La scorsa settimana la Camera ha discusso il DFP (Documento di Finanza Pubblica) che dovrebbe rappresentare l'impegno del governo alla luce delle previsioni sull'andamento dell'economia. Ecco il mio intervento:

PRESIDENTE È iscritto a parlare l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, non interverrò soffermandomi in particolare sui dati che sono stati già richiamati più volte questa mattina, che sono dati anche ufficiali e che fanno giustizia di un entusiasmo da parte del Governo e della maggioranza che è del tutto fuori luogo, perché questa Decisione di finanza pubblica è un documento che praticamente vale carta straccia: è un copia-incolla di elementi e di dati che erano stati considerati nella manovra del Governo approvata in agosto, e che sono, di fatto, ampiamente superati. Ora non sto a dire perché ci si è esaltati per l'aumento della produzione del mese di agosto - ben venga, magari continuasse - ma sappiamo già che quell'aumento non risulterà più confermato per il mese di settembre, perché ci sarà di nuovo un rallentamento. Questa mattina la Banca d'Italia ha accertato un nuovo aumento del debito pubblico e il Fondo monetario internazionale ha già smontato le ipotesi che stanno alla base di questa Decisione di finanza pubblica che è stata costruita esattamente partendo dal fondo e domandandosi, a bocce ferme, di quanto dobbiamo crescere per poter recuperare e stare dentro i parametri richiesti dall'Unione europea. L'incognita era la cifra da stabilire per la crescita e così è stata ipotizzata, non tanto per quest'anno, ma per gli anni successivi, una crescita che sarà assolutamente irrealizzabile nelle condizioni date, il che farà saltare tutto il documento che è stato costruito su questa base. Allora - ribadisco questi aspetti - il Fondo monetario internazionale ha già corretto al ribasso il dato anche per il 2010, mentre invece l'ha corretto al rialzo per la Germania e per qualche altro Paese, segno, ancora una volta, che siamo sempre più fanalino di coda in Europa. La scorsa settimana si è svolta l'audizione del Ministro Tremonti sulla Decisione di finanza pubblica e ciò che ho contestato al Ministro è il fatto che il Governo, attraverso questo documento, non dia una prospettiva futura per il nostro Paese e che non ci sia nulla che abbia il carattere di progettualità in relazione alle modalità con cui uscire da questa situazione; non c'è un'idea. Allora, ho detto al signor Ministro che forse qualche suggerimento glielo potremmo dare noi: iniziamo con l'immaginare che, se non si tagliano le imposte alle famiglie ed alle imprese, ai lavoratori dipendenti ed alle imprese nel nostro Paese, ci sarà innanzitutto una continua stagnazione dei consumi che, lo ribadisco, per la prima volta, dopo tempo immemorabile, ha riguardato i generi di prima necessità, non i generi di lusso o i generi voluttuari, e mi riferisco ad esempio ai tagli sull'acquisto della pasta. Quindi, se non aiutiamo la crescita, attraverso l'aumento dei consumi, anche la domanda interna resta stagnante. Non parliamo poi di quella internazionale: le imprese non fanno investimenti se non vedono la capacità di ritorno, e la capacità di ritorno è data solo dal taglio delle tasse. Tuttavia, dice il Ministro, dove prendiamo i soldi? Noi abbiamo fornito alcune ipotesi sui capitoli da dove prendere le risorse sulle quali il Ministro ha un po' ironizzato. Il Ministro ha detto: voi proponete il taglio delle province, ma in questo modo, come ha ribadito anche un collega intervenuto