spazzaturaEmergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania (Approvato dal Senato).

(A.C. 1922); ( 30-11-2006 Esame articoli - pagg. 3, 12, 15 )

PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, abbiamo accertato che non sono attualmente in corso i lavori di alcuna Commissione, neppure delle Commissioni bicamerali. Perciò, quanto di competenza della Presidenza è stato assolto. Se qualche presidente di Commissione si sta intrattenendo in qualche incontro, è evidente che non possiamo fare alcunché.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.


ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel preannunciare il voto contrario del gruppo di Italia dei Valori sull'emendamento Dussin 3.14, approfitto dell'occasione per svolgere qualche ragionamento che ci sta a cuore. In generale, non tutto il contenuto di questo decreto-legge ci soddisfa. Anche da parte nostra, infatti, ci sono alcune riserve. Noi siamo per principio contrari all'idea dei commissariamenti delle regioni per emergenze di questo tipo perché, in genere, si scopre che le situazioni emergenziali finiscono per durare nel tempo. Ciò è avvenuto per il problema dei rifiuti in Campania, ma anche in occasione di emergenze rifiuti che si sono verificate in altre regioni. Provengo dalla provincia di Verona che, al momento, sta vivendo un'emergenza relativamente ai rifiuti. Quando ho ricoperto, dieci anni fa, la carica di presidente della medesima provincia, ho constatato come le emergenze possano verificarsi anche in modo del tutto inatteso. Avevamo realizzato un ottimo piano per lo smaltimento dei rifiuti che avrebbe dovuto garantire l'autosufficienza di tutta la provincia attraverso la riduzione del numero di discariche. All'epoca, ve ne erano tre e avrebbero dovuto ridursi ad una soltanto, perché sarebbe dovuto entrare in funzione un termovalorizzatore in grado, da solo, di smaltire il 50 per cento dei rifiuti prodotti nella provincia. Ebbene, quel piano è andato avanti ma, a un certo punto, si è scoperto che il termovalorizzatore non era assolutamente in grado di smaltire la quantità di rifiuti prevista per problematiche di natura tecnica, essendo stato progettato molti anni prima.

Purtroppo, nel nostro paese, dal momento in cui ci si immagina di costruire un impianto di questo tipo al momento in cui si riesce a realizzarlo, passano decenni durante i quali cambiano anche le condizioni, e il contesto, che permettono a questi impianti di funzionare. Nella fattispecie, l'impianto era stato pensato per lo smaltimento del rifiuto tal quale, anziché per uno smaltimento selezionato della sola parte secca dei rifiuti stessi. Quando è arrivato il momento di entrare a regime, si è scoperto che non era in grado, essendo un impianto di cogenerazione di energia elettrica, di corrispondere ai bisogni per i quali era stato costruito: nel frattempo, si è passati alla raccolta differenziata e si è deciso di porre in essere impianti di separazione secco-umido in modo da smaltire in discarica soltanto una parte del rifiuto.

Ebbene, nel momento in cui le due discariche rimaste in funzione non sono state in grado di continuare nella loro attività, visto che in una di esse è stato scoperto in modo inaspettato un livello di percolato di 19 metri, dopo che per tantissimi anni era rimasto intorno al metro o al metro e mezzo (fatto che ha portato al sequestro di quella discarica), ci si è trovati di fronte ad un problema di assoluta emergenza, perché l'unica discarica ancora funzionante non era più in grado di smaltire la quantità di rifiuti presenti in provincia.

È iniziata, pertanto, la ricerca di soluzioni alternative, che, inevitabilmente, comportano anche in questo caso non un utilizzo di aree o di discariche situate al di fuori della regione Veneto ma una soluzione all'interno, che genererà costi molto più rilevanti per i cittadini della provincia di Verona. È evidente che bisognerebbe, se vogliamo che il problema rifiuti venga risolto su tutto il territorio nazionale, che a pagare le conseguenze fossero i cittadini che dovrebbero, nel caso in cui gli amministratori non siano in grado di risolvere il problema, sopportarne gli oneri.

In ogni caso, il gruppo Italia dei Valori voterà, come ho già detto all'inizio del mio intervento, contro l'emendamento all'esame.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Paolo Russo. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. È gioco facile per chi sta all'opposizione richiamare i partiti ai loro principi; lo farei anch'io. Vorrei però solo ricordare che Italia dei Valori anche in Commissione ha presentato delle proposte emendative che andavano in quel senso prospettato, ma è inutile che ci nascondiamo dietro un dito. Mi richiamo alla dichiarazione, che il collega Misiti ha fatto in quest'aula, lunedì, quando ha detto che i tempi impongono necessariamente di respingere queste proposte emendative, perché altrimenti il decreto-legge rischia di non essere convertito in legge.

Voglio dire, allora, che possiamo anche fare questi richiami, ma potrei farne uno al partito dell'onorevole Dussin, che oggi chiede a questa maggioranza di applicare la riforma costituzionale che per cinque anni ha osteggiato in modo così totale.

Per questo motivo, con il senso di responsabilità di chi è maggioranza di Governo, voteremo contro questa proposta emendativa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario del mio gruppo sull'emendamento in esame e, poiché si è innestata una polemica personale, vorrei ricordare al collega della Lega che, quando nel 1996 ero iscritto alla Lega Nord, Umberto Bossi girava le piazze d'Italia definendo Berlusconi il mafioso di Arcore ed inneggiando all'azione di Antonio di Pietro. Dunque, la coerenza manca a qualcun altro, non certo a me (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e L'Ulivo)!


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