BERSANI NON CEDA ALLE LOBBIES

bersaniROMA, 4 DIC – Italia dei Valori dà pieno appoggio al ministro Bersani nella guerra per la liberalizzazione dei servizi. Riteniamo infatti che questo punto del programma dell’Unione sia cruciale per l’avanzamento dell’economia italiana nel suo complesso e ridurre il prezzo che oggi pagano i cittadini-consumatori. Lo sostiene Antonio Borghesi, deputato e Responsabile dell’Economia di Italia dei Valori. Invitiamo però il ministro Bersani a non cedere di un centimetro nei suoi propositi, come ha dichiarato in recenti interviste.Non vorremmo che avvenisse quanto accaduto con i taxi. L’effetto paradossale è che oggi andare dagli Aeroporti di Fiumicino o Ciampino al centro di Roma costa (tariffa fissa) rispettivamente 60 e 30 Euro, cioè il 25% in più di prima. Non può essere questo l’effetto delle vere liberalizzazioni.

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#3 masces 2007-12-25 16:53
L’amministratore delegato dell’Eni, Scaroni, nel ricevere lo scorso 20 novembre la Legion d’onore dal Presidente della Repubblica francese, ha stigmatizzato la scelta fatta dall’Italia, venti anni addietro, di rinunciare al nucleare. Anche il senior partner di Rothschild Italia, Enrico Testa, detto Chicco, già tra i fondatori di Legambiente, deve ammettere che le condizioni sono mutate. Testa è notoriamente un personaggio simbolo del neonato partito democratico. E’ stato presidente Acea e ora lo è di Metropolitane Roma e ha assunto criteri gestionali orientati ad un sano realismo. Le fonti rinnovabili non sarebbero sostitutive delle altre, ma solo integrative di quelle tradizionalmente inquinanti, che rimarrebbero perciò necessarie.

Secondo un’interpretazione diffusa nel mondo economico finanziario, infatti, furono settori dell’ Establishment del tempo che, temendo di perdere terreno, sfruttarono a loro vantaggio l’emozione per i fatti di Chernobyl e pilotarono l’esito del referendum del 1987 che portò a smantellare le centrali nucleari in costruzione in Italia, dove gli unici partiti che rimasero fedeli al piano energetico nazionale del 1985, che prevedeva la costruzione di diverse centrali oltre al potenziamento delle quattro già esistenti, rimasero quello repubblicano e il liberale.

La conseguenza sarebbe che l’Italia è il paese con la maggior dipendenza dalle fonti esterne come dimostra l’attivismo di Eni ed Enel nel conquistare spazi di credibilità e accreditamento nella Russia di Putin. Se, infatti, da noi, le due società si fanno concorrenza per la fornitura di gas ai privati cittadini, nell’ex repubblica sovietica hanno fondato assieme la società EniNeftegaz (partecipata al 60 per cento da Eni e dal 40 per cento da Enel) che, nell’aprile 2007, ha acquisito con successo il lotto 2 nell’asta per la liquidazione della società Yukos con un valore pari a 5,83 miliardi di dollari. Si tratta della compagnia petrolifera sottratta a Mikhail Khodorkovsky, messo in galera perché oppositore di Putin. Amnesty International, in un recente comunicato del 7 dicembre, ha rinnovato l’invito all’ufficio del Procuratore generale della Federazione Russa a rispettare, nel caso dell’ex magnate, il diritto degli imputati a un processo equo, in linea con gli standard e le norme internazionali.

Se dunque due compagnie a controllo statale, con amministratori nominati dal governo, si sono prestate ad un’operazione controversa di alleanza strategica con Gazprom, per prendere il possesso di un’azienda espropriata con l’abitrio, vuol dire che la situazione dell’approvvigionamento energetico deve essere molto compromessa.

Negli anni 60 il nostro paese cresceva con ritmi cinesi. Dal 51 al 61 divenne il terzo esportatore mondiale di elettrodomestici passando, ad esempio, da 18mila ad un milione e mezzo di frigoriferi prodotti l'anno. Allo stesso tempo aumentò la dipendenza energetica dall’estero dal 50% ad oltre l’80%. Importiamo elettricità da Francia e Svizzera prodotta da centrali nucleari, circa 8.

A fine novembre 2007,il management Eni ha presentato il piano di ristrutturazione aziendale suscitando perplessità in parte del sindacato dato che gli obiettivi sembrano orientati a fare profitti nel breve termine senza proporre degli investimenti a lungo termine, tanto più nel campo delle fonti rinnovabili.

