E’ finita …..è finita…Berlusconi se ne va!
Abbiamo lottato per anni per questo momento ed ora il momento è arrivato. E’ il giorno della Liberazione. Ed ora? Vorrei esporre alcune riflessioni a tutti coloro che ci attaccano oggi per il NO inizialmente pronunciato da Di Pietro al probabile governo Monti.
Cerchiamo di capirci: Di Pietro, che ha una capacità di visione che va oltre al suo naso, ha indicato la luna e quasi tutti i commentatori politici e molti cittadini, anche nostri simpatizzanti, si sono fermati a guardare il dito. Vorrei fare qualche esempio. Monti, che è personalità di spicco, profondo conoscitore dell’economia e della finanza, con significativa credibilità internazionale, ha già dichiarato che non potrà che lavorare per eliminare privilegi e corporazioni. E’ ciò che noi chiediamo da sempre. Ma anche Monti deve far approvare le sue proposte dal Parlamento, perché diventino legge. Supponiamo allora che porti in aula una proposta di abolizione delle province. Ma davvero pensate che quei deputati che hanno votato contro quattro mesi fa adesso cambino improvvisamente idea solo perché lo chiede Monti? Supponiamo che porti in aula una proposta di imposta patrimoniale. Ma davvero pensate che quei deputati del Pdl da sempre contrari alla patrimoniale cambino improvvisamente idea solo perché lo chiede Monti? Supponiamo che porti in aula una proposta di liberalizzazione delle professioni. Ma davvero pensate che quei dieci deputati avvocati del Pdl che sono riusciti per due volte a bloccare ogni intervento liberalizzante acconsentirebbero ad un voto favorevole solo perché lo chiede Monti?
Ecco il perché delle nostre riserve. Provate ad immaginare se fra due mesi Monti si trovasse impelagato nelle secche di un Parlamento che non vota le sue proposte? Sarebbe davvero il disastro per il nostro Paese sui mercati finanziari e non vi sarebbe più un’altra possibilità.
Ecco perché noi abbiamo sostenuto che di fronte ad un rischio come questo forse sarebbe meglio andare rapidamente a nuove elezioni: si costituirebbe un governo, legittimato dal voto popolare, e dunque in grado con la sua maggioranza di intraprendere azioni anche forti e difficili per fronteggiare la situazione dei conti pubblici e del debito. In più si ipotizzava un governo Monti appoggiato da Pdl e Pd, tecnico per modo di dire, con ministri come Gianni Letta, Nitto Palma, ma anche Enrico Letta, Amato e così via. Ad un tale governo sarebbe evidente che non potremo mai dare la nostra fiducia.
Ciò detto e considerato che comunque è scritto che il Presidente Napolitano incaricherà Monti di formare un nuovo governo noi dovremmo comportarci nel modo seguente:
-chiedere a Monti di dare un tempo di scadenza (a mio avviso non oltre sei mesi) al suo governo indicando alcuni provvedimenti da prendere: tagli ai costi della politica, tagli alle spese inutili dello stato, una patrimoniale accompagnata da norme draconiane contro coloro che evadono il fisco, coloro che esportano illegalmente all’estero i loro patrimoni o li nascondono nelle società di comodo, riforma elettorale, azioni per la crescita dell’economia.
-chiedere a Monti che il suo sia un governo rigorosamente tecnico, privo di politici o pseudotecnici, come Amato.
E evidente che ove mancassero dal programma quei provvedimenti che noi chiediamo o ove fossero presenti personalità politiche, specie già facenti parte dell’attuale governo, noi non potremo che negargli la fiducia.
Se mancasse l’indicazione di una scadenza del governo dovremo comunque dargli la fiducia, ma riservandoci poi di valutare di volta in volta i singoli provvedimenti.

