Secondo gli ultimi dati Istat un giovane su tre non trova lavoro. E' un dato drammatico, sul quale ho interrogato oggi il Ministro Sacconi, per chiedere cosa in governo intenda fare. Ecco il resoconto

L'onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01388, concernente iniziative per ridurre la disoccupazione giovanile, con particolare riferimento ai neo-laureati e ai giovani titolari di qualifiche professionali (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor Ministro, gli ultimi dati ISTAT e anche quelli europei rivelano una situazione di disoccupazione drammatica nel nostro Paese in linea con la media europea ma, come è noto, nascosta da ammortizzatori sociali che non rivelano il dato vero. All'interno di questo dato vi è poi una situazione davvero drammatica che riguarda la disoccupazione giovanile che veleggia da noi ormai intorno al 30 per cento, il 10 per cento in più di quanto non avvenga in media in Europa e con un aumento, nell'ultimo anno, del 2,5 per cento.Di fronte a questa situazione non abbiamo visto alcun progetto da parte del Governo, né un'azione reale, ma solo proclami che, per la verità, non hanno dato luogo ad effetti diretti su questo fenomeno. Per questo, le chiediamo di sapere che cosa intenda fare il Governo per combattere questa disoccupazione giovanile, che è arrivata a un livello davvero drammatico (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, ha facoltà di rispondere.
MAURIZIO SACCONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, all'interrogante vorrei dire che si può non condividere quanto fa il Governo, ma certamente non si può affermare che non abbia fatto o non abbia presentato una proposta proprio per l'occupabilità dei giovani, consistente anche in un documento redatto con le colleghe Gelmini e Meloni.
Ricordo alcuni atti, alcune azioni e ragioni di spesa che sono in corso. In primo luogo, il raddoppio del programma Excelsior per monitorare, su base trimestrale e per ogni provincia, le competenze che sono richieste effettivamente dal mercato del lavoro, in modo da orientare le scelte educative dei giovani e da indirizzare le attività di formazione.
In secondo luogo, la diffusione delle modalità di incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro a partire dai servizi di cosiddetto placement, cioè di orientamento e accompagnamento al lavoro, nelle università e anche nelle scuole superiori; quest'ultima possibilità è stata agevolata dalla recente norma contenuta nel provvedimento cosiddetto collegato lavoro.
Le università devono fare uno sforzo in più, noi le aiutiamo con un finanziamento gestito dalla società Italia lavoro e vorremmo che non si limitassero - come spesso fanno - ad abbellire il tradizionale ufficio per tirocini perché si tratta invece, attraverso questi servizi, di creare un collegamento tra l'università e il mercato del lavoro del territorio per tante attività condivise di apprendimento e di lavoro.
In terzo luogo, abbiamo attivato un motore di ricerca istituzionale, che si chiama Cliclavoro, che entra nei 300 siti autorizzati ed è in collegamento con tutte le regioni italiane e con i loro servizi pubblici e che verrà ulteriormente implementato, in base a quel collegato lavoro recentemente approvato, dalla consegna dei curricula dei neo-laureati, alla quale sono tenute le università italiane, proprio perché il motore di ricerca possa agire su questo volume di informazioni agevolando l'incontro tra la domanda e l'offerta relativa in particolare ai giovani con il titolo di studio della laurea.
Abbiano fatto un accordo nei mesi scorsi con tutte le regioni e tutte le parti sociali - nessuna esclusa - per la promozione dell'apprendistato professionalizzante, cioè di quell'apprendistato fondamentale che costituisce il miglior contratto di lavoro per un giovane per entrare nel mercato del lavoro. Esso è conveniente per l'impresa, anche se il Governo Prodi malauguratamente ha alzato la pressione contributiva, diversamente da prima, al 10 per cento per questi contratti. Sarebbe bene che le parti sociali trovassero anche il modo di abbassare il salario in una fase in cui è molto rilevante l'apprendimento, purché questo apprendimento sia effettivo. Abbiamo peraltro consentito che questo apprendistato sia realizzato dalle parti sociali stesse e non solo dalle regioni, che talora arrivano ad una percentuale bassa di giovani interessati.
Infine, abbiamo deciso alla fine dell'anno interventi per 250 milioni di euro, dedicati a promuovere in particolar modo l'apprendistato nei lavori tradizionali e manuali, l'apprendistato dei minori, l'apprendistato nell'artigianato e, dall'altra parte, il sostegno ai lavoratori svantaggiati, tra i quali i disoccupati giovani di lungo periodo tramite le agenzie del lavoro. Si tratta ancora di una misura della collega Meloni che credo sia stata già illustrata in questa sede.
PRESIDENTE. L'onorevole Borghesi ha facoltà di replicare.
ANTONIO BORGHESI. Signor Ministro, trovo la sua risposta francamente imbarazzante perché se dopo tre anni di attività di Governo lei mi viene a dire che solo a dicembre avete investito 250 milioni, che quindi saranno ancora da destinare e chissà quando lo saranno...
MAURIZIO SACCONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Si tratta dell'ultimo investimento!
ANTONIO BORGHESI. In realtà, per iniziare a lavorare prima,  credo che si debba investire in formazione, in professionalizzazione, in modo che le competenze crescano, perché questa è l'unica strada che i Paesi che ci credono realmente hanno percorso. Voglio ricordare che il tasso di disoccupazione giovanile della Germania è al 9 per cento, quello dell'Olanda è all'8 per cento, quello di altri Paesi è un po' più alto, 15-16 per cento, ma non arriva al nostro.
Sarebbero state sufficienti azioni mirate molto semplici e immediate. Non servono le cabine di regia, di cui lei ha parlato in passato, non servono accordi quadro, servono misure dall'effetto immediato. Cercandole in Europa si trovano, e vanno dalle azioni di orientamento con borse di studio incentivanti - non colpevolizzando i genitori per le scelte che compiono i figli - ai voucher  per i master universitari che sono un'altra strada per portare la gente a lavoro, alla riduzione dei contributi alle imprese che assumono, agli incentivi all'imprenditorialità giovanile che sono immediati, agli accordi con le associazioni per stage industriali retribuiti (la Francia dà 3 mila euro ad ogni impresa per ogni stage), ai percorsi personalizzati, come stanno facendo Olanda, Danimarca e Inghilterra con il «New deal for young people» (NDYP), che li stanno utilizzando con questo scopo, a misure che abbiano effetto immediato e non per le quali si deve ancora studiare.
Allora, in altri termini signor Ministro, io penso che, più che di cabine di regia, a questo punto abbiamo bisogno che si preparino cabine elettorali, perché forse dopo tre anni di inazione di questo Governo è ora che il popolo abbia di nuovo la parola per dire come la pensa (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Commenti   

