Esco or ora dalla Commissione Bilancio della Camera che ha rinviato alla Commissione Cultura il testo della “riforma dell’università” per mancanza di copertura finanziaria, in particolare per i 9000 posti di professore associato destinati ai ricercatori. Dunque, dopo che si è consumato l’ennesimo litigio all’interno del governo, alla fine, la discussione della riforma dell’università è slittata a dopo la finanziaria (forse), ma secondo qualcuno addirittura a primavera.
E si che in questi mesi non sono mancate dichiarazioni perentorie del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Ministro Gelmini sulla urgenza della sua approvazione. “E’ una priorità” aveva tuonato ieri Berlusconi incontrando il Ministro dell’economia Tremonti. Subito dopo Silvio Berlusconi aveva rassicurato nel corso di una telefonata il ministro Gelmini, sul tema della copertura di bilancio. Ma , nell’incontro svoltosi ieri in serata ad Arcore, tra il premier e Giulio Tremonti, riferiscono fonti di Governo, la risposta del ministro dell’Economia è stata secca: “I soldi non ci sono”. Ancora una volta dunque il ragionier Tremonti l’ha avuta vinta. Noi dell’Italia dei Valori avevamo affrontato il tema con grande serietà raccogliendo la sfida e presentando una serie di emendamenti secondo le linee guida che erano scaturite da una ampia discussione all’interno del Gruppo e che riporto di seguito:
1. Governance delle università. Si ritiene assolutamente necessario separare l’attività di governo da quella di esecuzione. Il Rettore sarà una sorta di Amministratore Delegato, coadiuvato dal Senato Accademico. La gestione sarà di competenza di un Direttore Generale (Manager) scelto, da una Commissione formata in seno al Senato, attraverso un bando europeo. Il Rettore, che dovrà essere eletto dal Corpo accademico tra i Professori Ordinari dell’Ateneo, potrà restare in carica per non più di due mandati quadriennali. Anche il Direttore Generale non potrà essere mantenuto per più di due mandati triennali e all’atto della su assunzione non deve avere in corso o nei due anni precedenti alcun rapporto contrattuale o di lavoro con l’Università. Al Senato accademico parteciperanno anche rappresentanti dei Professori Ordinari ed Associati, Ricercatori, Studenti. Vi parteciperà inoltre un rappresentante dei “donatori privati”.
2. Razionalizzazione delle sedi. Negli ultimi vent’anni grazie alla collusione politica sono state create una miriade di sedi universitarie e di loro sedi staccate senza alcuna logica né economica né culturale, ma solo clientelare. Oggi tutti hanno l’università sotto casa ma la qualità delle attività didattiche e scientifiche è in molti casi molto modesta. E’ dunque giunto il momento, attraverso una delega al governo, di procedere ad una razionalizzazione delle sedi sulla base di criteri molto restrittivi, chiudendo anche quelle fortemente inefficienti ed accorpandole ad altre. E’ altresì logico vietare la proliferazione di sedi staccate, favorendo invece la nascita sul territorio di “centri di eccellenza della ricerca” in luogo di esse.
3. Reclutamento dei professori. La proposta Gelmini è irricevibile poiché peggiora addirittura la situazione attuale in termini vantaggio per le baronie locali. Prevede infatti una Abilitazione Nazionale per titoli (che non essendo direttamente concorsuale sarà di fatto rilasciata a quasi tutti) e poi rimette la “chiamata” ad una sorta di commissione locale, persino priva dei vincoli attualmente esistenti per le commissioni. La controproposta Idv prevede invece il ritorno al Concorso su base nazionale con un numero di vincitori pari ai posti banditi. La Commissione sarà formata attraverso un sorteggio puro tra gli aventi diritto all’elettorato passivo. Un vincitore non potrà essere chiamato in una università ove sia già presente un professore di ruolo, suo parente entro il terzo grado.
4. Ricercatori. Vogliamo proporre una distinzione tra i futuri ricercatori (post riforma) e gli oltre 20 mila ricercatori attualmente presenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Partiamo dal presupposto che, essendo l’università luogo di didattica e ricerca, il ricercatore puro ha senso solo per la breve fase della sua formazione e per la valutazione della sua idoneità a diventare professore. Appare pertanto coerente immaginare che contratto triennale rinnovabile per altri tre anni sia un tempo sufficiente: al termine o è in grado di accedere alla carriera di professore o è meglio che trovi un’alternativa, magari continuando la ricerca in centri specializzati. Per gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, divenuti tali in larga parte non per concorso vero, ma per idoneità sostanzialmente ope legis, la soluzione deve necessariamente passare attraverso una valutazione di merito. Poiché una parte di essi svolge attività didattica, configurando di fatto lo svolgimento di compiti di professore associato, anche se ridotti, la soluzione che affronta il problema, senza saltare la valutazione di merito, è quella di trasformare l’attività didattica complessivamente svolta per Raggruppamento disciplinare in posti di professore associato, da mettere a concorso nell’arco di tre anni. Da prime indicazioni potrebbe trattarsi di circa 10 mila posti. Per i nuovi ricercatori (quelli dei sei anni) va assolutamente e rigorosamente vietata qualunque attività didattica.
5. Distribuzione dei fondi. Una parte dei fondi sarà distribuita alle università sulla base di indicatori di valutazione dell’attività didattica e di ricerca. Noi proponiamo che tale assegnazione abbia luogo non a livello di università, ma a li vello di Dipartimento, che sarà competente per entrambe le attività. Ciò per evitare che una università dotata di Dipartimenti buoni e di Dipartimenti scarsi, non prenda alcun fondo così distribuito, a danno di chi lavora bene.
6. Diritto allo studio. Gli studenti meritevoli (che sono in linea con i piani di studi con un punteggio medio elevato) devono essere realmente supportati e non con una mancia. In particolare quelli più bisognosi. Noi prevediamo che non solo siano esonerati dalle tasse universitarie, ma che ricevano anche un contributo per lo meno di 5000 euro se fuori sede e di 1000 euro se in sede. Vanno poi favoriti i “prestiti d’onore” attraverso il sistema bancario.
7. Test di accesso. Poiché il disegno di legge Gelmini non ne parla si è deciso di rinviare ogni decisione in merito. Nel corso della discussione si è rilevato che attualmente più del 20% degli studenti abbandona al termine del primo anno, rispetto al 5-7% in Germania, Regno Unito, Olanda dove invece il test è necessario per accedere all’università. Ciò obbliga in Italia a tenere una struttura in termini di aule, professori, servizi che costa non meno di 1 miliardo di euro all’anno, che potrebbero essere risparmiati.
8. Test di orientamento. Le università devono mettere a disposizione di coloro che intendono iscriversi un servizio orientamento con test , che permettano di accertare l’idoneità all’università ed al tipo di studi universitari. Si tratta di un test su base volontaria, per il quale prevediamo un meccanismo premiale nel caso in cui lo studente lo faccia e segua l’indicazione che ne deriva.
9. Risorse. Ovviamente le nostre proposte, a differenza del DDL Gelmini, prevedono importanti risorse per le quali indichiamo una serie di possibili coperture, riducendo alcuni vantaggi fiscali, in particolare per le banche. Tra l’altro dalla razionalizzazione delle sedi che proponiamo potrebbero venire sostanziosi risparmi.

