carcerePRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Elia. Ne ha facoltà...

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, chiedo di parlare ai sensi dell'articolo 40 del regolamento.

PRESIDENTE. Mi scusi, ma ho dato la parola al deputato D'Elia sul complesso delle proposte emendative.
Prego, deputato D'Elia.

ANTONIO BORGHESI. Presidente, è la seconda volta che mi impedisce di parlare! È la seconda volta! Protesto!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Sono sicuro di avere la parola, Presidente, perché vorrei protestare con lei in quanto non me l'ha data quando l'ho richiesta all'inizio della discussione sulle linee generali, prima che intervenisse il relatore, per un richiamo all'articolo 40 del regolamento, intendendo presentare una questione pregiudiziale di costituzionalità.

Poiché neppure la scorsa settimana mi ha dato la parola quando l'ho chiesta ai sensi dell'articolo 41 del regolamento, credo che ciò non sia giusto, tanto più che vi sono colleghi in quest'aula che in questi mesi hanno avuto la possibilità di intervenire, richiamandosi sempre all'articolo 41, e poi hanno parlato di questioni assolutamente non attinenti agli argomenti all'ordine del giorno (tanto per fare degli esempi, gli onorevoli La Malfa e, in più occasioni, l'onorevole Vito). Mi piacerebbe che le regole valessero per tutti. Tra l'altro, ho citato due colleghi che, forse, hanno qualche attinenza con la discussione di oggi e spero che non occorrano medaglie particolari perché sia possibile avere la parola quando la si richiede.

Proseguendo nel mio intervento, Presidente, vorrei dire che il tema di cui stiamo discutendo, in realtà, attiene alla certezza della pena, ed era proprio sotto questo profilo che intendevo presentare una questione pregiudiziale di costituzionalità.

Voglio richiarmarmi al fatto che non può esservi certezza della pena se non vi è legalità e se le leggi non vengono rispettate. Voglio partire proprio per questo motivo dagli interventi svolti da alcuni colleghi in quest'aula, non più tardi dell'11 gennaio dell'anno in corso, per chiederne loro conto.

Non so se sia ancora presente in aula l'onorevole Gasparri, il quale ha criticato il ministro Di Pietro perché in contrasto con la maggioranza ed ha citato a tale proposito - secondo me sbagliando - il programma dell'Unione. Temo che non l'abbia letto perché, ove lo avesse fatto, avrebbe verificato che i provvedimenti di clemenza erano da collegarsi strettamente alla riforma della giustizia e alla capacità di punire realmente le persone che commettono i reati.

Non ci sentiamo perciò vincolati al programma dell'Unione nel nostro atteggiamento ed, anzi, mi sembrerebbe di dover chiedere ai colleghi dell'Unione di tenere anche conto di questo, citando semplicemente alcune loro affermazioni svolte nel corso del dibattito avvenuto in questa sede l'11 gennaio 2006, durante la scorsa legislatura.

Mi riferisco all'onorevole Bonito, che cito testualmente dal resoconto stenografico: «In altri termini, l'amnistia e l'indulto hanno necessità di vivere in un complesso di altre misure; misure di natura e di carattere strutturale che attengano all'organizzazione giudiziaria e, ancor di più, a mio avviso, attengano alle modalità del processo penale e alla platea e alla individuazione delle figure e dei comportamenti che per l'ordinamento debbono essere penalmente sanzionate». Questo affermava l'allora onorevole Bonito, che proseguiva dicendo che dovrebbe accompagnare un provvedimento di clemenza ad un provvedimento relativo alla individuazione dei reati per i quali deve risultare meritevole la maggiore delle sanzioni penali, quella carceraria.

«Ed allora» - proseguiva l'onorevole Bonito - «(...) non possiamo accettare un'amnistia che prescinda da interventi di natura strutturale che si inseriscono in un insieme di interventi riformatori (...)». Ma, onorevole Bonito, dove sono gli interventi sui quali si dichiarava d'accordo? Non sappiamo neppure quali sono le linee della riforma della giustizia, eppure discutiamo provvedimenti di clemenza!

Non si tratta solo dell'allora onorevole Bonito, ma anche di altri colleghi, che nella scorsa legislatura, si sono espressi in tal senso. Vorrei citare, ad esempio, l'allora deputato Pisapia, il quale dichiarava: «Non posso non ribadire che, tra le ragioni fondamentali che ci hanno portato a ritenere ragionevole, necessario ed urgente un provvedimento di clemenza, vi sia proprio quella di eliminare quel grande debito giudiziario relativo agli atti bagatellari (...)».

Onorevole Pisapia, ma le migliaia di piccoli risparmiatori che sono stati truffati nei crack della Parmalat e della Cirio sono forse delle bagattelle? Si vergogni per aver affermato ciò! In questo caso, infatti, ci troviamo in presenza di reati di natura finanziaria, nonché dei crimini di corruzione e di evasione fiscale. Non è ammissibile che tali delitti vengano ricompresi all'interno di un provvedimento di indulto!

Per concludere, vorrei ricordare che perfino l'allora deputata Finocchiaro chiese che l'esame dei provvedimenti di clemenza fosse riservato al nuovo Parlamento, poiché sarebbero stati accompagnati da misure strutturali. Oggi, invece, ci troviamo in queste condizioni, e di ciò chiedo conto agli amici che condividono assieme a noi il programma di governo: non era questo, infatti, ciò che vi era scritto!

Per tornare al tema della legalità, vorrei citare alcune considerazioni svolte da Elio Veltri, in un libro intitolato Il topino intrappolato. Legalità, questione morale e centrosinistra, per ricordare che viviamo in un paese dove vige la cultura dell'illegalità. È straordinario pensare a quanti inquisiti e condannati siedano, o siano stati seduti, anche in questo Parlamento. Vorrei comunque osservare che un Parlamento di inquisiti e condannati è non una deplorevole eccezione all'interno di un paese onesto, bensì l'espressione visibile e clamorosa di un malcostume che riguarda gli italiani in generale.