Commenti   

#12 scout 2011-11-15 06:57
On. anche dal suo scritto IDV rifiuta il governo tecnico. Stamane le dichiarazioni di Di Pietro dicono tutto e il contrario di tutto: IDV appoggia il..." Governo Tecnico o Politico che sia..." a tempo o non a tempo ...." parole testuali....."per far uscire l'Italia dalla crisi..."
Il problema a mio avviso è solo una: NON ci sono alternative a Monti oggi.
#11 turitoto 2011-11-14 14:17
" Concludo il capitolo su The Crisis of Democracy citando il vano tentativo di Ralf Dahrendorf di criticare il contenuto anti sociale e anti democratico di questo rapporto, leggibile proprio nella discussione pubblicata in appendice a esso. Egli lanciò un monito ai governi affinché “evitino di credere che il progresso che hanno resto possibile per grandi masse di cittadini deve ora essere disfatto perché è scomodo per alcuni. Va evitato di credere che un po’ più di disoccupazione, un po’ meno istruzione, un po’ più di disciplina e un po’ meno libertà di espressione renderanno il mondo un luogo migliore, in cui sarà possibile governare con efficacia. Invero, credo che questo tentativo di riportare indietro il progresso della storia per ricreare lo stato di cose che ci siamo fortunatamente lasciati alle spalle è in molti aspetti incivile, davvero primitivo”. Sappiamo oggi che le sue parole furono spettacolarmente ignorate. Non ci consola che già allora questo intellettuale avesse così lucidamente compreso ciò che sto divulgando in questo saggio, che io chiamo “il ritorno delle elite al potere assoluto che avevano perduto”, e che lui definisce con parole più eleganti come appunto “riportare indietro il progresso della storia per ricreare lo stato di cose che ci siamo fortunatamente lasciati alle spalle”. " Tratto dal saggio di Paolo Barnard. Riflettete, la soluzione non è continuare a foraggiare questo stato di cose. Cari politici, riuscite a elaborare un discorso di grande respiro che esca dal neoliberismo? Esistono già, basta fare copia e incolla, dopo vi voterò. Guardate a Kirchner invece che alla Tatcher.
#10 turitoto 2011-11-14 14:09
"Huntington, Crozier e Watanuki stilarono un rapporto con ancora idee, strategie e dettami, ma questa volta la sofisticatezza delle 227 pagine del loro The Crisis of Democracy dà i brividi. Vi si legge letteralmente tutto ciò che ci hanno fatto accadere per disabilitarci. Il titolo stesso è ingannevole, poiché non si tratta di riparare le democrazie partecipative, come sembrerebbe suggerire, ma di distruggerle. Infatti il rapporto dichiara senza mezzi termini che “alcuni dei problemi di governo negli Stati Uniti di oggi derivano da un ‘eccesso di democrazia’ (...) C’è bisogno invece di un grado superiore di moderazione nella quantità di democrazia”. E naturalmente il diritto ‘divino’ delle elite di governare noi gente comune trova in queste pagine una giustificazione immediata quando Huntington scrive: “La democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo, può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”. Parole che si congiungono in modo perfetto al piano di Schuman, Monnet e Perroux, e che hanno prestato le fondamenta all’Europa unita dell’Euro già ora governata da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi elegge.
I tre autori scrissero le loro istruzioni su come le elite avrebbero dovuto procedere in termini chiarissimi, e con una premonizione straordinaria: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima egli anni ’60, nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-­ democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”. Ed è stata proprio questa apatia che fu indotta sulle masse dell’Occidente per mezzo di una operazione massmediatica enorme e dell’esplosione del consumismo, deviandole dall’attivismo democratico, drogandole così che non vedessero più i loro reali bisogni e i loro diritti. Come ha scritto David Bollier “Potrà una società che si è così gettata su una eccessiva commercializzazione funzionare ancora come una democrazia deliberativa? Potrà il pubblico ancora trovare e sviluppare la sua voce sovrana? O, viceversa, il suo carattere è stato così profondamente trasformato dai media commerciali da stroncarne per sempre l’abilità di partecipare alla vita pubblica?”(15) Qui The Crisis of Democracy mostra la medesima mentalità che portò Lippmann a chiamare i cittadini “gli outsider rompicoglioni”, prova ulteriore del gemellaggio ideologico degli attori di questo piano… Ora attenzione a quanto segue: ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata dai tre autori di essere “una deriva disastrosa... poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”… ui è Samuel P. Huntington a scrivere righe inquietanti sull’ideologia radicale, sostenendo che “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”, e infatti la concertazione “... produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”. Parole che preconizzarono con estrema lucidità una delle epoche più infami dei rapporti fra Vero Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul grado di abolizione dei diritti. "
Tratto dal saggio di Paolo Barnard. Queste parole furono scritte negli anni 70.
#9 turitoto 2011-11-14 11:54
"Commissione Trilaterale: nasce nel 1973 quando un drappello di “Globocrati” esce dal gruppo Bilderberg che si opponeva all’inclusione dei giapponesi nelle sue fila (il Bilderberg si occupava di affari NATO e non gli andava che i nipponici ficcassero il naso negli affari militari occidentali). Fra i suoi circa 400 membri sono passati Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Edmond de Rothschild, George Bush Sr., Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Takeshi Watanabe; Paul Volcker, Leon Brittan, John Negroponte, Condoleezza Rice, Timothy Geithner, Carl Bildt, e molti altri fra cui gli italiani citati in precedenza; più un gruppo vario di istituti finanziari, di corporations e di Fondazioni, fra cui Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-­Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays, Royal Dutch Shell, Exxon, Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co., Texas Instruments, Hewlett-­Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop, the Bill & Melinda Gates Foundation, the Brookings Institution, the Carnegie Endowment, ecc.\" Tratto dal saggio di Paolo Barnard
#8 belluco.s 2011-11-13 22:44
Buonasera, concordo con quanto espresso dall'On.Borghesi.Vorrei rispondere al sig.Visconti, che ha scritto di dipendenti del comune che Chiamparino non è riuscito a spostare d'ufficio: c'è il decreto l.vo n. 165 del 2001!Poi, ci sono tanti modi,come nelle aziende private; io sono una dipendente pubblica e al ritorno da un giorno di ferie, allora lavoravo in un comune, mi sono trovata con la scrivania spostata di piano e di unità operativa, nessuno mi aveva avvisata o chiesto in precedenza se mi stava bene!Non facciamo di tutta l'erba un fascio.Io proporrei di fare una valutazione seria Ente per Ente, spero che al più presto qualcuno lo faccia e che si finisca di generalizzare sui pubblici dipendenti e di scaricare su di loro i guai del Nostro Paese, perchè anche loro hanno dei dirigenti, come gli operai hanno i loro capi. grazie.
#7 scout 2011-11-13 18:06
Ha ragione Visconti. Se non si hanno i numeri non si può pretendere ma bisogna mediare. Anche in caso di nuove elezioni l'asse si sposterebbe ma non più di tanto e l'Italia va nel baratro. Le teorie oggi sono solo demagogia. oggi servono decisioni ragionate come negli anni del terrorismo. L'alternativa a Monti diteci quale sarebbe ... Non certo Di Pietro. lo abbiamo provato col Governo Prodi .....
e poi IDV nelle Istituzioni Locali... lasciate perdere se volete esempi ne ho a iosa (per Venezia si intende).
#6 giv.visconti 2011-11-13 15:57
Tutti coloro che sono contrari ad un governo Monti, dovrebbero spiegarmi quale è l' alternativa e le prospettive future.