stamattina, si recuperano poche centinaia di milioni di euro. Non è così: uno studio molto dettagliato di un docente della Bocconi, recentemente pubblicato dall'istituto Bruno Leoni, individua in circa due miliardi di euro all'anno il recupero che si otterrebbe dal taglio delle province. Io sono tra coloro che non hanno mai sostenuto che se ne risparmiassero quindici, perché, essendo anche stato presidente di provincia, so bene che qualcuno le strade le deve comunque mettere a posto. Vi è una serie di attività che vanno comunque svolte, dalla manutenzione degli istituti superiori ad altri interventi: due miliardi non sono assolutamente nulla. Avevamo proposto, ad esempio, anche interventi sulle auto blu: si è detto che non si recupera nulla, ma ciò non è vero, se è vero che il Ministro Brunetta, che è Ministro dello stesso Governo, ha calcolato in 4 miliardi il costo delle auto blu nel nostro Paese. Allora gli interventi possono essere effettuati. Inoltre, abbiamo affermato che l'evasione fiscale si combatte in primo luogo attraverso i paradisi fiscali: qui viene il bello, perché credo di non avere mai sentito una barzelletta simile. Ho affermato che tutti i Paesi europei hanno stipulato accordi bilaterali con i vecchi paradisi fiscali che sono usciti dalla black list, stabilendo alcuni principi volti a combattere l'evasione fiscale nei loro Paesi. Ebbene, il Ministro Tremonti ha sostenuto - il resoconto stenografico non è ancora disponibile, ma lo sarà a breve - che i Paesi che stipulano accordi bilaterali con i paradisi fiscali sono Paesi poco seri. Stamattina sono andato a vedere quali siano questi Paesi poco seri, che negli ultimi due anni hanno stipulato accordi bilaterali. Uno non c'è ed è l'Italia: l'Italia non ha stipulato alcun accordo bilaterale, neppure con San Marino, ma tra i Paesi cosiddetti poco seri ho trovato l'Australia, il Canada, la Finlandia, la Francia, la Germania, la Norvegia, la Svezia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Sapete con chi hanno stipulato accordi la Francia - che è un nostro vicino - o la Germania? Con le Bermuda, con le isole Cayman, con Gibilterra, con l'isola di Malta, con il Liechtenstein, con il Principato di Monaco, con Saint Lucia, quindi con tutti questi paradisi fiscali. La stessa cosa hanno fatto la Francia, la Finlandia, gli Stati Uniti, la Svezia e i Paesi del nord. Allora, è possibile che il Ministro Tremonti definisca questi Paesi «Paesi poco seri» (perché hanno stipulato accordi che imporranno ai Paesi stessi di trasferire e di fornire notizie molto dettagliate sui conti esteri che si trovano presso tali Paesi) e che questo sia l'unico vero modo per colpire l'evasione fiscale? Il Ministro Tremonti ha affermato che questi sono Paesi poco seri e che noi, che non abbiamo stipulato neanche un accordo, siamo un Paese serio. Se questo è il modo per affrontare i problemi del nostro Paese, quelli che possono permettere di ridare fiato alla crescita - ribadisco, colpendo le spese inutili e i costi della politica, come per le province, e affrontando in modo serio l'evasione fiscale - e su questo non si costruisce una prospettiva di crescita, che è l'unica che può immaginare o permettere una riduzione del debito e un rientro nei parametri che saranno fissati dall'Unione europea, ebbene, a che cosa serve un documento che si chiama decisione di finanza pubblica, se su questo aspetto e sulle prospettive economiche nel nostro Paese, non dice una sola parola (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?