Sennonché, come ha riferito l’a.d di Finmeccanica Guargaglini all’Accademia dei Lincei, Mediobanca ha riunito Enel, Eni, Finmeccanica stessa, Fiat e Telecom in un gruppo di lavoro per dare attuazione al disegno di legge denominato, Industria 2015 con cui il ministro Bersani ha stabilito le linee strategiche della politica industriale italiana che comprende la produzione manifatturiera ma anche i servizi avanzati e le nuove tecnologie. Una prospettiva di medio-lungo periodo (il 2015, appunto) che dobbiamo interpretare.

Il rammarico pubblico di Scaroni, infatti, per l’abbandono del nucleare si associa al protagonismo dell’Enel che ha un piano di investimento di 7 miliardi di euro relativo alla costruzione della centrale nucleare sul terreno sismico di Belene, in Bulgaria, e di 1,8 miliardi per la realizzazione di due reattori di dubbia tecnologia a Mochovce, in Slovacchia. La dirigenza Enel non ha neanche voluto ricevere i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste dei paesi dell’est. Come ha osservato Denitza Petrova del Green Policy Institute, Ong bulgara che fa parte della No To Belene Coalition, "siamo venuti fin dalla Bulgaria nella speranza di poter discutere con la compagnia che a breve lascerà nel nostro paese scorie nucleari ed importerà in Italia energia elettrica, ma evidentemente il dialogo con la società civile non rientra tra le priorità dell’Enel" .

D’altra parte, l’amministratore delegato dell’Eni viene decorato in un paese come la Francia dove Sarkozy ha avviato con successo una "diplomazia del nucleare" con cui sigla un accordo per la fornitura di una centrale nucleare alla Libia per aprire sbocchi all’industria petrolifera e degli armamenti francesi. Così contrastando gli accordi similari già conclusi tra Russia e Algeria.

Secondo studiosi come il generale Carlo Jean, professore all’università di Confindustria e commentatore del quotidiano romano posseduto dalla famiglia Caltagirone, l’Italia dovrebbe collaborare con tale strategia dei nostri cugini d’oltralpe dato che, nel periodo di crescita della ricerca nucleare nel nostro Paese, avevamo progetti comuni di cooperazione internazionale in ben 26 Stati. Si tratta, come sempre, di evitare di rimanere fuori dal giro che conta, in un settore in cui prima o poi si tornerà ad investire posto che il principio di precauzione non può essere portato fino alle estreme conseguenze, pena la paralisi del sistema.

In questo senso è significativo che Il Parlamento europeo nella assemblea plenaria del 24 ottobre 2007, abbia respinto una serie di emendamenti dei Verdi, approvando con 509 sì e 153 no, la relazione di un conservatore tedesco con cui si sostiene che l’energia nucleare resta indispensabile per garantire la sicurezza energetica dell’Unione europea e rimane uno strumento importante per la lotta contro il riscaldamento climatico.

Si tratta dell’affare del secolo dato che si presume che nel 2050 ci saranno 600 centrali nucleari in esercizio contro le 441 attuali, con Cina e India in grande crescita, e gli stati nucleari in competizione tra loro per ottenere commesse, dato che con l’esportazione di impianti e tecnologie si finisce, inevitabilmente, per raggiungere influenza politica e strategica. Come tutti sanno il nucleare civile è un facile ponte verso quello militare. Come afferma Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino, molte delle tecnologie indispensabili per il nucleare civile sono utilizzabili anche a scopi militari: «parliamo del processo di arricchimento del combustibile - dal quale si può ricavare l'Uranio-235 per una bomba atomica stile Hiroshima - e della fase di riprocessamento del combustibile esaurito, dalla quale è possibile ricavare del plutonio, per una bomba stile Nagasaki». D’altra parte l'uranio impoverito, quale sottoprodotto del ciclo del combustibile nucleare civile, è disponibile in grandi quantità e a costi praticamente nulli, mentre ad esempio il tungsteno, che ha le stesse proprietà balistiche, costa cento volte di più.

