Ieri mattina sono stato ospite negli studi di Tgcom24. Uno degli argomenti in discussione erano le dichiarazioni rilasciate a Matrix da parte di Monti sulle questioni del lavoro ed in particolare della disoccupazione. Come è noto Monti ha ironicamente detto che “il posto fisso è monotono”.
Ho dichiarato che le parole di Monti sono inopportune e inappropriate. Del tutto simili a quelle di Padoa Schioppa sul fatto che “le tasse sono bellissime” o del sottosegretario Martone quando ha asserito che “chi non si laurea entro i 28 anni è uno sfigato”.
Tutti coloro che conoscono il mondo del precariato sanno che quella frase è un’offesa alla loro situazione. Forse i figli di Monti il posto fisso ce l’hanno: io invece ho una figlia ultratrentenne che vive di lavori precari.
Monti ha sbagliato profondamente e dovrebbe chiedere scusa a tutti i giovani precari (un terzo dei giovani sotto i trent’anni non trova lavoro) che oggi vivono un momento estremamente difficile. Egli certo pensava ad un altro tempo, quello della mia generazione, quando cambiare lavoro era una scelta per stare meglio e non una scelta obbligata.
Il precariato va superato. Le nuove generazioni sono ben consapevoli che nel corso della loro vita dovranno probabilmente cambiare più volte il posto di lavoro, ma ciò che noi dobbiamo garantire loro è che durante il passaggio da uno all’altro troveranno un sistema di flexsecurity che li protegga e consenta loro una vita sociale e familiare normale.

Commenti   

#8 fiden 2012-02-21 13:49
On. Borghesi vedo che non riesco a farmi capire: io dico che il piano da me proposto non costa nulla e vuole solo, per ragioni di solidarietà umana, distribuire il reddito da lavoro dipendente che oggi è diviso su 90 lavoratori con 100 lavoratori con la stessa produttività e lo stesso costo del lavoro di oggi. Cambia solo il fatto che lavoriamo tutti e cento ma lavoriamo non più 40 ore alla settimana ma 36.
Io comincio a pensare che lei preferisce così com'è oggi perchè non mi risulta che la Francia di cui lei parla abbia provato il piano come da me proposto che darebbe pure la possibilità di azzerare molto l'intervento degli ammortizzatori sociali..
#7 Antonio Borghesi 2012-02-16 13:36
Non risolve i problemi di produttività...la Francia ci ha provato.. e poi ha fatto marcia indietro...può essere una soluzione a livello di azienda in ristrutturazione..ma non ci credo come soluzione a livello globale...troppi costi aggiuntivi..
#6 fiden 2012-02-15 18:44
On Borghesi sto aspettando una risposta al mio ultimo commento intitolato "Solidarietà 2".
Grazie
#5 fiden 2012-02-03 20:44
Lavorare meno per lavorare tutti era uno slogan che io come lavoratore dell'Electrolux di Forlì era portato avanti in particolare dalla CISL ma si voleva ridurre l'orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di stipendio e così non poteva essere accolto per il grosso aumento del costo del lavoro.
Il piano da me proposto, non porta nessun aumento del costo del lavoro per il fatto che ora quello che percepiscono 90 dipendenti dopo lo percepiscono 100 dipendenti se nelle zone ci sono persone che possono sostituire per capacita il lavoro dei dipendenti ora occupati e se una nuova organizzazione del lavoro è difficile si possono lavorare normalmente 9 settimane a 40 ore e poi farne una di riposo.
Il fatto che, a suo dire,si rischia di creare due povertà in luogo di una non lo capisco perchè ridurre lo stipendio del 10 % non varia molto la situazione pretendenti di chi lavora mentre è vitale per il 10% dei disoccupati che in altro modo difficilmente troveranno lavoro come è sempre stato.
O, forse, per molti, va bene così?
#4 grazanel 2012-02-03 19:47
Chi si dedica troppo allo studio, è facile che perda la realtà delle cose.
Il Proff. Monti non si è reso conto che uno su tre giovani è disoccupato, e che a loro è molto noioso trascorrere la giornata senza fare niente, piutosto che avere un lavoro in questi tempi anche precario.
#3 Antonio Borghesi 2012-02-03 19:27
Lavorare meno lavorare tutti è uno slogan caro alla vecchia sinistra.
Dove ci hanno provato, come in Francia, hanno poi dovuto fare marcia indietro.
Non può funzionre perchè sul piao della produttività non è la stessa cosa fare lavorare il 10% di persone in più. Tra l'altro si richia di creare due povertà in luogo di una.
E' una proposta che non condivido.
Altro è che all'interno di un singolo stabilimento, ai fini del superamento di una crisi aziendale temporanea, per salvaguardare l'occupazione si realizzino i contratti di solidarietà, in luogo di ricorrere alla cassa integrazione
#2 fiden 2012-02-03 18:53
Cosa ne pensa lei di questa mio piano inviato(senza risposta) all'attenzione della Prof.essa Elsa Fornero Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ................................
In questo momento difficile ritengo ancor più necessario mettere in atto un piano che ho da molto tempo in mente e che vorrebbe, con un po' di solidarietà umana, risolvere il problema del sostentamento per molti poveri disoccupati che, mi pare, siano poco difesi anche dai sindacati. Una mia prima lettera in proposito la pubblicò "il Resto del Carlino" nel 1976 senza ottenere risposta dai lettori ma poi, sino ad oggi e sempre con questa fine, altri media l'hanno pubblicata. Nessuno: politici compresi, mi ha neppure detto che è sbagliata e irrealizzabile ma, la risposta di alcuni (forse è il vero motivo), è solo questione che manca la solidarietà ed impera l'egoismo.
Espongo a Lei, MInistro Fornero, con grande speranza, brevemente la mia proposta:
“ In Italia l'orario medio di lavoro è di 40 ore alla settimana ed i senza lavoro sono circa il 10%. In teoria se si riducesse l'orario di lavoro del 10% portandolo a 36 ore settimanali ci sarebbe lavoro per tutti e si garantirebbe un minimo civile per poter vivere per tutti i cittadini perchè è giusto che tutti possano avere un minimo per vivere anche per non indurre le persone al suicidio o ad utilizzare mezzi illegali e contrari alla convivenza civile.
Nella realtà occorrerebbe un provvedimento legislativo che consentisse ai datori di lavoro di ogni categoria di assumere personale sino a giungere alle 36 ore settimanali se nella loro zona esiste personale libero: proveniente anche da altre zone del Paese, che abbia le capacità necessarie per aggiungersi ai lavoratori in servizio. Ovviamente nelle zone ove non esiste questa condizione si continuerà a fare più di 36 ore settimanali di lavoro ".
Non è certamente tutto qui ma occorre, a mio parere, cercare di dare un lavoro a chi vuole lavorare agendo anche sull'orario di lavoro ormai fermo da decenni mantenendo la parità attuale di paga oraria perché ridotto per solidarietà.
Gradirei volentieri una sua risposta.
Fidenzio Laghi / pensionato Electrolux
#1 sandros 2012-02-03 17:48
Beh! non c'è da meraviglarsi da chi, per aumentare il lavoro, propone di facilitare il licenziamento, eliminando l'art. 18.

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