Non credo, dunque, che provvedimenti di clemenza, quali amnistie, indulti e condoni - che, negli ultimi cinque anni, con il Governo Berlusconi, sono stati una marea! -, riescano a cambiare gli italiani ed aiutino a portarli dalla cultura dell'illegalità a quella della legalità.

L'assenza della cultura delle regole si riscontra anche nelle piccole questioni, come persino il divieto di fumare, signor Presidente! Infatti, se lei avesse qualche volta la pazienza di oltrepassare le porte dell'aula, troverebbe una manifestazione di tale illegalità. Una legge dello Stato, approvata da questo stesso Parlamento, vieta di fumare nei luoghi pubblici; i deputati questori lo hanno ricordato, eppure dietro queste porte si fuma tranquillamente! Anche ciò, così come evitare di fare la fila, denota la cultura dell'illegalità, signor Presidente.

Molti sono convinti che l'illegalità e l'efficienza nell'economia e nei servizi non possano convivere, ed a rimetterci sono i cittadini che rispettano le leggi. È evidente, infatti, che mentre vi è un cittadino che commette un abuso edilizio, numerosi altri, invece, aspettano pazientemente il rilascio delle concessioni, pagando gli oneri di urbanizzazione, la tassa sulla depurazione e sulle acque, la tariffa sui rifiuti e via dicendo.

Lo stesso discorso vale per il fisco: chi evade aspetta il condono, mentre la maggioranza dei cittadini versa le imposte in base al reddito personale o di impresa. Ciò vale anche per quanto riguarda l'esportazione illecita di capitali: mentre i furbi ed i delinquenti hanno danneggiato l'economia del paese, il Governo precedente, attraverso il cosiddetto scudo fiscale, ha permesso loro di pagare un imposta pari al 2,5 per cento per riportare in Italia i capitali illecitamente esportati. Questo è concetto di illegalità che l'indulto in esame farà ulteriormente crescere!

Voglio altresì ricordare che la cultura dell'illegalità trova un riscontro puntuale negli indici di corruzione stilati periodicamente da organismi internazionali. In tali rapporti, infatti, l'Italia figura tra i paesi più corrotti al mondo, e sta solo un po' meglio rispetto alla Thailandia, all'India, alle Filippine, al Brasile, al Venezuela, al Pakistan, alla Cina ed all'Indonesia. Questa è la situazione attuale! Addirittura, nel 1998, Ray Kendall, segretario dell'Interpol - e non di un'associazione sconosciuta -, dichiarava che l'Italia è messa peggio della Colombia e, in un documento presentato in una conferenza stampa a Milano, evidenziava che in Italia vi erano larghe aree di corruzione inesplorate.

Anche la strategia del precedente Governo ha favorito questa illegalità; infatti, fino al crack Parmalat, l'obiettivo era chiaro: la diminuzione del controllo di legalità per tutte le categorie economiche e per i colletti bianchi e la negazione dei rapporti tra mafia e politica. Pertanto, si approvavano leggi che incidevano sull'economia, spostando i confini dell'economia legale verso l'economia criminale, bloccando i processi, delegittimando la magistratura, difendendo i politici inquisiti. Fra deputati e senatori vi sono circa 80 persone che potrebbero beneficiare di questo indulto o perché già condannate o perché condannabili, essendo indagate.

In base al nostro diritto societario, il consigliere di amministrazione di qualsiasi società di capitali ha il dovere, sanzionato penalmente, di astenersi dall'assumere decisioni nel caso di conflitto di interessi. Eppure, in questo consesso, non vi è nessuno che senta l'obbligo morale di astenersi dovendo votare una legge che potrebbe favorirlo.

Ritengo che l'intervento svolto dal collega Brigandì abbia rappresentato l'apoteosi della discussione svolta oggi in aula. L'onorevole Brigandì ha utilizzato cinque minuti del suo intervento per attaccare il ministro Di Pietro - rimarcando anche questioni datate - e ha preannunciato il suo voto contrario sul provvedimento in esame. Probabilmente, dovrà poi ringraziare la maggioranza che approverà il presente testo in quanto, quando nel 2003 era assessore regionale, fu arrestato ed è sotto processo per truffa con riferimento agli indennizzi per le alluvioni. Dunque, può darsi che in futuro potrà usufruire di tale provvedimento di clemenza (Applausi dei deputati del gruppo dell'Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Mi scuso per la pignoleria, ma vorrei ricordare al deputato Borghesi che, per quanto riguarda le questioni pregiudiziali, ai sensi dell'articolo 40 del regolamento, è in facoltà di ciascun deputato presentarle prima che abbia inizio la discussione, ovvero possono farlo dieci deputati entro la conclusione della discussione sulle linee generali. Non essendosi gli aventi titolo avvalsi di tale facoltà, non si poteva in alcun modo procedere al relativo esame.

Per ciò che riguarda gli interventi incidentali, vorrei ricordare che mi sono riferito semplicemente ad un parere consolidato della Giunta per il regolamento, secondo il quale gli interventi incidentali, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del regolamento, sono in linea generale ammissibili soltanto quando i richiami al regolamento o per l'ordine dei lavori vertono in modo diretto e univoco sullo svolgimento e sulle modalità della discussione, della deliberazione o comunque del passaggio procedurale nel quale, nel momento in cui vengono proposti, sia impegnata l'Assemblea o la Commissione. Ogni altro richiamo o intervento andrà collocato, secondo la sua natura, al termine della seduta.

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