“Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi)” era il motto che campeggiava all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. Ad esso si deve essere ispirato il Ministro per l’attuazione del programma, Rotondi, quando ha proposto l’eliminazione della pausa pranzo.
"La pausa pranzo è un danno per il lavoro – ha detto il Ministro-, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia". In coerenza con questa affermazione egli ha poi sostenuto l’opportunità di "chiudere la buvette" che "costa troppo e fa ingrassare i parlamentari”, ai quali pure evidentemente fa male la pausa pranzo. Ho emesso il seguente comunicato-stampa
LAVORO/ROTONDI: IDV: SPARATA SU PAUSA PRANZO E’ BARZELLETTA
“La sparata del ministro Rotondi non è né più né meno che una barzelletta. Sostenere che vada abolita la pausa pranzo, che è un diritto inviolabile di ogni lavoratore, vuol dire non avere la minima idea di cosa significhi lavorare: chieda ad un operaio, che normalmente monta al mattino molto presto, dopo essersi alzato all’alba, se la sua pausa pranzo è superflua!”. Così, in una nota, Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.
“Quanto al lavoro parlamentare – aggiunge Borghesi - se, come sembra, il suo timore è che i deputati della maggioranza non rientrino in Aula dopo la pausa ed il governo corra il rischio di andare sotto, allora il ministro Rotondi si rivolga direttamente ai suoi colleghi. Non è certo un caffè o un panino in buvette a rendere inefficiente il lavoro parlamentare. Bisognerebbe, piuttosto, che il governo smettesse di vomitare continuamente sul Parlamento decreti legge. Solo così a Montecitorio si potrebbe riprendere a lavorare seriamente ed in modo costante”.
In conclusione il “lavoro rende liberi” in primo luogo  a condizione che ci sia (altrimenti uccide) ed in secondo luogo a condizione  che si svolga nel rispetto dei diritti umani.

Commenti   

#3 Agostino 2009-11-24 22:20
Rotondi si riferiva a chi come me fa mezzora di pausa senza quasi lasciare il posto di lavoro (sono un dipendente pubblico) oppure si riferisce a chi prende l'auto aziendale e fa un tour di due-tre ore andando a pranzo (di lavoro) con la "segretaria" in qualche ristorante pregiato e facendovi rientro al posto di lavoro alle 15.00/16.00?
#2 fcalvanella 2009-11-24 10:58
Forse è solo in linea con la tendenza attuale dell’Italia ricchissima a riservarsi tutti i guadagni assumendo il meno possibile. Dopo la robotizzazione, l’informatizzazione, la produzione all’estero e l’immigrazione, costringere i dipendenti a produrre di più vorrebbe dire poterne licenziare qualcuno o quantomeno assumerne meno.

Perché non volete riconoscere agli esclusi la loro parte di Demanio, che è loro? Il debito pubblico non lo hanno fatto loro. Solo così chi fa il furbo non ci guadagnerebbe comunque.
#1 Gualtieroblanco 2009-11-24 09:27
Secondo me Rotondi è fuori di testa con la sua "sparata" di eliminare la pausa pranzo. Altro sarebbe, invece, eliminare il sistema italiano di fermare le fabbriche dalle 12.00 alle 13.30-1400 e optare per l'orario unico con una breve pausa pranzo di mezz'ora. Il risparmio economico sarebbe notevole (riscaldamento, elettricità dovuta allo "spunto" dei motori elettrici alla partenza, illuminazione invernale, eccetera. Senza contare che il lavoratore ritornerebbe in famiglia molto prima iniziando a lavorare alle 7.30 per finire alle 16.00. Questo lo possiamo vedere, ad esempio, nelle vicine Slovenia e Croazia.

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