Il governo Monti ha dato attuazione all’impegno assunto, anzi subìto, dal governo Berlusconi a proposito dello storno dei fondi destinati al finanziamento del “Ponte sullo Stretto”.
Il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) nella riunione del 20 gennaio ha definitivamente dirottato su altri cantieri i 1.624 milioni di euro assegnati nel 2009 alla società “Ponte di Messina” e non ancora spesi. Dopo l' estate, la Commissione europea non aveva inserito il ponte tra i progetti prioritari delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. E, come riporta il Corriere della Sera “ “…….il 27 ottobre, anche il governo Berlusconi aveva in qualche modo remato contro dando parere favorevole alla mozione di Antonio Borghesi (Idv) che quei fondi voleva destinare al trasporto pubblico locale. Così sono trascorsi altri due mesi e il nuovo governo ha prima rinviato la decisione (il 7 dicembre) e infine ha atteso il pacchetto delle liberalizzazioni per prosciugare il finanziamento del ponte.”
Come ha scritto Corrado Rubino su “Catania Oggi” “Il Ponte sullo Stretto quindi non si farà. Con la soddisfazione del movimento sorto contro la sua realizzazione. Il governo Monti, infatti, ha deciso di "cancellare" l'iter progettuale iniziato più di 20 anni fa, con il progetto del 1992 di cui, pochi mesi fa, era stato approvato il progetto definitivo. Nell'ultima seduta del Cipe, sono stati sbloccati interventi infrastrutturali per 6,2 miliardi. Anziché favorire mega opere dai tempi lunghi si favoriscono invece interventi diffusi sul territorio; e dall' altra si definiscono piani dettagliati e già concordati con il territorio allo scopo di far partire prima possibile la macchina infrastrutturale. Il Cipe ha definito l'elenco dei vecchi finanziamenti Fas Infrastrutture da revocare, in attuazione dei tagli disposti dalle manovre di luglio e agosto: sforbiciate complessive per 6,3 miliardi su 11 totali, fra cui spicca la revoca dei 1.624 milioni di euro assegnati nel 2009 al Ponte sullo Stretto, e mai né impegnati né spesi. A questo punto l'opera, che comunque non è mai stata finanziata più del 20 % lamentava ancora una mancanza di finanziamenti per circa 6 miliardi di euro su 9 di costo totale, torna in un cassetto. Era una bufala quindi la copertura dei fondi europei e dei fondi nazionali, come al contrario diceva Tremonti.
I problemi economico finanziari del progetto per il quale si sono già spesi diversi centinaia di milioni, senza che sia mai stato stilato un "elaborato esecutivo", si sommano agli enormi perduranti problemi tecnici e ambientali confermati dal progetto definitivo, che dimostra gli enormi impatti del Ponte e non contiene neppure la verifica certa della sua fattibilità, avallando al contrario i dubbi già espressi anche dai consulenti del progetto. L'interruzione delle procedure del Ponte non comporta alcuna penale, circostanza confermata dagli stessi dirigenti della Stretto di Messina.
Chiudere la storia infinita del ponte era anche necessario per interrompere definitivamente il flusso di sprechi nelle mani di certa politica che non sembra avere nessun rispetto per la società italiana che sta soffrendo i termini di una crisi economica drammatica.
Italia dei Valori rivendica il merito di aver costretto il governo ad accogliere (o meglio subire) un voto della Camera perfino imprevisto (294 voti favorevoli e 238 astenuti).

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