Può darsi che la vicenda “Ruby” sia derubricabile ad una questione di un rapporto privato tra il Presidente del Consiglio Berlusconi ed una delle tante sue “escort”,  di cui egli è stato come noto “utilizzatore finale”, ma ancora una volta la vicenda dimostra una inaccettabile “visione padronale” della politica che Berlusconi incarna. Ma in quale Paese, degno di tale nome, è mai possibile che il Presidente del Consiglio, sia pure per interposta persona, interferisca nell’attività investigativa degli organi di polizia giudiziaria, ordinando che una persona fermata (Ruby per l’appunto), per giunta minorenne, sia immediatamente rilasciata, in quanto sarebbe niente meno che la nipote del Presidente egiziano Mubarak? E quale è stato nella vicenda il ruolo di Nicole Minetti (igienista del premier), candidata eletta nel Consiglio regionale della Lombardia, immaginiamo per meriti “sportivi”? Una vicenda tutta da chiarire. Fare il puttaniere, pardon l’utilizzatore finale, potrà anche di per sé non essere incompatibile con il ruolo di Presidente del Consiglio, ma interferire nell’attività giudiziaria è motivo sufficiente perché Berlusconi venga in aula a spiegare il suo comportamento. Eviti soprattutto di dire che “lui non ne sapeva nulla”. E quanto al fatto che Ruby non avrebbe avuto rapporti sessuali con il Presidente, ma semplicemente partecipato al “bunga bunga”, che sarebbe l'abitudine del padrone di casa d'invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico, non mi pare che cambi di molto le cose. Ruby ha detto: "Silvio (lo chiamo Silvio e non Papi come gli piacerebbe essere chiamato) mi disse che quella formula - "bunga bunga" - l'aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano".
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