Commenti   

#12 viammi 2010-10-26 21:34
Gentile On. oltre allo scandalo da lei denunciato delle pensioni a quanto mi risulta sia il corrispettivo mensile dei parlamentari ,sia la stessa pensione non sono pignorabili.
Il tutto si traduce in un'ulteriore privilegio e relativa immunità perchè , visto che molti parlamentari risultano nullatenenti ,va da se che chiunque malcapitato che vanti un credito , ( caso personale nei confronti del Sen. De Gregorio), praticamente non ha speranza di vedersi riconosciuto quanto legittimamente dovutogli .
Le chiedo una riconferma in merito.
La ringrazio
F.Ammirati
#11 vian 2010-10-22 14:34
Attraverso siti della camera dei deputati e da quello del senato, ho spedito ai signori onorevoli sotto elencati la seguente lettera:




Onorevole Gian Luigi Bersani - Segretario naz. PD
Onorevole Rosy Bindi – Presidente PD
Onorevole Anna Finocchiaro – Capogruppo Senato PD
Onorevole Antonello Soro – Pres. Gruppo Parlamentare PD
Onorevole Ignazio marino
Onorevole Furio Colombo
Onorevole Dario Franceschini



Oggetto: Costo della politica.

E’ ormai assodato che gli elettori italiani, a prescindere dalla loro appartenenza politica, reclamano a gran voce la diminuzione del costo della politica.
La percentuale delle astensioni, crescente ad ogni tornata elettorale, è dovuta anche a questo problema, mai affrontato seriamente (e tanto meno risolto). Anche perché è stridente il confronto tra i compensi dei lavoratori italiani con gli altri lavoratori europei e il confronto tra i compensi dei parlamentari italiani e quelli dei parlamentari degli altri paesi europei.
Ogni volta che qualcuno pone questo problema, egli viene immancabilmente tacciato di qualunquismo e di anti-politica.
Non prendiamoci più in giro!
Nonostante il silenzio quasi unanime della stampa, ha avuto grande diffusione e plauso, attraverso mezzi di comunicazione alternativi, l’iniziativa dell’On.le Borghesi che però, nell’aula di Montecitorio, ha avuto solo i voti del suo gruppo IDV.
Perché?
Qualcuno, anche in ambito PD, ha giudicato come strumentale e demagogica l’iniziativa dell’IDV.
Strumentale è questo giudizio, che vuole eludere l’argomento e non rappresenta il comune sentire popolare.
Da elettore del PD posso testimoniare che tutti gli lettori che conosco si sarebbero aspettata
una adesione massiccia all’ordine del giorno Borghesi, non solo perché sarebbe stato giusto e doveroso, ma anche per dare un esempio, proporzionato e in sintonia con i sacrifici che si chiedono ai lavoratori.
Che peccato!
Si è persa una buona occasione.
O forse il PD ha in preparazione qualche iniziativa ancora più rivoluzionaria ed efficace sul tema del costo della politica in generale e dei compensi e privilegi dei parlamentari in particolare?
Sono veramente ansioso di conoscere la risposta.
(nome e cognome)

-----------------------------------------------

Chi condivide questa iniziativa potrebbe fare altrettanto utilizzando questo testo o elaborandone uno migliore.
Ho scelto fra i destinatari il segretario e il presidente del PD, i capigruppo di camera e senato e qualche altro parlamentare.
Ovviamente si potrebbe estendere anche ad altri.
un saluto vian
#10 Roberto A 2010-10-20 22:28
http://www.frottolesignoraggio.info/signorag/signorag.html
http://www.frottolesignoraggio.info/monedebito/monedebito.html
#9 Roberto A 2010-10-20 22:23
http://www.frottolesignoraggio.info/deferrata/deferrata.html
#8 Roberto A 2010-10-20 22:12
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel09/rel09it/bilancio/rel09_22_relazione_bilancio.pdf
http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio
#7 Antonio Borghesi 2010-10-20 17:06
Ecco i nomi di coloro
che hanno votato a favore. Sono tutti i deputati Idv presenti quel giorno in Parlamento:
favorevoli 22: BARBATO BORGHESI CAMBURSANO DI GIUSEPPE DI PIETRO DI STANISLAO DONADI EVANGELISTI FAVIA FORMISANO ANIELLO MESSINA MONAI MURA PALADINI PALAGIANO PALOMBA PIFFARI PORCINO RAZZI ROTA SCILIPOTI ZAZZERA.
#6 Oflas 2010-10-20 11:47
Caro dipendente Onorevole Borghesi Antonio le chiedo gentilmente se può fornirci tramite email oppure tramite questo sito web i nominativi delle persone che ha citato nel suo discorso.

Colgo l'occasione per porgerle cordiali saluti e per ringraziarla per l'ottima presentazione della sua proposta e il tema della stessa.

Distinti Saluti
Matteo Pandolfi

#5 Antonio Borghesi 2010-10-20 01:35
Il signoraggio è una delle più grandi panzane che siano mai state raccontate.
Vediamo perché:

1. Il fatto che la banca centrale emittente iscriva al passivo il debito rappresentato dalla moneta emessa e all'attivo il credito di pari importo per il denaro che deve ricevere dallo Stato al quale la moneta stampata è destinata, fa esattamente pareggiare il conto economico e quindi nessun lucro particolare si manifesta a questo titolo a favore della banca centrale;

2. che lo Stato iscriva al passivo il debito verso i risparmiatori che hanno acquistato i titoli, che vengono girati alla banca d'Italia in cambio di moneta appare contabilmente corretto.