#2 laura 2011-01-13 10:24
i discorsi del Ministro sono i soliti da decenni (cabine regia, excelsior, database) ma ogni territorio ha particolarità che solo gli enti locali (Comuni) possono sviscerare per interventi immediati, pertanto l\'assegnazione di risorse per dare reddito minimo a tutti (giovani e non, senza distinzioni, sulla base di bisogni reali sopravvivenza dignitosa) in cambio di accettazione attività transitorie utili alla collettività e percorsi formativi/tirocini professionalizzanti richiesti per inserimento aziendale produttivo mi sembra una strada nuova da tentare monitorandone gli esiti occupazionali, quindi presa in carico di chi è senza lavoro e avvio immediato da parte dei Centri per l'impiego ad attività richieste nel territorio assegnando senza attese burocratiche un minimo di 600 euro mensili di cui beneficerà lo stesso tessuto produttivo locale con l'innalzamento dei consumi. Chiaramente se io fossi laureata in filosofia e mi offrissero di andare a fare la spesa per gli anziani dovrei scegliere se accettare i 600 euro fino a occupazione consona a mie aspirazioni o rinunciare ai 600 euro e andare altrove a cercare il mio lavoro preferito se non lo trovo nella mia zona. In questo modo non si avrebbero disoccupati ma diversamente occupati in modo flessibile fino a opportuna collocazione nel settore desiderato e non vi sarebbe povertà estrema. Ovviamente in un sistema simile (unico ammortizzatore sociale) non avrebbero posto differenze categoriali e il paniere delle spese garantito renderebbe tutti ugualmente sereni nei passaggi fra un lavoro e l'altro, che in ogni settore può capitare.
#1 Noi Midi 2011-01-12 21:05
Più si prolunga il periodo di lavoro per le persone anziane, meno disponibilità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro. Nessuno propone il ritorno ai 35 anni di lavoro per conseguire quella miseria che viene riconosciuta e che non corrisponde a quanto versato con i relativi interessi maturati nei 35 anni di lavoro fatto. Dato che ci sono problemi di soldi, queste sono le menzogne di ogni Sgovero, sia esso di DX che di SX, da decenni a questa parte propinate con grandi numeri. Quando gli sprechi sono esorbitanti e Lei lo sa meglio di me, potrebbero coprire tranquillamente L'INPS ed anche avanzarne.
Tornare ai 35 anni di lavoro almeno fino a quando non si esce da questa pesante crisi che solo noi miseri lavoratori sentiamo. Non c'è stato nessun politico che si sia proposto a portare avanti questa battaglia.

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