Commenti   

#2 Roberto A 2010-10-23 17:08
io non vedo tutte queste differenza rispetto al ddl Gelmini,a parte per il sistema di reclutamento dei professero ordinari.E tra l'altro,diverse cose già esistono
1)Governance:stesse proposte del ddl gelmini,che non va bene ne a sindacati,ne ai professori ne agli studenti.

2)Razionalizzazione sedi:si sta già facendo.
3)Mi pare l'unico punto di vera diversità
4)E' proprio la proposta del ddl Gelmini
5)Distribuzione dei fondi:anche il ddl gelmini prevede la distribuzione con valutazione.
6)Diritto allo studio:già esisono le borse di studio per quelli in sede e fuori sede e anche i prestiti d'onore
7)Test di accesso:vada a chiedere agli studenti e ai partiti di sinistra se sono d'accordo
8)Esiste già in molte università,le perlo per mia esperienza ad economia a Torino esiste.
9)Sono capaci tutti a farlo dall'opposizione,ma quando siete stati al governo non l'avete fatto:se andiamo a vedere il bilancio di previsione per l'università per l'anno 2008,nelle tabelle della legge di bilancio del 2008,da voi approvata,si vede che per il 2008 avete votato una riduzione di 266 milioni di stanziamento per l'università.
#1 sfitta 2010-10-14 13:38
Io non ho sufficiente esperienza universitaria per esprimere "soluzioni".Mi sento però di portare la mia breve esperienza (durata 6 mesi) di molti anni fa' a Padova.Era il 1985 e la cosa che più mi ha demoralizzato (oltre al fatto di essere senza un soldo in tasca e alzarmi alle 5 del mattino :-) ) era l'ambiente che mi ero trovato innanzi : le lezioni si tenevano in un'aula dove saremmo stati non meno di 300, molti in piedi e il professore lo vedevo da 50 mt di distanza.Chi veniva dalla scuola superiore, anche con valutazioni eccellenti, si trovava spaesato.Mi dicono che oggi, da certi punto di vista, è anche peggio.Ambiente nettamente diverso dai "Campus" descrittimi da qualche mio più fortunato amico di allora, dove gli studenti (grandi spazi a parte) erano molto più seguiti e accompagnati dagli insegnanti. Allora, quello che mi sento modestamente di dire è: bene i test di accesso (magari più seri di quelli che si sono visti per medicina...), bene le proposte di IDV che vanno verso una trasparenza gestionale indispensabile affinchè le università riprendano autorevolezza, però dobbiamo tener conto che quel 20% che non prosegue gli studi non necessariamente è quello che sarebbe stato fermato dai tests.Quindi ottimo il test di orientamento "premiale". Inoltre si potrebbe anche pensare a tasse universitarie fatte in questo modo: pago 100 all'iscrizione, se mi ritiro pago 4900 quando rinuncio agli studi ( o in altro momento idoneo), se proseguo pago 1000 e vado avanti.Oppure si può legare al numero degli esami da fare in un certo arco temporale.E' espresso in maniera semplice, ma credo comprensibile : chi va lì per parcheggiarsi paga pegno.
Credo che con l'impostazione IDV le possibilità che vadano avanti i migliori , e non solo i più facoltosi, aumentino
Stefano Fittà

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