionarie. È una grande delusione, Presidente, perché contavamo molto su questo intervento che fosse davvero capace di porre rimedio al problema delle spese inutili. Non vi è quasi nulla sui costi della politica che in molti casi sono la più inutile di tutte le spese, ma vi è molto poco anche per quanto riguarda l'intervento sulle spese inutili della pubblica amministrazione e degli enti locali, in particolare su enti che continuano a sopravvivere ad onta della loro inutilità, enti posti in liquidazione decine di anni fa; un elenco del Presidente Prodi ne indicava una trentina e sono ancora lì e mangiano ancora i soldi del contribuente.

PRESIDENTE. Deve concludere.

ANTONIO BORGHESI. Non è questa la spending review che il popolo italiano si attendeva. Per queste ragioni diremo «no» alla fiducia che chiedete (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

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