Nella vicenda "Signoraggio" ci sono molti luoghi comuni errati e sembra quasi che sulla vicenda ci sia qualcuno che semplicemente cerca di farsi della pubblicità gratuita. Infatti,l'ignoranza di taluni spinge a confondere la moneta intesa come strumento di pagamento con l'oggetto (banconota, moneta) che ha un costo di produzione modesto. Le Banche centrali non vendono un oggetto che costa poco e viene venduto a tanto. Non si può neanche dire che vendono moneta. Di conseguenza non esiste alcun guadagno stratosferico ipotizzato da taluni siti che fanno filosofia e non esiste alcuna prova (in questo caso prove consistenti in enormi somme di denaro che qualche traccia dovrebbero lasciare) che tali fantasiose tesi abbiano un qualche fondamento. Se poi qualcuno vuol credere a certe tesi faccia pure. L'unico guadagno pari alla differenza tra il valore nominale ed il costo di produzione si verifica quando la banconota (o la moneta) viene conservata per sempre dal detentore. Ad esempio quando andiamo all'estero e ci teniamo per ricordo in tasca monete e banconote. O se lo facciamo per collezionismo. O se vanno definitvamente distrutte.

Il discorso potrebbe essere vero se le banche centrali stampassero moneta a loro piacimento, ma così non è poiché la quantità di moneta in circolazione deve essere correlata alla ricchezza prodotta da Paese.

A mio avviso bisognerebbe smettere di usare il termine signoraggio, perchè il signoraggio di qualche secolo fa era una cosa diversa e fare un parallelo è pericoloso, nel senso che si rischia di pensare cose assai sbagliate. Bisognerebbe parlare di reddito da emissione di moneta, perchè di questo si tratta. La banca centrale guadagna sulla differenza tra il tasso che riceve tra il momento in cui stampa la moneta ed il momento in cui incasserà i titoli che riceve dallo Stato, ma non dimentichiamo che deve svolgere anche altri compiti: ad esempio spesso la moneta viene emessa per ritirare monete diventate vecchie ed usurate, ecc.

Il signoraggio avrebbe invece luogo se le banconote venissero stampate ed emesse disancorate dalla ricchezza realmente prodotta dal Paese. In questo caso infatti ciò genererebbe inflazione, che come è noto crea un ingiusta tassa, poiché determina un prelievo fiscale fittizio.

Non dimentichiamoci poi che sul reddito prodotto anche la banca centrale paga le imposte.

Altro discorso si potrebbe fare in ordine alla proprietà della Banca centrale: sarebbe certamente più giusto, a mio parere, che le azioni della Banca fossero interamente di propietà dello Stato.
#4 Roberto A 2010-10-19 15:45
Beh,di certo non é il modo migliore per affrontare il problemi italiani,la vostra contromanovra farlocca....se vi lamentate che il DPF del governo non é sufficiente,che dire allora della vostra contromanovra bufala,che farebbe diminuire il deficit nel 2012 di soli 9 miliardi,lasciandolo al 3,7% invece del 2,7 richiesto dalla commissione europea e previsto dal governo dopo la manovra economica di maggio che taglia il deficit peril 2012 di 25 miliardi...
#3 ornella 2010-10-18 14:38
Salve, Onorevole, lei centra 'molti punti importanti' nei suoi discorsi, ma non c'è più sordo di chi non vuol sentire! La sua voce si perde nel marasma degli 'interessi di pochi' mentre molti italiani, non avendo più fiducia nella politica, si estraniano indifferenti, convinti che la situazione possa solo peggiorare. Mentre tutti i giorni devono fare i conti per risparmiare dove possono, anche sul cibo e dimenticarsi la dignità, altro che solo le vacanze! Cosa alla fine diranno dei paradisi fiscali e tutto il resto? Che chi è al potere non solo lo permette, ma ne è anche partecipe! Che prospettive si trovano davanti gli italiani? Qualcuno se ne andrà, molti sprofonderanno sempre più, ma quello che temo è che ci saranno alcuni che vorranno ricorrere alla violenza per cambiare le cose! Se i politici come lei rimarranno inascoltati, cosa ne sarà dell'Italia e degli italiani?
Grazie per quello che lei e I.D.V. state tentando di fare.

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