Sennonchè esisterebbe per il prof Zucchetti, la possibilità di sviluppare e i reattori a fusione termonucleare che adoperano tecnologie cioè non utilizzabili per fabbricare bombe atomiche e per di più con piccolissime quantità di scorie radioattive, a vita media particolarmente breve e dunque molto meno pericolose di quelle dei reattori a fissione. Addirittura esisterebbero già macchine sperimentali in funzione presso l'Enea di Frascati, oltre che al Mit di Boston . Un esperimento dal costo relativamente limitato, che permetterebbe all'Italia di porsi all'avanguardia nel mondo per gli studi sulla fusione nucleare pulita.

Ma l’urgenza ciinsegue. Aumenta l’esigenza di energia nel mondo e non si possono attendere i tempi necessari per arrivare alla fusione pulita. 50 anni secondo la stima di Jean che osserva invece come i trasmutatori atomici, tra qualche decennio, saranno già in grado di ridurre la vita media dei materiali radioattivi artificiali. Si potranno perciò rilasciare«in condizioni di sicurezza dopo qualche centinaio di anni , anziché dopo le miglia di secoli attualmente necessarie».
Un decennio è il periodo ottimale per riprendere la produzione di nucleare in Italia. Ci sono già grandi sponsor in tal senso, come il prof Veronesi. Intanto lasciamo fare sperimentazione alle nostre aziende all’estero e si mantengono le competenze nel settore come dimostra l’Ansaldo Nucleare che ha ricevuto dall’americana Westinghouse la commessa per costruire varie parti di quattro reattori che gli statunitensi hanno venduto ai cinesi.

Necessita pertanto seguire con attenzione e determinazione quei tentativi in controcorrente come il piano energetico regionale abbozzato dall’Enea e che entro febbraio 2008 dovrebbe definire l’idea di una regione Lazio, nel periodo 2012 – 2020, che punta sullo sviluppo delle fonti alternative e le nuove tecnologie. Secondo una certa corrente di pensiero realista si tratterebbe di buttare soldi in attività scarsamente competitive sul piano economico e con quote di mercato inesistenti, di contro alla certezza del nucleare. E’ una battaglia che dovremo seguire per comprendere se si intenderà sostenere progetti velleitari e decorativi oppure si vorrà davvero arrivare al cuore del sistema economico e delle strategie geopolitiche che ne conseguono.

Magari, nel frattempo, potremmo invitare l’Enel a rispondere alle reti dei cittadini bulgari che sono destinati ad essere il laboratorio sperimentale della nostra industria energetica come già lo sono delle ricette liberiste più spinte come l’applicazione della flat tax (applicazione di una sola aliquota fiscale uguale per tutti, ricchi e poveri). Un esperimento avviato per essere importato in tempi non lontani
#2 masces 2007-12-25 16:01
L'italia è l'antitesi della distruzionew creativa, le città esistono per ricordare un passato e non per creare futuro.
#1 mrcbnz 2007-10-01 18:16
Anch'io ho fin dall'inizio sostenuto il lavoro portato avanti da Bersani (che resta comunque uno dei migliori ministri in circolazione) sulle liberalizzazioni.
Ora sembra però che tutto si sia risolto in una bolla di sapone, e gli interventi radicali sulle "vere" liberalizzazioni sono ancora lontani da essere messi in atto.

Inoltre, ciò che ha segnalato nel post Borghesi, e cioè l'aumento del prezzo delle corse dei taxi da Fiumicino a Roma, non è un caso isolato.

Basti pensare a quanto accaduto successivamente all'abolizione dei costi di ricarica. Innanzitutto le compagnie erano state obbligate a togliere il vincolo sulla scadenza del credito telefonico (prima valeva un anno dalla ricarica), e questo vincolo è stato subito aggirato dato che ora a scadere sono le SIM card... a nulla sono finora valse le denuncie da parte dei consumatori.

Inoltre sono stati sì aboliti gli odiosi costi di ricarica ( a parte che nel mio caso non li ho mai pagati dato che, comprando un certo tipo di tagli, da 50 o 60 euro, i costi di ricarica venivano abbonati, almeno con la mia compagnia ) ma sono stati modificati i piani tariffari esistenti o proposti nuovi piani tariffari con aumenti percentuali abbastanza esosi.

Nel mio caso, il costo di chiamata al minuto è aumentato del 20%, il costo di ogni sms del 50%, lo scatto alla risposta del 8%. La mia rimane comunque una tariffa tra le più convenienti sul mercato, tanto che ho dovuto subire l'aumento senza poter nemmeno cambiare gestore perchè nessun altro ha saputo o voluto sfruttare a fini commerciali questo disagio da parte del consumatore.

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