Spero che la Lega arrivi al 2% perchè si è persa l'opportunità di contribuire a dimezzare i parlamentari e i relativi benefici, fare una nuova legge elettorale, per le richieste della BCE è così o è così, non abbiamo alternativa se non uscire dai paesi industrializzati.

La crisi permetterà agli stranieri di comprare le nostre banche e le nostre industrie a prezzi da fallimento.

Per quanto riguarda ANIA, ABI CONFINDUSTRIA , RETE IMPRESE, SINDACATI tutti uniti per un governo Monti, gli suggerisco di dire a Berlusconi che non verranno confermate le pubblicità sulle sue reti in caso che il governo Monti non parta.
#5 giv.visconti 2011-11-13 15:46
Chi è contrario al governo Monti dovrebbe dire quali sarebbero le conseguenze economiche e sociali se la BCE lascia l' Italia senza sostegni??
Aumento dei tassi, nessuna fiducia nella nostra economia, svalutazione, aumento di tutte le tariffe, aumento disoccupati, ecc...
Ricordo che Chiamparino voleva spostare alcuni dipendenti comunali in altri uffici e - nonostante proponesse dei premi - non ci è riuscito. Il sindacato ha fatto barriere. Questa e la nostra Italia dei privilegi (non li spostava da un comune all'altro, ma all'interno).
#4 giv.visconti 2011-11-13 15:39
E' da diversi giorni in TV E NEI COMMENTI CHE VENGONO RIPORTATE CHE MONTI E' MEMBRO DELLA GOLDMAN E SACH E DELLA COMMISSIONE TRILATERALE - QUELLO CHE VORREI SAPERE QUANTI SONO IN TOTALE I MEMBRI E CHI SONO.

RICORDO INVECE CHE QUANDO ERA PRESIDENTE NELLA COMUNITA' EUROPEA HA DELIBERATO UNA MULTA A MICROSOFT DI CENTINANIA DI MILIONI DI DOLLARI.
QUANTI SI SAREBBERO MESSI CONTRO L'UOMO PIU' RICCO DEL MONDO???
#3 turitoto 2011-11-13 12:31
Ecco da dove deriva la credibilità internazionale di Monti:
"È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[5] e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[6]. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute[7][8], presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company[8]. " Tratto da Wikipedia. Per un attimo dimenticatevi di Berlusconi: esiste qualcuno in parlamento che capisce la gravità di quanto sta accadendo?

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