margheraInformativa urgente del Governo sugli episodi di violenza occorsi durante una manifestazione di protesta di lavoratori del petrolchimico di Porto Marghera presso la sede della regione Veneto
( 7-11-2006 - pag. 60 )

Ha chiesto di parlare il deputato Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi atterrò alle dichiarazioni del sottosegretario Giaretta e non accetterò le considerazioni di altri colleghi che gli hanno fatto dichiarare cose che egli non ha mai espresso, come, ad esempio, che vi sarebbe una correlazione tra il rifiuto del presidente della regione di firmare questo documento ed fatti accaduti ieri.

Prima però, a nome di Italia dei valori, vorrei esprimere la piena solidarietà al collega Ascierto per l'episodio di cui è stato oggetto qualche giorno fa e, ovviamente, a maggior ragione, anche al padre dell'eroe di Nassiriya.


Mi soffermo, dunque, sulle dichiarazioni del sottosegretario e mi chiedo: possiamo parlare di violenza? Ripassavo mentalmente un saggio di Michaud, «Violenza e politica», e constatavo che, dopo varie discussioni, arrivava alla conclusione che possiamo parlare di violenza, quando vi sono attori che agiscono offendendo le persone nella loro integrità fisica o morale, e faceva una classificazione dei tipi di violenza: nella violenza politica, esiste la violenza contro il potere dal basso, come, ad esempio, le rivoluzioni del settecento, o la violenza del potere dall'alto, volta a stabilire il potere politico e a farlo funzionare oppure la violenza che presuppone un potere centrale suscettibile di essere occupato da gruppi o da partiti.

Mi pare che questo caso non rientri tra le ipotesi definite dai saggisti «violenza»; semmai, possiamo parlare di nervosismo. Anche il nervosismo è un errore, per carità, perché a tutti noi capita di essere nervosi e di trattare male le persone care e di scusarsene, ma da qui a interpretare un fenomeno che potrebbe rientrare nell'ambito del nervosismo politico o sindacale come un atto di violenza, mi pare che ce ne corra.

Non penso che il presidente della giunta della regione Veneto debba obbligatoriamente firmare documenti o protocolli che non condivide, ci mancherebbe! Penso però che rientri tra i compiti del presidente di una regione anche quello di depotenziare possibili situazioni di conflitto.

Ho rivestito una carica più piccola, perché facevo il presidente di una provincia, ma mai mi sono rifiutato di ricevere una delegazione di persone che stavano protestando sotto le finestre del palazzo ove ha sede l'amministrazione provinciale che ho presieduto in passato. Probabilmente, un semplice gesto come quello di ricevere la delegazione che sta protestando, perché vicende che esistono da tanti anni hanno provocato tante situazioni di disagio sociale a Venezia, credo che avrebbe permesso di depotenziare qualunque forma, anche di nervosismo.

Ciò detto, tuttavia, ribadisco che condivido quanto è stato affermato. Non mi sembra, infatti, che vi siano stati episodi tali da richiedere l'informativa all'ordine del giorno, e può darsi che la ragione di questo dibattito debba essere ricercata nelle esigenze di natura politica di qualcuno.

Penso, in conclusione, che il signor sottosegretario possa confermare che, per l'appunto, non si sono verificate situazioni così gravi da rasentare problemi di ordine pubblico (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e L'Ulivo).

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